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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13961/2024 del 05/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Le ricorrenti hanno proposto ricorso per cassazione con tre motivi: (1) violazione di legge e vizio di motivazione sulla ritenuta tempestività della querela di maggio 2017, in particolare contestando la data di decorrenza del termine (ritenuta dalle ricorrenti essere il 14/01/2016, giorno di ricevimento della richiesta di restituzione dei beni); (2) violazione di legge circa la determinazione del termine di prescrizione, sostenendo che il reato di appropriazione indebita si sarebbe dovuto considerare consumato nel dicembre 2014 (data della cessione dei beni a terzi) e quindi prescritto già prima della sentenza di primo grado; (3) violazione di legge e vizio di motivazione sulle statuizioni civili, contestando l'applicazione dell'art. 1524, comma 2, c.c. (vendita con patto di riservato dominio), dell'art. 11 d.lgs. 231/2002 (clausola sulle fatture) e l'addebito di responsabilità civile a carico di Paola Brunetti, ritenuta ingiustamente prestanome della ditta alla quale i macchinari furono trasferiti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi per motivi non consentiti e privi della specificità richiesta, oltre che manifestamente infondati. Sul punto relativo alla tempestività della querela e alla decorrenza della prescrizione la Corte ha ritenuto che si trattasse di questioni di fatto sottratte al sindacato di legittimità: la Corte territoriale aveva correttamente stabilito, sulla base degli elementi probatori, che la parte civile venne a conoscenza dell'impossibilità di ottenere la restituzione dei beni solo con la pubblicazione della sentenza di fallimento della società della Bellocci (22/02/2017) e che l'interversio possessionis (momento di consumazione dell'appropriazione) fosse l'01/12/2015, data del trasferimento dei beni alla ditta della Brunetti; conseguentemente la prescrizione si è verificata solo durante il giudizio d'appello. Quanto al terzo motivo (responsabilità civile), la Corte ha ritenuto manifestamente infondate le doglianze: la Corte d'appello aveva correttamente applicato la disciplina del patto di riservato dominio (proprietà trasferita solo con il pagamento integrale), rilevato l'inadempimento rateale e la conseguente sottrazione definitiva dei macchinari, nonché motivato la condanna civile della ditta della Brunetti sulla base di documenti e dichiarazioni che dimostravano l'interposizione e la finalità di eludere la proprietà. Per tali ragioni i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili e le ricorrenti condannate: al pagamento delle spese processuali, alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende e, in solido, alla rifusione delle spese del grado in favore della parte civile Stanghellini Bruno Orazio e Nicola s.r.l., liquidate in complessivi euro 4.500,00 oltre accessori di legge.

Norme richiamate

  • art. 23, comma 8, d.l. n.137 del 2020 conv. in L. n.176 del 2020

    art. 23, comma 8, d.l. n.137/2020 conv. in L. n.176/2020

    La procedura di trattazione del ricorso è stata svolta nelle forme previste dalla norma richiamata; la citazione è formale nel testo della sentenza

  • art. 646 cod. pen.

    La Corte d'appello ha individuato la data di consumazione dell'appropriazione (interversio possessionis) e la Cassazione ha ritenuto che tale valutazione fattuale non sia sindacabile in sede di legittimità salvo vizi logici manifesti

  • art. 1524, comma 2, cod. civ.

    Applicata per chiarire che la vendita con patto di riservato dominio non trasferisce la proprietà fino al pagamento integrale; la Corte d'appello ha ritenuto che l'inadempimento consentì la sottrazione dei beni

  • art. 11 d.lgs. 231/2002

    Richiamato in relazione all'apposizione della clausola sulle singole fatture; la Corte d'appello ha considerato la documentazione fiscale coerente con la ricostruzione dei fatti

  • art. 2043 cod. civ.

    Richiamato in relazione alla responsabilità civile per fatti illeciti; la Corte d'appello ha ritenuto sussistere responsabilità in capo alla ditta della Brunetti come interposta persona

  • artt. 581, comma 1, e 591, comma 1, lett. c), cod. proc. pen.

    art. 581, comma 1; art. 591, comma 1, lett. c) c.p.p.

    Le norme sono state invocate per valutare l'ammissibilità dei motivi di cassazione: la Corte ha ritenuto che i motivi fossero non consentiti o mancanti della specificità richiesta per il ricorso per cassazione

Massime di principio

  • Le questioni di fatto (es. data in cui la persona offesa ha avuto piena consapevolezza dell'impossibilità di restituzione dei beni; epoca di consumazione dell'interversio possessionis) sono, di norma, sottratte al sindacato della Corte di Cassazione e possono essere appellate solo se emergono vizi logici o contraddizioni manifeste nella motivazione
  • Nelle vendite con patto di riservato dominio la proprietà si trasferisce solo con il pagamento integrale del prezzo; il mancato pagamento e la successiva cessione dei beni possono integrare elementi di appropriazione indebita se vi è sottrazione al proprietario
  • La qualificazione di un soggetto come "prestanome" può essere riconosciuta ai fini della responsabilità civile quando risultino elementi documentali e testimoniali che dimostrano l'interposizione fittizia e la finalità di eludere la titolarità sostanziale
  • Per la prescrizione del reato appropriativo è rilevante individuare correttamente il momento di consumazione (interversio possessionis); decisioni del giudice di merito su tale punto condizionano la decorrenza dei termini e non sono facilmente riformabili in cassazione
  • I ricorsi per cassazione possono essere dichiarati inammissibili se basati su motivi non consentiti dalla legge o privi della specificità richiesta dagli artt. 581 e 591 c.p.p.; in tali casi possono essere imposte sanzioni pecuniarie e condanne alle spese

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