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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23727/2025 del 25/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la conferma della sentenza di primo grado che li aveva ritenuti responsabili, in concorso, della detenzione di circa 30 grammi di marijuana e di un tentativo di cessione. In particolare: GAMBERO censura la mancata concessione delle attenuanti generiche e la misura della pena; AVERSA deduce difetto di prova della responsabilità in assenza di stupefacente o denaro a lui attribuibili e chiede riqualificazione ai sensi dell'art.73 comma 5 DPR 309/90; LICCIARDELLO contesta l'affermazione di responsabilità, sostenendo di essere mera parte acquirente/assuntore presente brevemente, e impugna la confisca di euro 50 sequestrati sulla sua persona ritenuti non profitto del reato; FANCIULLINO deduce insufficienza della prova del suo collegamento allo smercio e contesta il diniego delle attenuanti generiche.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili la maggior parte dei motivi di ricorso per carenza di specifica critica alla motivazione della Corte territoriale, ritenuta logica e congrua. Ha confermato la responsabilità e le statuizioni di merito in relazione alla detenzione e al tentativo di cessione, nonché il trattamento sanzionatorio (pena detentiva ridotta a seguito della scelta del rito: un anno di reclusione per ciascuno, con riconosciuta la recidiva per GAMBERO e AVERSA e la continuazione ai sensi dell'art.73 comma 5 DPR 309/90). Ha però accolto il motivo di LICCIARDELLO relativo alla confisca: la confisca dei 50 euro è stata annullata senza rinvio e la somma è stata restituita. Per il resto i ricorsi di GAMBERO, AVERSA e FANCIULLINO sono stati dichiarati inammissibili; i ricorrenti sono condannati alle spese e al versamento di euro 3.000 ciascuno alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art.616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 73 DPR 309/1990, comma 5

    Qualifica la detenzione di stupefacenti con finalità di spaccio e consente il riconoscimento della continuazione fra reati con possibile incremento sanzionatorio; i giudici di merito hanno ritenuto applicabile tale disposizione.

  • art. 240 cod. pen.

    Norma generale sulla confisca del profitto del reato: la Corte ha richiamato il principio che non è possibile confiscare somme senza il necessario nesso di pertinenzialità rispetto al reato contestato.

  • art. 240-bis cod. pen.

    Prevede la confisca obbligatoria in specifiche ipotesi legate a delitti di riciclaggio e reati connessi; la Corte ha precisato che, per la detenzione qualificata ex art.73 comma 5, la confisca del denaro è ammessa solo se sussiste il nesso previsto da questa norma e dalle disposizioni di rinvio (art.85-bis DPR 309/90).

  • art. 85-bis DPR 309/1990

    Rinvio alle disposizioni penali in materia di confisca per reati connessi agli stupefacenti; la Corte osserva che non ricorrevano i presupposti per la confisca obbligatoria dei 50 euro nella fattispecie di detenzione e tentata cessione contestata.

  • art. 73, comma 7-bis DPR 309/1990

    Norma richiamata in motivazione per distinguere le ipotesi di confisca nel caso di cessione rispetto alla mera detenzione; la Corte ha escluso la confisca quando manca il nesso tra denaro e reato di mera detenzione.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede l'obbligo di versamento alla Cassa delle ammende per i ricorrenti, qui liquidato in euro 3.000 ciascuno come sanzione accessoria per i ricorsi dichiarati inammissibili.

  • art. 102 c.p.p.

    Norma sul mandato e sostituzione processuale: menzionata in relazione alla delega orale dell'avvocato presente in udienza.

Massime di principio

  • La Cassazione, in tema di ammissibilità del ricorso, richiede motivi specifici e il confronto puntuale con la motivazione della corte territoriale: ripetute doglianze di carattere prettamente fattuale o generiche sono spesso dichiarate inammissibili.
  • La mera presenza in un luogo utilizzato come piazza di spaccio può, se corroborata da elementi probatori (monitoraggio, riconoscimenti dei clienti, rinvenimento di stupefacenti, strumenti di confezionamento, denaro), costituire elemento idoneo a fondare la responsabilità per detenzione ai fini di spaccio.
  • Il diniego delle circostanze attenuanti generiche è motivabile anche con il carattere organizzato e condiviso dell'attività illecita e con la pervicace negazione della responsabilità; non è necessario che il giudice esamini ogni elemento favorevole purché renda conto dei principali fattori decisivi.
  • La confisca del denaro trovato in possesso dell'imputato non è automatica: occorre un nesso di pertinenzialità tra la somma e l'attività illecita contestata. In caso di mera detenzione o di tentativo non concretamente collegabile a somme specifiche, la confisca può essere illegittima.
  • In materia di stupefacenti, la Corte di legittimità esercita controllo sulla corretta applicazione delle norme penali e sul rispetto dei presupposti per misure patrimoniali, ma non sindaca nuovamente le valutazioni di fatto adeguatamente motivate dal giudice di merito.

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