Cassazione Penale, Sentenza n. 36000/2023 del 29/08/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato la sentenza della Corte di Appello di Napoli che confermava la loro responsabilità per plurimi episodi di acquisto o detenzione a fini di spaccio di ingenti quantitativi di hashish. Troise ha censurato l'identificazione della sua voce nelle intercettazioni ambientali (sostenendo assenza di parametri di confronto), la carenza di riscontri materiali delle cessioni (assenza di sequestri connessi, mancati accertamenti su canali di approvvigionamento e acquirenti) e la applicazione della recidiva con aumento di pena. Esposito ha denunciato la mancata prova dell'attività di spaccio dalle intercettazioni, l'assenza di riscontri dai collaboratori di giustizia, il travisamento della prova rispetto a un precedente sequestro assorbito dall'assoluzione per fatto imputato al fratello, e la sproporzione della pena nonché il diniego delle attenuanti generiche.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. Ha ritenuto che le doglianze fossero in gran parte meri rilievi di merito e ricostruzioni alternative dei fatti, non idonee a dimostrare una manifesta illogicità della motivazione. Ha confermato la legittimità dell'identificazione vocale basata sul riconoscimento operato dagli ufficiali di polizia giudiziaria e sull'uso di appellativi ricorrenti, nonché la sufficienza dei riscontri probatori (dichiarazioni di collaboratori, servizi di osservazione, "pizzini") a corrobora re le intercettazioni. Ha inoltre ritenuto corretta l'applicazione della recidiva e congrua la dosimetria della pena e il diniego delle attenuanti generiche. Sono state imposte le spese processuali a carico dei ricorrenti ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
La Corte d'appello aveva escluso l'aggravante per il Troise; la Cassazione non ha ritenuto contestabile tale valutazione nella sede di legittimità, non emergendo vizi di motivazione manifesti.
Richiamato in relazione ai limiti della riproduzione del contenuto del ricorso per cassazione: il ricorso riproduce il contenuto nei limiti previsti dalla norma.
La Cassazione ha applicato il principio secondo cui può sindacare la motivazione dei giudici di merito solo per manifesta illogicità o insufficienza argomentativa; non è ammesso il sindacato sulla diversa valutazione delle prove se non indicati specifici travisamenti probatori.
Richiamato con riferimento ai parametri di individualizzazione della pena: il giudice di merito può scegliere e valorizzare i parametri che ritiene prevalenti, purché motivi adeguatamente la scelta.
Applicato per l'imposizione delle spese processuali ai ricorrenti in caso di inammissibilità del ricorso.
Massime di principio
- In Cassazione non è sufficiente proporre una diversa lettura dei fatti: bisogna dimostrare specifici vizi della motivazione (manifesta illogicità, contraddittorietà o omissioni rilevanti) o travisamenti probatori concreti.
- L'identificazione di interlocutori nelle intercettazioni ambientali può fondarsi sul riconoscimento operato dagli ufficiali di polizia giudiziaria e sull'uso ricorrente di soprannomi/appellativi, salvo che la difesa non produca elementi oggettivi a confutazione.
- La mancanza di un sequestro direttamente collegato alle singole cessioni non esclude la congruità di una condanna se il quadro probatorio complessivo (intercettazioni, dichiarazioni di collaboratori, osservazioni, contabilità 'pizzini') fornisce riscontri coerenti.
- Il giudice di merito ha ampia discrezionalità nella determinazione della pena e nella valutazione delle attenuanti/recidiva; tale discrezionalità è sindacabile in Cassazione solo se la motivazione è manifestamente illogica o carente.
- Per impugnare con successo valutazioni probatorie occorre indicare, in modo specifico, errori di fatto o travisamenti delle prove e non limitarsi a rilievi generici o a proposte alternative di valutazione.
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