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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 3366/2023 del 25/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il P.M. ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del Riesame che, accogliendo l'appello dell'indagato, aveva annullato l'ordinanza del GIP e revocato la misura interdittiva (sospensione dall'esercizio delle funzioni per un anno). L'imputazione riguarda la formazione di atti pubblici ideologicamente falsi (determine con attestazioni false di assenza di conflitto di interessi relative agli avv. Sciscio e De Nittis). In cassazione il P.M. ha censurato il Tribunale per omissione valutativa di specifici elementi (dichiarazioni della funzionaria comunale Anna Maria Rita De Nittis, alcune conversazioni intercettate, la determina del 6/6/2019) e per non aver considerato una diversa qualificazione giuridica (art. 483 c.p.).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del pubblico ministero inammissibile per carenza di specificità e di autosufficienza: il ricorso non indicava il contenuto specifico degli atti ritenuti omessi né spiegava l'incidenza che tali elementi avrebbero dovuto avere sul convincimento del giudice cautelare. Anche l'eccezione circa la diversa qualificazione giuridica (art. 483 c.p.) è stata ritenuta generica. Conseguenza pratica: resta valido l'annullamento dell'ordinanza del GIP e la revoca della misura interdittiva disposta dal Tribunale del Riesame.

Norme richiamate

  • art. 476 cod. pen.

    Norma richiamata come parte della contestazione relativa alla formazione di atti pubblici ideologicamente falsi; la Corte non entra nel merito della qualificazione sostanziale perché il ricorso era inammissibile per vizi formali.

  • art. 479 cod. pen.

    Richiamato unitamente all'art. 476 quale base normativa del reato contestato; la decisione sottolinea che per tali reati è necessario il dolus e che la valutazione degli indizi deve essere specificamente contestata in cassazione.

  • art. 483 cod. pen.

    Citando la possibile diversa qualificazione giuridica, il ricorrente ha evocato questa norma; la Corte ha ritenuto la contestazione generica, priva di puntuale analisi, e quindi non idonea a fondare il ricorso.

  • art. 2233 cod. civ.

    Richiamato in relazione ai patti con l'ente nei quali i professionisti attestano l'assenza di conflitto di interessi; tali patti costituivano il contenuto degli atti amministrativi contestati.

  • art. 581, lett. c) cod. proc. pen.

    Interpretata dalla Corte come criterio stringente di specificità richiesto per i motivi di ricorso in cassazione anche in materia cautelare: il ricorso deve indicare analiticamente i contenuti degli atti di cui si lamenta la mancata valutazione e la loro incidenza sulla decisione impugnata.

Massime di principio

  • In cassazione (anche in materia cautelare) il ricorso deve essere specifico e autosufficiente: occorre indicare concretamente quali contenuti degli atti si ritiene non valutati e perché avrebbero inciso decisivamente sul provvedimento impugnato.
  • La semplice enunciazione degli atti procedimentali ("richiamo all'atto" come contenitore) è insufficiente: va evidenziato il contenuto materiale dell'atto e la sua incidenza probatoria sugli elementi di gravità indiziaria.
  • Se si propone una diversa qualificazione giuridica della condotta, bisogna argomentare puntualmente la rilevanza della nuova fattispecie rispetto ai fatti concreti e spiegare in che modo ciò avrebbe modificato la decisione impugnata.
  • In materia di misure cautelari l'impugnante deve dimostrare non solo la presenza di ulteriori elementi, ma anche la loro rilevanza rispetto al requisito della gravità indiziaria e all'elemento soggettivo richiesto dal reato.
  • È consigliabile allegare o trascrivere nelle ragioni di impugnazione le parti probatorie (dichiarazioni, intercettazioni, atti) che si ritengono non valutate, per evitare la non autosufficienza del ricorso.

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