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Cassazione Civile, Ordinanza n. 33216/2021 del 10/11/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (proprietario)

La controversia

La controversia nasce da un conflitto tra proprietarie di fondi confinanti: una parte ha dedotto che l'altra, dopo avere eliminato un vecchio canale di raccolta delle acque reflue, ne avrebbe realizzato uno nuovo convogliando le acque direttamente nel proprio fondo, con allagamento delle serre e perdita del raccolto. In primo grado la domanda risarcitoria e di ripristino è stata accolta; in appello il risarcimento è stato ridotto. In cassazione la soccombente ha denunciato, ai sensi dell'art. 360, n. 3, c.p.c., violazione degli artt. 116 e 2697 c.c., sostenendo che la Corte territoriale avesse erroneamente ritenuto provato il danno, valorizzato indebitamente una consulenza tecnica di parte come prova e trascurato le risultanze della consulenza tecnica d'ufficio.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che le doglianze, pur formalmente veicolate come violazione di legge, mirassero in realtà a sollecitare una nuova valutazione del materiale probatorio e dei fatti, attività preclusa in sede di legittimità. Inoltre ha osservato che la Corte d'appello non aveva fondato la decisione sulla consulenza di parte in sé, ma sulle dichiarazioni rese in giudizio dal suo autore come testimone, con motivazione ritenuta congrua quanto alla quantificazione del danno. La ricorrente è stata condannata alle spese e, ai sensi dell'art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002, è stato dato atto dell'obbligo dell'ulteriore contributo unificato, se dovuto.

Norme richiamate

  • art. 360, n. 3, c.p.c.

    La censura formalmente proposta come violazione di legge non può mascherare una richiesta di nuova valutazione dei fatti e delle prove, preclusa in cassazione.

  • art. 116 c.p.c.

    La dedotta violazione dei principi di valutazione delle prove è inammissibile quando, in concreto, si sollecita una rivalutazione del compendio probatorio.

  • art. 2697 c.c.

    L'errore nella ripartizione dell'onere della prova non è configurabile quando la parte si limita a contestare l'apprezzamento del materiale istruttorio compiuto dal giudice di merito.

  • art. 385, comma 1, c.p.c.

    Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002

    In caso di rigetto o inammissibilità del ricorso va dato atto dei presupposti per l'ulteriore contributo unificato, se dovuto.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non è consentito chiedere una nuova e diversa valutazione delle prove rispetto a quella compiuta dal giudice di merito, neppure prospettando formalmente la violazione degli artt. 116 e 2697 c.c.
  • La doglianza di violazione dell'art. 2697 c.c. è pertinente solo quando il giudice abbia realmente invertito o falsamente applicato il riparto dell'onere probatorio; non quando il ricorrente contesti, in sostanza, l'apprezzamento delle risultanze istruttorie.
  • La consulenza di parte, di per sé, non assume valore di prova legale; tuttavia i fatti narrati dal suo autore possono rilevare se questi venga escusso come testimone e il giudice fondi la decisione sulle dichiarazioni rese in tale veste.
  • Quando la censura investe il quantum del danno, la decisione di merito è censurabile solo per vizi giuridici o motivazionali nei limiti consentiti, non per una mera richiesta di ricalcolo fondato su una diversa lettura del materiale istruttorio.

Come è indicizzato

MaterieResponsabilità da cose e animaliImpugnazioni
RamiResponsabilità civileProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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