Cassazione Civile, Sentenza n. 18335/2022 del 07/06/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso per revocazione ex art. 391bis c.p.c. contro l'ordinanza della Corte di Cassazione che aveva dichiarato inammissibile il ricorso di Belgames avverso la sentenza della Corte d'appello di Caltanissetta. La società contestava, in sostanza, la valutazione di merito sulla sussistenza del rapporto di lavoro dei tre nuovi dipendenti e l'asserita inversione dell'onere della prova (richiamando art. 2094 e art. 2697 c.c.), nonché l'omessa e incompleta valutazione degli atti istruttori e delle dichiarazioni verbalizzate dagli ispettori. Il fatto originario riguardava l'ingiunzione dell'Ispettorato per il pagamento di € 178,81 a titolo di sanzione per omessa comunicazione all'INAIL dei codici fiscali di tre dipendenti.
La decisione
La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per revocazione. Ha ritenuto che il rimedio invocato non fosse idoneo a correggere il tipo di vizio prospettato dalla ricorrente, che si risolveva in una critica della valutazione di merito operata dalla Corte di legittimità e non in un errore 'interno' manifesto o in una svista materiale sussumibile nelle ipotesi previste dagli artt. 391bis e 395 n.4 c.p.c.. Ne è conseguita l'inammissibilità senza pronuncia sulle spese; la Corte ha inoltre dato atto della sussistenza dei presupposti per l'ulteriore versamento di contributo previsto dall'art. 13, comma 1‑quater, D.P.R. n. 115/2002.
Norme richiamate
Richiamato dalla ricorrente come premessa per contestare l'accertamento del rapporto di lavoro; la Corte ha ritenuto che la questione fosse di merito (valutazione delle dichiarazioni e della prova) e non qualificabile come errore revocatorio.
Invocato dalla ricorrente per denuncia di inversione dell'onere della prova; la Corte ha considerato la questione come una critica alla valutazione probatoria e non come violazione idonea a fondare la revocazione.
Norma che disciplina il ricorso per revocazione: la Corte ha affermato che il vizio necessario per la revocazione deve riguardare atti 'interni' al giudizio di legittimità ed essere un errore di percezione o una svista materiale, non un mero dissenso sul merito.
Fattispecie richiamata dalla ricorrente tra le cause di revocazione; la Corte ha precisato che tale vizio non può consistere in un errore di giudizio o di valutazione, ma deve essere un errore manifesto comprovabile dagli atti.
art. 23 comma 8‑bis D.L. 28 ottobre 2020 n. 137, conv. l. 176/2020
Previsione procedurale che ha consentito al Pubblico Ministero di depositare conclusioni scritte; la Procura Generale si è pronunciata per l'inammissibilità del ricorso.
art. 13 comma 1‑quater D.P.R. n. 115/2002
Norma riferita al contributo unificato: la Corte ha rilevato la sussistenza dei presupposti per l'ulteriore versamento da parte del ricorrente.
Massime di principio
- La revocazione ex art. 391bis c.p.c. dinanzi alla Corte di Cassazione è un rimedio eccezionale e molto limitato: può fondarsi solo su errori 'interni' (svista materiale o errore di percezione) riscontrabili negli atti del giudizio di legittimità, non su divergenze di valutazione del merito o critiche alla valutazione della prova.
- Se si contesta una valutazione di fatto (es. l'esistenza o la qualificazione del rapporto di lavoro) occorre dimostrare, con riferimento agli atti del processo, un errore manifesto e incontrovertibile: il semplice dissenso sulla ricostruzione probatoria non è sufficiente.
- Le questioni relative all'onere della prova (art. 2697 c.c.) o alla qualificazione giuridica del rapporto di lavoro (art. 2094 c.c.) sono, di norma, oggetto di valutazione di merito; un'impugnazione in Cassazione o un ricorso per revocazione che si limitino a ribaltare tale valutazione saranno inammissibili.
- In procedimenti derivanti da ispezioni del lavoro, le dichiarazioni verbalizzate dagli ispettori hanno valore probatorio che può essere valutato liberamente dal giudice: contestarle richiede elementi probatori documentali o evidenze che mostrino uno scarto manifesto fra quanto risultante dagli atti e quanto ritenuto dalla Corte.
- Prima di proporre un ricorso per revocazione è opportuno verificare se il vizio che si intende dedurre rientri effettivamente tra quelli consentiti (svista, errore di percezione, atto interno omesso), altrimenti il ricorso rischia di essere dichiarato inammissibile e comportare oneri economici aggiuntivi (es. contributo unificato).
- Quando il Pubblico Ministero formula conclusioni (anche ex art. 23 comma 8‑bis D.L. 137/2020), il suo parere viene acquisito nel procedimento e può influire sull'esito dell'istanza di revocazione.
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