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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 45843/2023 del 14/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte ha risolto il conflitto negativo dichiarando la competenza del Magistrato di sorveglianza di Roma. Ha ritenuto applicabile l'art. 16-nonies, comma 8, anche alle persone sottoposte a speciali misure di protezione e non soltanto ai collaboratori di giustizia, e ha valorizzato l'elezione di domicilio presso la Commissione centrale con sede a Roma come fattore che determina la competenza funzionale del Magistrato di sorveglianza di Roma.

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Conflitto di competenza relativo alla richiesta di fruizione di un permesso premio ex art. 30-ter legge 26 luglio 1975, n.354 proposta da Lauria Rosario. Il punto controverso era se la competenza spettasse al Magistrato di sorveglianza di Roma in quanto il detenuto risultava destinatario di speciali misure di protezione (in quanto familiare di un collaboratore di giustizia) e aveva eletto domicilio presso la Commissione centrale con sede a Roma, oppure spettasse ad altro Magistrato (Bologna/Ferrara) perché il richiedente non era un collaboratore di giustizia.

Norme richiamate

  • art. 30-ter, legge 26 luglio 1975, n.354 (Ordinamento penitenziario)

    art. 30-ter, legge 26 luglio 1975, n.354

    Norma che disciplina la fruizione del permesso premio; oggetto della istanza presentata dal detenuto.

  • art. 16-nonies, d.l. 15 gennaio 1991, n.8 (conv. con legge 15 marzo 1991, n.82)

    art. 16-nonies, comma 8, d.l. 15 gennaio 1991, n.8

    Deve essere inteso come applicabile ai provvedimenti adottati nei confronti di persone sottoposte a speciali misure di protezione, non limitatamente ai soli collaboratori di giustizia; ciò influenza la competenza del giudice.

  • art. 9, comma 5, d.l. 15 gennaio 1991, n.8

    Prevede che le speciali misure di protezione possano estendersi anche a chi convive stabilmente con il collaboratore, giustificando l'inclusione dei familiari tra i protetti.

  • art. 12, comma terzo, d.l. n.8/1991

    Consente l'elezione di domicilio presso la Commissione centrale; l'elezione presso la Commissione con sede a Roma è elemento decisivo per individuare la competenza territoriale del Magistrato di sorveglianza di Roma.

  • art. 28 cod. proc. pen.

    Prevede il mezzo per sollevare il conflitto di competenza fra giudici.

  • art. 32 cod. proc. pen.

    Stabilisce che la risoluzione del conflitto negativo tra giudici compete alla Corte, che deve decidere quale sia il giudice competente.

  • Giurisprudenza della Corte (Sez. 1, n. 9163 del 12/12/2022, Rv. 284831)

    Sez. 1, n. 9163 del 12/12/2022, dep. 2023, Rv. 284831

    Giurisprudenza della stessa Corte che ha già affermato che le richieste di benefici penitenziari di detenuti destinatari di speciali misure di protezione rientrano nella competenza del Magistrato di sorveglianza di Roma.

Massime di principio

  • Lo status di destinatario di speciali misure di protezione, anche se derivante dalla qualità di familiare o convivente di un collaboratore, può estendere l'ambito applicativo di norme come l'art. 16-nonies e incidere sulla competenza del giudice.
  • L'elezione di domicilio presso la Commissione centrale con sede a Roma è un elemento rilevante per determinare la competenza funzionale e territoriale del Magistrato di sorveglianza di Roma nelle istanze relative a benefici penitenziari.
  • Se non esistono speciali misure di protezione o elezione di domicilio in Roma, si applicano le regole ordinarie di competenza territoriale (ad es. il magistrato del luogo di detenzione).
  • Nei conflitti negativi tra giudici (entrambi si dichiarano incompetenti) la questione va proposta e risolta dinanzi alla Corte ai sensi dell'art. 32 c.p.p.; è quindi possibile superare l'impasse solo con decisione di questa Corte.
  • Verificare sempre l'esistenza di atti amministrativi o deliberazioni della Commissione centrale che attestino l'attivazione di speciali misure di protezione, perché tali atti sono decisivi per la qualificazione della situazione e per la determinazione della competenza.
  • In casi analoghi, la valutazione deve partire dall'accertamento sostanziale dello status del detenuto (protetto, collaboratore, convivente) più che esclusivamente dalla condizione formale di 'collaboratore di giustizia'.

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