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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 3080/2023 del 25/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Andreotti ha proposto ricorso avverso la conferma in sede di appello dell'assoluzione di Conte dall'imputazione di estorsione aggravata. Il ricorrente ha censurato la decisione per violazione dell'art. 629 c. 2 cod. pen. e per contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione, rilevando che la Corte avrebbe affermato l'esistenza di elementi confusi che non escludono minacce o atti di violenza e al contempo avrebbe assolto per estorsione. Andreotti ha inoltre denunciato che sono state ignorate intercettazioni telefoniche e SMS minacciosi e che la versione difensiva sull'esistenza di un credito di terzi (Claudio Caspoli) non è confermata, atteso che Caspoli avrebbe dichiarato di non aver ricevuto somme.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la Corte d'appello, dopo rinnovazione dibattimentale e ascolto diretto di testi, abbia motivato congruamente la mancata affermazione della responsabilità penale per estorsione: le testimonianze e gli elementi processuali non consentono di raggiungere la prova certa di condotte minacciose o violente finalizzate al pagamento. È stato inoltre osservato che dalle comunicazioni e dai comportamenti dell'Andreotti non emergeva un atteggiamento intimidito. Per tali ragioni il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 530, secondo comma, cod. proc. pen.

    Norma applicata dal primo giudice per l'assoluzione con la formula "perché il fatto non sussiste": indica che il giudice deve assolvere quando risulta che il fatto non sussiste o l'imputato non lo ha commesso. Nel caso è stata richiamata per qualificare l'esito del processo di primo grado.

  • art. 629 cod. pen. (estorsione), richiamato nel ricorso come "comma due"

    Norma che definisce il reato di estorsione; nel ricorso il ricorrente lamentava violazione della normativa penale relativa all'estorsione, sostenendo che gli elementi probatori dimostrassero la sussistenza del reato, mentre la Corte d'appello ha ritenuto che la prova certa mancasse.

Massime di principio

  • La semplice presenza di intercettazioni o messaggi non è automaticamente sufficiente a provare l'estorsione: occorre valutare il contesto e la attendibilità complessiva delle prove.
  • La Corte d'appello, quando ritiene che le prove siano confuse o non conducano a prova certa, può confermare un'assoluzione; la mancanza di certezza favoreggia l'imputato.
  • I ricorsi della parte civile che chiedono una diversa valutazione del materiale probatorio rischiano l'inammissibilità se non indicano vizi specifici di motivazione (contraddittorietà manifesta o illogicità) nella decisione impugnata.
  • L'assoluzione 'perché il fatto non sussiste' (art. 530 c.2 c.p.p.) comporta anche la difficoltà, per la parte civile, di ottenere il riconoscimento del fatto illecito in sede civile, se la stessa decisione nega la sussistenza del fatto.
  • Chi propone ricorso deve confrontarsi direttamente e in modo specifico con la motivazione della Corte di merito: critiche generiche o ricostruzioni alternative dei fatti sono insufficienti per ribaltare la decisione.
  • Ricorsi ritenuti inammissibili o manifestamente infondati possono comportare condanne alle spese e sanzioni pecuniarie (es. somme in favore della cassa delle ammende).

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