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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14867/2024 del 10/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso articolato in due motivi: (1) manifesta illogicità della motivazione di merito perché l'imputato avrebbe delegato un consulente del lavoro che avrebbe commesso l'errore e si sarebbe basato su dati forniti dai dipendenti, con conseguente assenza di responsabilità personale dell'amministratore; il ricorrente sosteneva inoltre di essere privo di competenze specifiche e richiamava la presunzione di conformità dell'operato del delegato. (2) Violazione dell'art. 316-ter c.p., perché tale norma punirebbe solo la percezione di erogazioni pubbliche mentre nel caso si sarebbe trattato di un semplice esonero dal versamento dei contributi previdenziali, che non rientrerebbe nel concetto di erogazioni pubbliche.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha confermato la condanna di Mario Cama per il delitto previsto dall'art. 316-ter c.p., avendo questi, quale amministratore unico e legale rappresentante della "Alma" s.p.a., attestato falsamente il possesso dei requisiti per ottenere indebitamente l'esonero contributivo previsto dall'art. 1, comma 118, legge n. 190/2014, per un importo complessivo di 1.840.202 euro. La Corte ha ritenuto infondati entrambi i motivi: il primo come aspecifico e privo di critica reale alla motivazione d'appello (che valorizzava assenza di formale delega, dovere di vigilanza, competenza specifica dell'imputato, dimensioni e reiterazione dell'attività illecita); il secondo per la consolidata interpretazione giurisprudenziale secondo cui ai fini dell'art. 316-ter si ha "erogazione" anche quando il richiedente ottiene un vantaggio economico posto a carico della collettività (ragion per cui l'esonero contributivo rientra nel concetto). Per l'inammissibilità è stata disposta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 316-ter, cod. pen.

    La norma è stata interpretata dalla Corte nel senso che sanziona anche l'ottenimento di vantaggi economici a carico della collettività (non esclusivamente l'erogazione in senso materiale), comprensivo quindi di esoneri o conguagli indebiti ottenuti dall'INPS.

  • art. 1, comma 118, legge n. 190/2014

    Norma che prevedeva l'esonero dal versamento dei contributi utilizzato indebitamente dall'imputato tramite false attestazioni; rilevante come oggetto della condotta illecita.

  • Sez. Un., sent. n. 7537 del 16/12/2010 (Pizzuto)

    "erogazione", pur in assenza di un'elargizione, quando il richiedente ottenga un vantaggio economico che viene posto a carico della comunità

    Principio richiamato per estendere il concetto di "erogazione" ai vantaggi economici posti a carico della collettività anche senza una corresponsione materiale; fondamento giurisprudenziale per applicare l'art. 316-ter ai casi di esoneri e conguagli indebiti.

  • Sez. 2, n. 48663 del 17/10/2014 (Talone)

    Giurisprudenza di merito che ha ritenuto applicabile l'art. 316-ter in casi di false attestazioni finalizzate ad ottenere conguagli da INPS; citata come precedente analogo.

  • Sez. 2, n. 15989 del 16/03/2016 (Fiesta)

    Ulteriore precedente che conferma l'estensione del concetto di erogazione anche alle ipotesi di conguaglio per fittizie indennità anticipate al lavoratore.

  • Sez. 6, n. 7963 del 26/11/2019 (Romano)

    Precedente più recente che ribadisce l'orientamento giurisprudenziale sull'ambito applicativo dell'art. 316-ter in casi analoghi.

  • art. 616, cod. proc. pen.

    Norma procedurale per cui l'inammissibilità del ricorso comporta la condanna del proponente al pagamento delle spese e di una somma in favore della Cassa delle ammende; applicata dalla Corte nella misura di euro 3.000 data la manifesta infondatezza degli argomenti.

  • Corte Cost., sent. n. 186 del 13/06/2000

    Richiamata in relazione al criterio di responsabilità del proponente nella determinazione della causa d'inammissibilità e alla possibilità di irrogare la sanzione pecuniaria.

Massime di principio

  • La mera delega operativa a un consulente non esclude automaticamente la responsabilità penale dell'amministratore: è rilevante l'assenza di formale delega, l'obbligo di vigilanza e le concrete circostanze (dimensioni dell'illecito, reiterazione, competenza specifica dell'amministratore).
  • Ai fini dell'art. 316-ter c.p. il concetto di "erogazione pubblica" va interpretato in senso sostanziale: rientrano anche i vantaggi economici posti a carico della comunità (esoneri, conguagli o altre forme di risparmio/percezione indebitamente ottenute dall'ente pubblico).
  • La giurisprudenza consolidata autorizza l'applicazione dell'art. 316-ter anche ai casi di false attestazioni finalizzate a ottenere esoneri o conguagli dall'INPS.
  • In Cassazione un motivo che si limiti a riproporre le doglianze già svolte in appello senza confutare specificamente la motivazione della sentenza impugnata può essere ritenuto aspecifico e portare all'inammissibilità del ricorso.
  • L'inammissibilità del ricorso può comportare condanna alle spese e ad una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p., salvo che ricorrano giustificati motivi di innocenza o buona fede del proponente.

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