Cassazione Penale, Sentenza n. 4841/2023 del 03/02/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza di confisca del denaro sequestrato ritenuto provento di reati connessi allo spaccio di sostanze stupefacenti. La ricorrente contestava l'assenza del nesso di pertinenzialità tra il denaro sequestrato e l'attività illecita contestata, deducendo violazione di legge e vizi di motivazione.
La decisione
Il ricorso per cassazione è stato dichiarato inammissibile. In accoglimento del rinvio disposto dalla Corte, il Giudice per le indagini preliminari aveva nuovamente ordinato la confisca del denaro ritenendolo provento dei reati contestati, avendo riguardo agli elementi di fatto (denaro occultato, banconote di vario taglio, bilancino con residui, foglio manoscritto con dati di contabilità, denaro nascosto nel reggiseno e resistenza della persona agli operatori, assenza di reddito dichiarato). La Corte ha ritenuto che il giudice del merito abbia correttamente applicato i principi indicati nella precedente sentenza rescindente e che la motivazione fosse adeguata. Per l'inammissibilità del ricorso la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro tremila a favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
Disciplina la confisca per equivalente e richiede il nesso di pertinenzialità tra il bene e l'attività illecita perché possa essere disposta la confisca come misura di sicurezza/provento.
art. 240-bis cod. pen. (ex art. 12-sexies D.L. n. 306/1992)
Normativa speciale richiamata per chiarire che la confisca nei reati di stupefacenti non si applica automaticamente con la tutela speciale prevista da quella norma ma richiede il corretto inquadramento tra i rimedi previsti; la Corte sottolinea che per l'illecita detenzione di stupefacenti la confisca del denaro è ammessa solo se sussiste il nesso di pertinenzialità ex art. 240.
art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309
Prevede la figura di illecita detenzione di sostanze stupefacenti e, secondo la giurisprudenza citata, consente la confisca del denaro posseduto solo se dimostrabile il nesso di pertinenzialità con l'attività di spaccio.
Richiamato in relazione al tipo di provvedimento di merito originario (sentenza emessa ex art. 444 c.p.p.), senza incidenza sul principio di diritto relativo alla confisca qui applicato.
Prevede le conseguenze per il ricorso inammissibile, tra cui il pagamento delle spese processuali e la sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende quando la proposizione del ricorso riveli profili di colpa.
Massime di principio
- Per disporre la confisca del denaro trovato in possesso dell'imputato per reati di stupefacenti è necessario dimostrare il nesso di pertinenzialità tra il denaro e l'attività illecita; la mera detenzione di somma di denaro non è sufficiente.
- Elementi indiziari che rafforzano il nesso di pertinenzialità: denaro occultato, banconote di vario taglio, strumenti per pesatura/confezionamento (bilancino) con residui, documentazione contabile, resistenza al recupero del denaro, e assenza di reddito dichiarato compatibile.
- Se il giudice di merito motiva adeguatamente la relazione tra denaro e reato, la Corte di cassazione valuta la correttezza dell'applicazione del principio e può rigettare il ricorso per insufficienza di motivazione dell'appellante.
- In caso di ricorso inammissibile per carenza di ragioni fondate la parte ricorrente può essere condannata alle spese e a una sanzione pecuniaria ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; dunque, l'impugnazione deve essere sorretta da argomentazioni solide.
- La distinzione tra i rimedi previsti dalle norme speciali e generali (es. art. 240 cod. pen. vs. norme speciali sul traffico di stupefacenti) è rilevante: va accertato quale regime applicare e se sussistono le condizioni per la confisca secondo il parametro corretto.
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