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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28277/2022 del 19/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano l'ordinanza del Tribunale di Taranto che aveva rigettato il riesame dell'ordinanza del G.I.P. del 30/09/2021 con cui era stata disposta la custodia cautelare in carcere per reati di detenzione e vendita di sostanze stupefacenti (hashish, marijuana, cocaina) commessi tra novembre 2018 e il 16/11/2019. Le doglianze principali sono: vizio di motivazione e violazione di legge in relazione agli artt. 274, 275, 275-bis e 292 c.p.p. per mancata e/o illogica valutazione del requisito dell'attualità del pericolo di reiterazione; mancata considerazione della documentazione difensiva e dell'idoneità di misure meno afflittive (arresti domiciliari, braccialetto elettronico); contestazione sulla sussistenza dei gravi indizi (per Presta) e richiesta di riqualificazione del fatto come di lieve entità (art. 73, comma V DPR 309/1990).

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto: per Giuseppe Imparato il ricorso fondato: annulla l'ordinanza impugnata limitatamente alla posizione di Imparato e rinvia al Tribunale di Taranto, Sezione per il riesame, per un nuovo esame specifico sulla scelta della misura cautelare, poiché il Tribunale non ha valutato adeguatamente gli elementi difensivi e l'idoneità di misure meno afflittive; per Tito Meli il ricorso è rigettato: la Corte ha ritenuto corretta la valutazione del Tribunale sul pericolo di reiterazione desunto dalla sistematicità e carattere imprenditoriale dell'attività di spaccio e sull'inidoneità degli arresti domiciliari; per Francesco Presta il ricorso è dichiarato manifestamente inammissibile perché la Corte ha ritenuto adeguata la valutazione del Tribunale basata su intercettazioni e altri elementi indiziari e ha escluso la sussunzione nella fattispecie di lieve entità. Sono state imposte condanne alle spese: Meli al pagamento delle spese processuali; Presta dichiarato inammissibile e condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di Euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende. È disposta la comunicazione prevista dall'art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p. trattandosi di imputati in custodia cautelare.

Norme richiamate

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Disciplina le esigenze cautelari; la Corte ricorda che il requisito dell'attualità del pericolo di reiterazione richiede una valutazione prognostica fondata su fatti, modalità, personalità e contesto; non richiede la previsione di specifiche occasioni di recidiva

  • art. 275 cod. proc. pen.

    Regole sulla scelta della misura cautelare e sulle misure meno afflittive; invocata per sostenere che il giudice deve valutare l'idoneità di misure alternative (arresti domiciliari, controlli a distanza)

  • art. 275-bis cod. proc. pen.

    Norma sulla graduazione delle misure e applicazione di misure meno afflittive; i ricorrenti richiedevano motivazione circa l'inidoneità delle misure alternative

  • art. 292 cod. proc. pen.

    Regole sulla motivazione degli atti; richiamata nella censura di mancanza o illogicità della motivazione

  • art. 73 D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (codice stupefacenti), comma V

    Prevede la fattispecie per le forniture rilevanti destinate alla vendita al dettaglio e il possibile trattamento come fatto di lieve entità; il Tribunale ha ritenuto che le condotte contestate non rientrano nella fattispecie di lieve entità

  • artt. 81, 110, 112 cod. pen. e art. 73 D.P.R. 309/1990

    Norme sostanziali riferite ai reati contestati (concorso, più reati, delitti di stupefacenti); usate per descrivere il tipo di accusa che giustifica la misura

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Prevede adempimenti della cancelleria in caso di imputati in custodia cautelare; la Corte ordina la comunicazione prevista

Massime di principio

  • In cassazione avverso misure cautelari il controllo è di legittimità: sono ammissibili censure su violazione di norme o manifesta illogicità della motivazione; non è consentita la rinnovazione del giudizio sui fatti o una diversa valutazione del materiale probatorio.
  • Per valutare il pericolo di reiterazione (art. 274 c.p.p., lett. c) il giudice deve operare una valutazione prognostica fondata su elementi concreti: modalità delle condotte, sistematicità, ruolo nell'organizzazione, precedenti specifici e contesto socio-ambientale; la distanza temporale dai fatti rende necessaria una motivazione più approfondita ma non esclude la misura se il rischio è concreto.
  • Se la difesa propone documentazione che mostra l'allontanamento dall'attività illecita o la concreta idoneità di una misura meno afflittiva, il giudice del riesame deve espressamente valutare e motivare sull'idoneità di misure graduate (arresti domiciliari, controllo elettronico); l'omissione di tale esame può determinare annullamento e rinvio.
  • Le intercettazioni e gli accertamenti indiziari, se valutati dal giudice del merito in modo coerente e analitico, costituiscono base legittima per ritenere gravi indizi di colpevolezza; la loro ri-lettura non è ammissibile in sede di legittimità salvo evidenti vizi di logica o di motivazione.
  • La richiesta di riconduzione della condotta a "fatto di lieve entità" (art. 73, comma V DPR 309/1990) richiede una valutazione circostanziata del materiale probatorio: se l'offensività e la sistematicità dell'attività emergono, la derubricazione sarà difficilmente accolta.
  • Conseguenze processuali: ricorsi manifestamente infondati o inammissibili possono comportare condanne alle spese e, in casi previsti, sanzioni pecuniarie (es. Cassa delle ammende); va sempre valutata la possibilità di fornire al giudice motivi e documentazione idonei a dimostrare l'effettiva incompatibilità della misura.

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