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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14096/2024 del 08/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la conferma in appello della condanna per estorsione aggravata dal "metodo mafioso" (artt. 81, 110, 629, 416-bis.1 c.p.). Le censure principali erano: vizio di motivazione e travisamento della prova (mancata considerazione del dispositivo dell'assoluzione di un concorrente giudicato separatamente; errata valutazione di intercettazioni); mancata prova del contributo causale e della partecipazione concorsuale (Di Grazia contestava di essere soltanto beneficiario dell'assunzione e non concorrente); equivocata qualificazione del fatto come estorsione (invece che violenza privata) perché il numero dei dipendenti non sarebbe aumentato; errata applicazione/quantificazione delle circostanze aggravanti e della pena.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi come infondati. Ha confermato che, in presenza di "doppia conforme" tra primo grado e appello, il sindacato di legittimità è limitato e non richiede l'esame puntuale di ogni deduzione difensiva purché la motivazione complessiva sia logica e sufficiente. Ha ritenuto non vincolante il mero dispositivo dell'assoluzione di un altro concorrente estratto senza il testo integrale della sentenza, ha mantenuto la valutazione della prova e la qualificazione del reato come estorsione (anche quando il profitto si concretizza nella fase finale dell'assunzione), e ha confermato l'aggravante del metodo mafioso nonché la determinazione della pena. Ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e alla rifusione, in solido, delle spese di rappresentanza e difesa delle parti civili nelle somme liquidate nel provvedimento impugnato.

Norme richiamate

  • art. 611, comma 1-bis c.p.p.

    Citato in relazione alla richiesta di trattazione orale: norma procedurale che disciplina l'udienza di discussione in Cassazione e la richiesta delle parti.

  • art. 173 disp. att. c.p.p.

    Limita la esposizione dei motivi di ricorso nella motivazione della Corte di legittimità; la Corte richiama il principio per motivare la sintesi dei motivi.

  • art. 192, 234 c.p.p.

    Riferimenti alla prova documentale e ai limiti dell'uso del dispositivo di sentenza: la Corte osserva che il solo dispositivo di assoluzione non ha pieno valore probatorio se manca il testo integrale.

  • art. 546 c.p.p. e art. 530, 533 c.p.p.

    Richiamati in relazione ai profili di motivazione e al sindacato di legittimità sulle deduzioni difensive: la Corte spiega i limiti del controllo sulla motivazione di merito.

  • art. 616 c.p.p.

    Norma invocata per la condanna alle spese processuali dei ricorrenti; la Corte la applica condannando i ricorrenti al pagamento delle spese.

  • art. 81, comma 2 c.p.

    Usato per qualificare la pluralità di azioni come esecutive di un medesimo disegno criminoso (pluralità di azioni in un medesimo disegno).

  • art. 110 c.p.

    Principio del concorso di persone nel reato: la Corte afferma che la partecipazione può manifestarsi in forme differenziate e anche nella fase finale (es. il "riscossore" finale).

  • art. 629 c.p.

    Norma sostanziale sull'estorsione: la Corte conferma che la condotta è configurabile anche quando l'imposizione determina una compressione dell'autonomia negoziale della vittima, indipendentemente da un danno economico quantificabile.

  • art. 416-bis.1 c.p.

    Circostanza aggravante per l'uso del metodo mafioso: la Corte ritiene adeguatamente motivata la sussistenza del metodo mafioso sulla base di intimidazioni e modalità tipiche del contesto mafioso.

  • art. 628, comma terzo, n. 3 c.p.

    Richiamata dalle difese come aggravante; la Corte segnala che tale aggravante era stata invece esclusa dal giudice di primo grado, per cui la censura era priva di interesse.

  • art. 132, 133 c.p.

    Principi per la determinazione della pena: la Corte ritiene la valutazione discrezionale del giudice di merito adeguatamente motivata e non arbitraria.

Massime di principio

  • In presenza di una "doppia conforme" (conferma tra primo grado e appello) il sindacato di legittimità è limitato: non è necessario confutare punto per punto tutte le deduzioni difensive se la motivazione complessiva è logica e adeguata.
  • Il mero inserimento in atti del solo dispositivo di una sentenza assolutoria di altro procedimento non vincola automaticamente il giudice chiamato a decidere su altro imputato; servono il testo integrale e le ragioni della decisione per assumere effetti probatori vincolanti.
  • Il concorso di persone nell'estorsione può sussistere anche quando il contributo materiale del coautore si realizzi solo nella fase finale (es. percepimento del profitto/assunzione), purché vi sia conoscenza e accettazione del comune intendimento criminoso.
  • L'elemento dell'"ingiusto profitto con altrui danno" nell'estorsione contrattuale può desumersi dalla compressione dell'autonomia negoziale della vittima; non è necessario dimostrare un danno economico misurabile se la vittima è costretta ad assumere comportamenti contrari alla propria volontà.
  • La qualificazione del "metodo mafioso" può fondarsi su intimidazioni esplicite o implicite, riferimenti, intimidazioni contestuali e sul contesto relazionale dell'agente con ambienti mafiosi; la valutazione è rimessa al giudice di merito purché motivata.
  • Le censure che chiedono una diversa ricostruzione dei fatti o una diversa valutazione del materiale probatorio sono, di norma, inammissibili in Cassazione: il controllo è sulla logicità e completezza della motivazione, non sulla ritrattazione del giudizio di merito.
  • La determinazione della pena base rientra nella discrezionalità del giudice di merito: uno scostamento lieve dal minimo edittale è ammissibile se adeguatamente motivato con riferimento alla personalità e alla gravità del fatto.

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