Cassazione Penale, Sentenza n. 21853/2024 del 31/05/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso avverso la sentenza della Corte d'Appello di Venezia che confermava la condanna per furto in abitazione aggravato. L'imputato contestava principalmente l'affidabilità della prova del DNA: possibile contaminazione dei reperti (prelievi eseguiti a mani nude), ritardo nella trasmissione e nell'analisi dei campioni, analisi effettuata su un solo reperto (reperto A), mancanza degli elettroferogrammi e uso di 15 loci anziché 16; obiezioni sulla "cold hit" dalla banca dati nazionale, sulla peculiarità etnica (sinti) che potrebbe avvicinare i profili, mancanza di testimoni e di elementi complementari. Inoltre si lamentava la mancata rinnovazione dell'istruttoria per nuove indagini genetiche e la mancata acquisizione di una sentenza irrevocabile in altro processo che aveva assolto l'imputato per presunta inaffidabilità del DNA.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile ritenendo che esso prospetti una rivalutazione dei fatti e delle prove non consentita in sede di legittimità e sia, in parte, generico e dubitativo. I giudici hanno ritenuto che la sentenza d'appello abbia correttamente valutato le perizie genetiche (doppia perizia comparativa che ha confermato la corrispondenza tra il profilo del ricorrente e la traccia ematica) e che le censure difensive non dimostrino che eventuali difformità procedurali abbiano effettivamente inciso sull'attendibilità del risultato. La Corte ha richiamato la giurisprudenza secondo cui l'accertamento del DNA può avere valore di prova piena quando la potenza statistica è elevata e ha escluso l'inutilizzabilità automatica della prova per mere irregolarità formali. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile; il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 a favore della cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
Limita la formulazione dei motivi di ricorso in Cassazione; il ricorso è stato esaminato nei limiti previsti da questa disposizione.
art. 192 cod. proc. pen.
Richiamato in relazione alla distinzione tra prova indiziaria e prova scientifica; la Corte ha richiamato la giurisprudenza secondo cui l'esito dell'indagine genetica può non essere mero elemento indiziario ma prova piena.
art. 533 cod. proc. pen.
Norma richiamata nel ricorso; contestazioni mosse a motivazione e valutazione di responsabilità penale (richiama regole procedurali per il processo di appello e ricorso).
art. 191 cod. proc. pen.
Richiamata dalla Corte per affermare che l'inosservanza delle formalità nella acquisizione della prova non rende automaticamente inutilizzabile la prova stessa; occorre dimostrare che la violazione abbia condizionato l'esito dell'esame.
art. 616 cod. proc. pen.
Consente la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e ad una somma a favore della cassa delle ammende in caso di ricorso inammissibile.
Sez. U. n. 5021 del 27/3/1996 (Sala)
Sez. U. n. 5021 del 27/3/1996
Principio secondo cui l'inosservanza di formalità non rende automaticamente inutilizzabile la prova; richiamata dalla Corte a supporto dell'impossibilità di trarre automatica invalidità dal mancato rispetto di protocolli internazionali.
Sez. 2, n. 43406 del 01/06/2016 (Syziu)
Sez. 2, n. 43406 del 01/06/2016
Giurisprudenza citata a favore del valore probatorio pieno degli esami del DNA quando la statistica rende l'errore altamente improbabile.
Sez. 2, n. 38184 del 06/07/2022 (Cospito)
Sez. 2, n. 38184 del 06/07/2022
Ulteriore richiamo che conferma come accertamenti genetici con elevato valore statistico possano fondare la condanna senza elementi convergenti aggiuntivi.
Sez. 1, n. 48349 del 30/6/2004 (Rizzetto)
Sez. 1, n. 48349 del 30/6/2004
Giurisprudenza di supporto sull'affidabilità degli accertamenti genetici come prova decisiva.
Massime di principio
- In Cassazione non è consentita la rivalutazione complessiva della prova di merito: sono ammesse censure solo per mancanza, manifesta illogicità o contraddittorietà della motivazione su punti essenziali.
- Un accertamento del DNA con elevata potenza statistica può costituire prova piena e non mero indizio, idonea a fondare la responsabilità anche se è l'unico elemento che collega l'imputato al reato.
- Irregolarità procedurali nella raccolta o conservazione dei campioni non determinano automaticamente l'esclusione della prova: la difesa deve dimostrare in concreto che tali irregolarità hanno alterato l'esito dell'esame.
- Le obiezioni difensive di natura generica, esplorativa o basate su mere possibilità (es. 'contaminazione possibile') sono in genere insufficienti a mettere in crisi accertamenti scientifici ripetuti e confrontati con il profilo dell'imputato.
- La richiesta di ulteriori accertamenti tecnici può essere respinta se già eseguite perizie affidabili e il giudice di merito ha ritenuto non necessaria una nuova indagine.
- I cosiddetti 'cold hit' da banche dati del DNA sono ammissibili come punto di partenza, purché la successiva conferma mediante prelievo diretto e perizia comparativa dia una corrispondenza statisticamente significativa.
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