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Cassazione Civile, Ordinanza n. 22249/2022 del 14/07/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (proprietario)

La controversia

I ricorrenti avevano convenuto in giudizio il confinante davanti al Tribunale, deducendo di essere proprietari di un lotto di terreno edificabile e sostenendo che, nella realizzazione di un manufatto con viottolo di accesso, il convenuto avesse occupato parte del loro immobile. Chiedevano il rilascio delle porzioni asseritamente occupate e la condanna alle spese. Il Tribunale aveva accolto la domanda, qualificandola come regolamento di confini. La Corte d’appello ha invece riformato integralmente la decisione, ritenendo che l’azione dovesse essere qualificata come rivendica e che gli attori non avessero provato la loro esclusiva proprietà sulla porzione contesa. In cassazione i ricorrenti hanno dedotto: 1) violazione degli artt. 948 e 950 c.c. e dell’art. 112 c.p.c., sostenendo che la domanda riguardava solo l’incertezza del confine e non la titolarità dei titoli di acquisto, sicché si trattava di regolamento di confini e non di rivendica; 2) violazione degli artt. 2697 e 948 c.c., assumendo che il convenuto non avesse contestato il loro titolo di acquisto e che, comunque, la prova della proprietà fosse stata data mediante i documenti prodotti e il possesso ultraventennale. L’intimato non ha svolto difese.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che la qualificazione della domanda compiuta dai giudici di merito fosse insindacabile in sede di legittimità, perché il ricorso mirava soltanto a ottenere una diversa lettura delle allegazioni e delle risultanze processuali. Quanto al secondo motivo, la Corte ha rilevato che, secondo l’impostazione ricostruita in sentenza, il convenuto aveva contestato la proprietà della porzione controversa, rendendo applicabili i principi della rivendica e del relativo onere probatorio. Ha inoltre osservato che la censura era priva di specificità, perché i mezzi istruttori invocati per dimostrare il possesso ultraventennale erano solo genericamente richiamati. Non sono state liquidate spese per la mancata attività difensiva dell’intimato. È stato inoltre dato atto dei presupposti per il versamento dell’ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 948 c.c.

    richiamato per distinguere l'azione di rivendicazione dal regolamento di confini e per affermare l'onere dell'attore di provare la proprietà della porzione rivendicata quando il diritto sia contestato

  • art. 950 c.c.

    richiamato per la diversa azione di regolamento di confini, che presuppone incertezza sulla delimitazione tra fondi e non conflitto sui titoli di proprietà

  • art. 112 c.p.c.

    evocato come parametro della corrispondenza tra chiesto e pronunciato nella doglianza sulla qualificazione della domanda

  • art. 2697 c.c.

    richiamato per il riparto dell'onere della prova in tema di proprietà rivendicata

  • art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.

    indicato come veicolo del vizio di violazione di legge quando l'errore coinvolga la qualificazione giuridica dei fatti allegati

  • art. 360, comma 1, n. 4, c.p.c.

    richiamato per il vizio di nullità processuale derivante dalla difformità dell'attività del giudice rispetto al paradigma normativo

  • art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c.

    richiamato per il vizio di omesso esame di un fatto allegato e non contestato ritenuto decisivo

  • art. 375, comma primo, n. 5, c.p.c.

    richiamato per la definizione del ricorso in camera di consiglio

  • art. 380 bis c.p.c.

    richiamato come base procedurale della trattazione camerale

  • art. 13, comma 1 quater, D.P.R. n. 115 del 2002

    applicato per dare atto dell'obbligo dell'ulteriore contributo unificato in caso di rigetto/inammissibilità

  • art. 13, comma 1 bis, D.P.R. n. 115 del 2002

    richiamato quale parametro del contributo unificato dovuto per il ricorso principale

Massime di principio

  • La qualificazione della domanda giudiziale, quando dipende dall'interpretazione del contenuto delle allegazioni e delle conclusioni, è un apprezzamento di fatto riservato al giudice di merito e non può essere sostituito in cassazione da una diversa lettura delle stesse allegazioni.
  • La censura relativa alla qualificazione dell'azione è ammissibile in cassazione solo se si denuncia un vero vizio processuale, un errore nella individuazione del petitum o un errore di qualificazione giuridica dei fatti allegati; non è sufficiente prospettare una diversa interpretazione del testo dell'atto introduttivo.
  • Nell'azione di rivendicazione, a differenza del regolamento di confini, la controversia riguarda il conflitto tra titoli e l'attore deve provare la proprietà del bene o della porzione rivendicata; nel regolamento di confini, invece, il tema è la delimitazione incerta tra fondi, non la titolarità dei rispettivi diritti.
  • Se il convenuto contesta la proprietà della porzione di bene oggetto di domanda, l'attore in rivendica resta gravato dall'onere di fornire la prova del proprio diritto di proprietà secondo le regole ordinarie.
  • Le censure in cassazione devono essere specifiche e autosufficienti: il mero richiamo generico a mezzi istruttori asseritamente richiesti o a un possesso ultraventennale, senza indicarne contenuto e decisività, non consente il vaglio di legittimità.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniProprietà
RamiProcesso civileDiritti reali
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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