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Cassazione Civile, Ordinanza n. 24356/2022 del 05/08/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

Il proprietario originario delle aree ha impugnato l'ordinanza della Corte d'appello che aveva respinto la sua domanda diretta a ottenere l'annullamento dei provvedimenti comunali di acquisizione sanante ex art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001 e il conseguente indennizzo. La lite nasce da un'occupazione illegittima di suoli già appartenenti al dante causa del ricorrente, poi irreversibilmente trasformati dall'ente. La Corte territoriale ha ritenuto che sulla perdita della proprietà e sul relativo ristoro si fosse già formato giudicato con una precedente sentenza che aveva accolto la domanda risarcitoria del dante causa, sicché la nuova pretesa del successore sarebbe stata ripetitiva e proposta in violazione del ne bis in idem. Il ricorso per cassazione articolava quattro motivi: con il primo si denunciava la violazione dell'art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001, sostenendo che l'acquisizione sanante non ha effetto retroattivo e quindi non poteva ritenersi già trasferita la proprietà al Comune; con il secondo si deduceva la violazione degli artt. 32, 37 e 40 d.P.R. n. 327/2001; con il terzo si lamentava la violazione degli artt. 2909 c.c. e 324 c.p.c., sostenendo che il giudicato non poteva estendersi al nuovo quadro fattuale determinato dal successivo provvedimento di sanatoria; con il quarto si contestavano le spese di lite.

La decisione

La Corte di cassazione ha respinto il ricorso. Ha ritenuto corretta la decisione della Corte d'appello nel considerare coperta da giudicato la questione della perdita della proprietà e del relativo ristoro, già accertata e risarcita con la precedente sentenza resa in favore del dante causa del ricorrente. La Suprema Corte ha affermato che il giudicato non copre solo il bene della vita oggetto del decisum, ma anche gli accertamenti e le questioni che costituiscono il presupposto logico indispensabile della decisione, quindi anche l'intervenuta perdita della proprietà. Poiché la pretesa attuale mirava a ottenere nuovamente il ristoro di un pregiudizio già risarcito, la domanda era correttamente dichiarata inammissibile perché reiterativa. I motivi secondo e quarto sono rimasti assorbiti. Il ricorrente è stato condannato alle spese ed è stato dato atto dell'obbligo, ove dovuto, di versare l'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 42-bis d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327

    L'acquisizione sanante è finalizzata a compensare il proprietario per la perdita del diritto dominicale conseguente ad attività materiale della pubblica amministrazione; nel caso deciso non poteva essere invocata per ottenere un ristoro già riconosciuto con precedente giudicato.

  • art. 2909 c.c.

    Il giudicato sostanziale copre non solo quanto espressamente deciso, ma anche gli accertamenti presupposti logicamente indispensabili alla decisione.

  • art. 324 c.p.c.

    Il giudicato formale della precedente decisione impedisce di rimettere in discussione la medesima pretesa già definita.

  • art. 32 d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327

    Motivo di ricorso dedotto ma rimasto assorbito, senza autonoma statuizione di merito.

  • art. 37 d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327

    Motivo di ricorso dedotto ma rimasto assorbito, senza autonoma statuizione di merito.

  • art. 40 d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327

    Motivo di ricorso dedotto ma rimasto assorbito, senza autonoma statuizione di merito.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

    In caso di rigetto del ricorso, ove dovuto, sussistono i presupposti per il pagamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

Massime di principio

  • Il giudicato si estende non solo al decisum espresso, ma anche agli accertamenti di fatto e di diritto che ne costituiscono il necessario presupposto logico, impedendo la riproposizione di una domanda sostanzialmente identica.
  • Quando un pregiudizio derivante da occupazione illegittima e trasformazione irreversibile di un bene sia già stato risarcito con sentenza passata in giudicato, non è consentito chiedere un nuovo ristoro fondato sul medesimo fatto sostanziale, neppure sotto la veste dell'acquisizione sanante.
  • L'azione proposta dal successore del soggetto già soddisfatto è inammissibile se mira a conseguire un ulteriore ristoro di un danno già definitivamente compensato.
  • Le censure che presuppongono la non retroattività dell'acquisizione sanante non superano il giudicato già formatosi sulla perdita della proprietà e sul relativo ristoro, quando tale perdita sia stata implicitamente accertata nella precedente decisione risarcitoria.

Come è indicizzato

MaterieProprietàImpugnazioni
RamiDiritti realiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiGiudicatoOnere della prova

Testo integrale

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