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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46488/2023 del 20/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso la conferma della sentenza di condanna per due condotte di falso ideologico aggravato (artt. 479 in relazione all'art. 476, comma secondo, 61 n.2, cod. pen.). Il ricorrente deduceva: (1) violazione di legge sostenendo che la determinazione di liquidazione n.16 del 01/07/2010 non sarebbe un atto fidefacente del pubblico ufficiale poiché egli avrebbe semplicemente recepito documentazione fornita dal direttore dei lavori senza verificarne la veridicità, con conseguente configurabilità soltanto della forma semplice del reato o prescrizione; (2) analoga censura per la dichiarazione intermedia di spesa (capo B), qualificata come mera nota di trasmissione di documenti e quindi priva di fidefacenza, e sempre comunque prescritta; (3) vizio di motivazione per la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche e del beneficio della sospensione condizionale della pena.

La decisione

Il ricorso per cassazione è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto provato che il ricorrente era il Responsabile dell'UTC e Responsabile unico del procedimento (RUP) per i lavori contestati, ruolo che comporta una posizione di garanzia e rende le attestazioni rese in tale veste atto pubblico fidefacente. Perciò l'inquadramento giuridico dei reati è corretto e non è intervenuta la prescrizione dei reati considerata la durata massima della prescrizione e le sospensioni. La Corte ha inoltre ritenuto fondata la valutazione di gravità della condotta ai fini della negazione delle attenuanti generiche e della sospensione condizionale. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 476 cod. pen.

    Norma sul falso ideologico; riferita come fattispecie base cui si applica l'aggravante connessa alla natura pubblicistica degli atti.

  • art. 479 cod. pen.

    Sanziona il falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale; la Corte ha ritenuto applicabile la fattispecie nella forma aggravata atteso il ruolo del ricorrente.

  • 61 n. 2) cod. pen.

    Aggravante relativa alla funzione pubblica svolta dall'agente; utilizzata per qualificare la maggiore gravità del reato commesso da chi esercita pubbliche funzioni.

  • art. 157 cod. pen.

    Norma sul concorso di persone nel reato; citata nelle censure ma non centrale nella motivazione pubblicata.

  • art. 606 lett. b) cod. proc. pen.

    Fattispecie di motivo di ricorso per cassazione per violazione di legge; il ricorso invocava questa norma per i motivi di diritto.

  • art. 606 lett. e) cod. proc. pen.

    Motivo di ricorso per vizio di motivazione; la Corte ha ritenuto le censure generiche e infondate.

  • art. 5 legge 241/1990

    1. Il dirigente di ciascuna unità organizzativa provvede ad assegnare a sè o altro dipendente addetto all'unità la responsabilità dell'istruttoria e di ogni altro adempimento inerente il singolo procedimento nonchè, eventualmente, dell'adozione del provvedimento finale. 2. Fino a quando non sia effettuata l'assegnazione di cui al comma 1, é considerato responsabile del singolo procedimento il funzionario preposto alla unità organizzativa determinata a norma del comma 1 dell'articolo 4.

    La norma è stata utilizzata per confermare che, in assenza di contestazione della nomina, il funzionario preposto è considerato responsabile del procedimento e dunque titolare di compiti che comportano responsabilità pubblicistiche e fidefacenza degli atti.

  • art. 7 e art. 18 Legge n. 109/1994 (giurisprudenza richiamata)

    Giurisprudenza richiamata per chiarire che la qualifica di RUP richiede atto formale di nomina e che l'incarico comporta specifiche responsabilità; la Corte ha considerato comunque assodata la funzione pubblicistica svolta dal ricorrente.

Massime di principio

  • Chi riveste la qualità di Responsabile unico del procedimento (RUP) o di responsabile dell'unità tecnica esercita una posizione di garanzia: le dichiarazioni e le determinazioni rese in tale veste possono assumere natura di atto pubblico fidefacente e rendere penalmente rilevante la certificazione di lavori o spese non veri.
  • La mera affermazione di aver 'solo trasmesso' documenti prodotti da terzi (es. direttore dei lavori o fornitori) non esonera automaticamente dalla responsabilità se l'agente è titolare di funzioni che impongono controlli e attestazioni formali.
  • Per contestare la qualificazione di un atto come pubblico e fidefacente è necessario dimostrare concretamente l'assenza della relativa qualità o l'assenza dell'incarico che legittima tale qualità (p.es. assenza di nomina formale a RUP), non bastano argomentazioni generiche.
  • La prescrizione va valutata tenendo conto del corretto termine massimo applicabile e delle eventuali sospensioni: eccezioni generiche senza calcoli puntuali non sono idonee a determinare l'accoglimento del ricorso in cassazione.
  • La gravità dell'offesa alla collettività e lo sviamento della funzione pubblica sono elementi determinanti nella valutazione delle attenuanti generiche e nella concessione della sospensione condizionale della pena; la loro pacifica sussistenza può giustificare il diniego di benefici.
  • In sede di impugnazione è necessario articolare motivi specifici e confrontarsi con la motivazione integrata delle sentenze di merito (specialmente in presenza di decisioni 'doppia conforme'); censure generiche di diritto o di motivazione risultano frequentemente inammissibili.

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