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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 3037/2023 del 24/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano il decreto che ha rigettato l'appello avverso la confisca disposta dal Tribunale. Denunciano: 1) violazione del principio ne bis in idem e preclusione derivante da giudicato formatosi in precedente procedimento di prevenzione in cui Marcantuono era ritenuto portatore di pericolosita' sociale qualificata (appartenenza clan camorristico) e fu soggetto a confisca; 2) vizio di motivazione e violazione di legge perche' la Corte d'appello avrebbe fondato il giudizio di pericolosita' su accertamenti derivanti da procedimenti penali non definitivi e su fattispecie per le quali vi furono acquisizioni probatorie sfavorevoli (assoluzioni in primo grado o pronunce non definitive), nonche' sull'intestazione fittizia di beni che non proverrebbero da redditi illeciti o da reati gia' oggetto di confisca nella precedente procedura.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi come infondati. Ha confermato la valutazione di pericolosita' sociale generica nei confronti di Liberato Marcantuono sulla base degli elementi emersi nel procedimento penale 'Costanza' (condanna in primo grado per associazione a delinquere, usura, riciclaggio, fittizia intestazione, consistente afflusso di denaro stimato in circa due milioni di euro, prosecuzione di attivita' usurarie fino al 2012, uso di prestanome e investimenti immobiliari). Ha ritenuto non sussistere ne bis in idem in ragione dell'autonomia delle distinte misure di prevenzione (diversa tipologia di pericolosita', fatti, periodo e oggetto dell'ablazione). Ha precisato che il giudice delle misure di prevenzione puo' valorizzare anche accertamenti penali non definitivi se i fatti emergono con sufficiente chiarezza; ha altresi' rilevato che la memoria difensiva non ha prodotto la sentenza di appello del 17/05/2022 invocata e che, comunque, quella pronuncia non era definitiva. I ricorrenti sono stati condannati alle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

Massime di principio

  • Nei procedimenti di prevenzione il giudice puo' utilizzare anche accertamenti penali non definitivi se i fatti risultano delineati con sufficiente chiarezza e oggettivita' per sorreggere la prognosi di pericolosita'.
  • Il principio del ne bis in idem non osta a successive misure di prevenzione quando i due provvedimenti riguardino tipologie diverse di pericolosita', fatti distinti, periodi differenti o oggetti distinti di ablazione: l'autonomia dei due procedimenti e' valutata materialmente.
  • Per contrastare efficacemente una misura di prevenzione e' necessario documentare concretamente le circostanze esimenti o la piena provenienza lecita dei beni; mere affermazioni non documentate non sono idonee a scalfire la motivazione del giudice.
  • In cassazione avverso provvedimenti di prevenzione il sindacato e' limitato alla violazione di legge e alla motivazione inesistente o meramente apparente; per far valere nuovi elementi occorre produrre i relativi documenti e dimostrarne la rilevanza.
  • Le sentenze penali non definitive (assoluzioni non definitive, sentenze di primo grado) possono non essere determinanti nell'esito del procedimento di prevenzione se il giudice di merito ritiene che gli elementi materiali dimostrino comunque una condotta socialmente pericolosa.
  • Se si invoca una pronuncia successiva favorevole (es. sentenza di appello), occorre depositarla nel giudizio di cassazione e tenere conto della sua definitività: pronunce non prodotte o non definitive difficilmente inficiano il provvedimento di prevenzione.

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