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Cassazione Civile, Ordinanza n. 12300/2023 del 09/05/2023

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

La controversia origina dalla domanda di una docente, assunta con una serie di contratti a tempo determinato nel settore scolastico, che chiedeva il risarcimento del danno per l'asserita illegittima apposizione del termine ai contratti stipulati con l'amministrazione. La Corte d'appello aveva rigettato la domanda ritenendo, da un lato, legittimo il termine apposto ai contratti e, dall'altro, comunque escluso il diritto al risarcimento perché la lavoratrice era stata successivamente stabilizzata. Con il primo motivo di ricorso la lavoratrice denuncia la violazione della direttiva 1999/70/CE, dell'Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato e di varie disposizioni del d.lgs. n. 368 del 2001 e del d.lgs. n. 165 del 2001, sostenendo l'illegittimità del termine. Con il secondo motivo contesta l'esclusione del risarcimento del cd. danno comunitario, deducendo che la stabilizzazione intervenuta con la l. n. 107 del 2015 non avrebbe sanato l'illiceità pregressa e non avrebbe fatto venir meno il diritto al ristoro.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondato il secondo motivo, affermando che, nel settore scolastico, la stabilizzazione ottenuta secondo il previgente sistema di reclutamento e i piani straordinari di assunzione costituisce misura idonea, proporzionata ed ეფექტiva a sanzionare l'abuso e a cancellarne le conseguenze secondo il diritto dell'Unione. Ha inoltre precisato che resta possibile chiedere il risarcimento di eventuali danni ulteriori, ma con allegazione e prova a carico del lavoratore, senza automatismi. Rigettato il secondo motivo, il primo è stato dichiarato assorbito perché la statuizione sulla stabilizzazione era di per sé sufficiente a sorreggere il decisum. La ricorrente è stata condannata alle spese e al pagamento dell'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.

    È richiamato come parametro formale di deduzione dei motivi di ricorso per violazione di legge.

  • art. 2 Direttiva 1999/70/CE

    È invocato dalla ricorrente a sostegno della censura sull'abuso del contratto a termine nel settore scolastico.

  • Accordo quadro CES-UNICE-CEEP sul lavoro a tempo determinato

    È richiamato quale fonte europea che disciplina la prevenzione dell'abuso dei contratti a termine.

  • clausola 1 Accordo quadro CES-UNICE-CEEP sul lavoro a tempo determinato

    È richiamata dalla ricorrente in relazione alla disciplina del lavoro a tempo determinato.

  • clausola 2, punto 1, Accordo quadro CES-UNICE-CEEP sul lavoro a tempo determinato

    È richiamata dalla ricorrente come parametro di tutela contro l'abuso del termine.

  • clausola 4 Accordo quadro CES-UNICE-CEEP sul lavoro a tempo determinato

    È invocata dalla ricorrente a sostegno della parità di trattamento e della tutela del lavoratore a termine.

  • clausola 5, punto 1, Accordo quadro CES-UNICE-CEEP sul lavoro a tempo determinato

    È richiamata come norma centrale sulla prevenzione delle utilizzazioni abusive dei contratti a termine.

  • artt. 1, 4, 5, 10, 11 d.lgs. n. 368 del 2001

    Sono richiamati come disciplina nazionale della successione e durata dei contratti a termine, contestandone la corretta applicazione.

  • art. 4 l. n. 124 del 1999

    È richiamato in combinato con la disciplina del reclutamento scolastico e dei contratti a termine.

  • art. 36, commi 1, 2 e 5, d.lgs. n. 165 del 2001

    È richiamato quale disciplina del lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni e delle conseguenze dell'uso illegittimo del termine.

  • l. n. 107 del 2015

    È menzionata come legge che ha introdotto la stabilizzazione dei docenti precari, ritenuta dalla Corte idonea a elidere le conseguenze dell'abuso per il periodo considerato.

  • art. 118 disp. att. c.p.c.

    È richiamato per il rinvio alla motivazione di un precedente conforme.

  • d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater

    È applicato per porre a carico della ricorrente l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato in caso di rigetto del ricorso.

Massime di principio

  • Nel settore scolastico, la successiva immissione in ruolo del lavoratore assunto reiteratamente a termine può costituire misura sufficiente, proporzionata ed effettiva a sanzionare l'abuso e a neutralizzarne le conseguenze, in coerenza con la disciplina europea sul lavoro a tempo determinato.
  • La stabilizzazione non esclude in assoluto ogni domanda risarcitoria: il lavoratore può ancora agire per danni ulteriori, ma deve allegarli e provarli specificamente, senza poter beneficiare di una presunzione automatica di danno.
  • Quando una ratio decidendi autonoma e dirimente sorregge il rigetto della domanda, il motivo di ricorso che la colpisce resta assorbente rispetto alle ulteriori censure rivolte ad altra ratio della decisione impugnata.
  • Il controllo di legittimità sul regime dei contratti a termine nel pubblico impiego scolastico deve tenere conto della compatibilità della misura riparatoria con i principi di equivalenza ed effettività del diritto dell'Unione, e la Cassazione può escludere il rinvio pregiudiziale quando la questione sia già stata risolta in senso conforme da precedenti consolidati.

Come è indicizzato

MaterieLavoro a termineRicorso per cassazione
RamiLavoroProcesso civile
IstitutiOnere della prova

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