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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18487/2022 del 10/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente, mediante il difensore d'ufficio Avv. Francesco Argento, deduceva due motivi: (1) nullità della sentenza di primo grado per violazione delle garanzie difensive in quanto l'udienza di discussione del 5 giugno 2020 si sarebbe svolta in assenza del difensore titolare e senza preventiva comunicazione né consenso per la celebrazione in videoconferenza, non rientrando il procedimento tra quelli a trattazione necessaria previsti dal d.l. n.18/2020; si eccepiva inoltre la sostituzione del difensore ai sensi dell'art.97, comma 4, c.p.p.; (2) carenza di motivazione sulla responsabilità, perché la pronuncia di appello si sarebbe limitata a richiamare la motivazione di primo grado senza spiegare perché la condotta del ricorrente – priva di armi, senza lesioni e non idonea a impedire concretamente l'azione degli agenti – integri resistenza con violenza.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Sul primo motivo ha ritenuto il motivo generico e manifestamente infondato: la Corte territoriale aveva correttamente valutato la presenza del difensore alla prima udienza del 7 febbraio 2020 (data del rinvio) e le linee guida del Tribunale di Milano che consentivano processi in presenza dal 12 maggio 2020. Sul secondo motivo ha ritenuto il motivo generico e improprio per sollecitare una diversa valutazione dei fatti in contrasto con i limiti del giudizio di legittimità; la Corte ha confermato che la sentenza di merito aveva adeguatamente argomentato sull'uso di energia fisica (calci) del ricorrente e sul principio che per il reato di resistenza a pubblico ufficiale è sufficiente l'uso di violenza o minaccia idonea a opporsi all'atto, anche senza conseguenze fisiche. Conseguentemente il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 337 cod. pen.

    Norma sostanziale richiamata quale fattispecie contestata (resistenza a pubblico ufficiale). La Corte conferma che la norma si applica anche quando la violenza o la minaccia non producano conseguenze fisiche agli operanti, purché idonee ad opporsi all'atto.

  • art. 97, comma 4, cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione alla sostituzione del difensore: disciplina la sostituzione d'ufficio del difensore e la possibilità che la trattazione avvenga nonostante mutamenti nella compagine difensiva; la Corte ha ritenuto corretta la gestione difensiva nel procedimento.

  • artt. 420-ter, 177, 178, comma 1, lett. c), 179 comma 1, 185, 604, comma 4 cod. proc. pen.

    Articoli processuali richiamati dal ricorrente in tema di motivazione, impugnabilità e nullità formali; la Corte ha ritenuto i profili di nullità e di vizio di motivazione generici e non idonei a fondare il ricorso in Cassazione.

  • art. 83, d.l. 17 marzo 2020, n. 18

    Norma emergenziale (COVID) richiamata dal ricorrente per sostenere che il procedimento non rientrava fra quelli a trattazione necessaria; la Corte territoriale e la Cassazione hanno ritenuto invece applicabili le linee guida locali che permettevano la celebrazione in presenza dal 12 maggio 2020.

  • Linee guida del Tribunale di Milano sino al 31 luglio 2020

    Documenti organizzativi citati per giustificare la regolarità della celebrazione dell'udienza; la Corte ha ritenuto che le linee guida prevedessero la ripresa delle udienze in presenza e che non sussistesse la nullità lamentata.

  • Giurisprudenza richiamata (Sez. 6, n. 5459 del 08/01/2020; Sez. 2, n. 14901 del 19/03/2015; Sez. 6, n. 7858 del 11/03/1981)

    La Corte fa riferimento a precedenti consolidati per affermare che la nozione di "violenza" ai fini del reato di resistenza comprende qualsiasi energia fisica impiegata contro il pubblico ufficiale, e che non è necessario che l'azione abbia effettivamente impedito l'azione del pubblico ufficiale.

Massime di principio

  • Le censure procedurali relative alla mancata partecipazione del difensore richiedono puntuale dimostrazione della violazione delle garanzie difensive: la mera riproposizione di argomenti già svolti in appello, senza confronto con la motivazione della corte territoriale, rende il motivo generico e inammissibile in Cassazione.
  • In materia di pianificazione delle udienze durante periodi emergenziali (es. COVID), è decisivo l'insieme delle disposizioni locali (linee guida dei tribunali) e la documentazione che dimostri la regolarità della convocazione; la semplice affermazione che il procedimento non rientrava tra quelli a trattazione necessaria non basta a provare la nullità.
  • Il vizio di motivazione lamentato in Cassazione non può consistere in una richiesta di rivedere la valutazione dei fatti o della prova: la Suprema Corte verifica la correttezza logico-giuridica della motivazione, non rifà il giudizio di fatto.
  • Per il delitto di resistenza a pubblico ufficiale è sufficiente l'uso di "violenza" o di minaccia idonea ad opporsi all'atto dell'ufficio, anche se non si verificano danni o non viene concretamente impedita l'azione del pubblico ufficiale; qualsiasi energia fisica diretta contro l'operatore può integrare la "violenza" rilevante.
  • La mancata previsione di conseguenze fisiche nei confronti degli agenti non esclude automaticamente la configurabilità del reato di resistenza: conta l'idoneità della condotta a turbare o ostacolare l'atto.
  • Quando il ricorso viene dichiarato manifestamente infondato o generico, il ricorrente può essere condannato alle spese processuali e, in casi ritenuti non privi di colpa nella determinazione dell'inammissibilità, anche alla Cassa delle ammende.

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