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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30214/2023 del 12/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha confermato la custodia cautelare in carcere per reati connessi allo spaccio e alla detenzione di cocaina (art. 73 d.P.R. 309/1990 e art. 337 c.p.), con richiesta di sostituzione della misura con gli arresti domiciliari assistiti dal braccialetto elettronico. La difesa ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione, invocando il principio della custodia cautelare quale extrema ratio (legge n. 47/2015) e sostenendo che il giudice non avrebbe adeguatamente motivato l'inidoneità degli arresti domiciliari con presidio elettronico, inoltre contestando l'assunto che il braccialetto ridurrebbe i controlli e rilevando che l'approvvigionamento della droga avveniva tramite importazioni dall'estero e non tramite forniture al domicilio; la difesa ha anche rilevato contraddittorietà nella menzione del pericolo di fuga rispetto all'efficacia del braccialetto.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che il Tribunale abbia valutato correttamente e motivato, sulla base di elementi concreti, l'inadeguatezza degli arresti domiciliari (anche con braccialetto elettronico) rispetto alle esigenze cautelari: reati recenti, rilevante disponibilità di cocaina, collegamenti con organizzazioni di approvvigionamento anche internazionale, dotazione per lavorazione e confezionamento in casa, rischio di reiterazione e di fuga dovuti al regime di vigilanza discontinuo e alla possibilità di contatti con fornitori/ acquirenti; inoltre il presidio elettronico non sarebbe sufficiente a scongiurare il pericolo di fuga nell'intervallo tra allarme e arrivo delle forze dell'ordine. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare euro 3.000 alla Cassa delle ammende; è stata disposta la trasmissione alla cancelleria per gli adempimenti di cui all'art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 309 cod. proc. pen.

    Norma richiamata in relazione alla pronuncia dell'ordinanza; contesto procedurale dell'adozione della misura cautelare

  • art. 73, comma 1, d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309

    Delitto contestato (illecita detenzione e cessione di sostanze stupefacenti) rispetto al quale è stata applicata la custodia cautelare

  • art. 337 cod. pen.

    Altro reato contestato nell'ambito dello stesso provvedimento cautelare (come da contestazione fattuale)

  • legge n. 47 del 2015

    Richiamata dalla difesa per riaffermare il principio della custodia cautelare come extrema ratio e per enfatizzare l'onere motivazionale più stringente a carico del giudice quando si nega la sostituzione con misura meno afflittiva

  • art. 292, comma 2, lett. c-bis, cod. proc. pen.

    Richiamato in ordine all'onere di motivazione del giudice circa l'inidoneità degli arresti domiciliari nel caso concreto

  • art. 274, comma 1, lett. c), cod. proc. pen.

    Criterio di valutazione delle esigenze cautelari (pericolo di reiterazione) che il giudice deve considerare nella sostituzione della misura

  • art. 275-bis, cod. proc. pen.

    Disciplina del presidio elettronico: strumento di controllo applicabile alle misure cautelari esistenti, la cui efficacia deve essere valutata specificamente dal giudice della cautela

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Riferimento alle incombenze di trasmissione/registrazione successive alla decisione (adempimenti della cancelleria)

Massime di principio

  • La custodia cautelare in carcere resta misura extrema ratio: il giudice deve valutare la sostituibilità con misure meno afflittive sulla base di elementi specifici e concreti, non su mere ipotesi astratte
  • L'applicazione del braccialetto elettronico non è di per sé fattore risolutivo: il giudice deve valutare l'adeguatezza complessiva della misura 'graduata' rispetto al concreto rischio di reiterazione o fuga
  • Elementi quali la recente commissione di reati, l'effettiva disponibilità di grosse partite di stupefacente, l'esistenza di strumenti per lavorazione/confezionamento e i legami con reti di approvvigionamento internazionale rafforzano la prognosi di pericolosità e giustificano il mantenimento della custodia in carcere
  • Per contrastare efficacemente la tesi del pubblico ministero o del giudice della cautela, la difesa deve fornire elementi concreti che dimostrino la bassa probabilità di reiterazione e di fuga (es. assenza di collegamenti con reti di rifornimento, misure di controllo alternative efficaci, concrete garanzie di collaborazione)
  • Il rischio di fuga può non essere eliminato dal presidio elettronico quando sussistono concrete modalità operative che consentono all'indagato di allontanarsi nell'intervallo tra evento e intervento delle forze dell'ordine; occorre valutare la tempistica e l'effettiva possibilità di intervento rapido

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