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Cassazione Penale, Ordinanza n. 00389/2025 del 07/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. Conseguentemente, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello di Catania del 31/10/2023, contestando: 1) l'affermazione di responsabilità per il reato di detenzione di sostanza stupefacente finalizzata alla cessione di cui all'art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990; 2) la mancata esclusione della recidiva; 3) il giudizio di bilanciamento tra la recidiva e le attenuanti generiche. La Corte di cassazione ha ritenuto i motivi inammissibili perché meramente reiterativi di censure già esaminate e disattese dalla corte territoriale con motivazione congrua. In particolare, la finalità di cessione è stata desunta dal numero di dosi ricavabili dal quantitativo rinvenuto, ampiamente eccedente il fabbisogno personale, dalla presenza di 70 involucri già confezionati e dalla mancata prova di una idonea capacità economica dell'imputato. La recidiva è stata ritenuta correttamente sulla base del precedente specifico di 11 rapine, indice di radicata propensione a delinquere. Quanto al bilanciamento, la Corte ha ribadito che esso rientra nel potere discrezionale del giudice di merito, sindacabile in cassazione solo se immotivato o manifestamente illogico; nel caso concreto la motivazione è stata ritenuta sufficiente anche alla luce di alcuni parametri dell'art. 133 c.p.

Norme richiamate

  • art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990

    Norma incriminatrice richiamata per il reato di detenzione di sostanza stupefacente finalizzata alla cessione; la finalità di spaccio è stata inferita da indici oggettivi quali quantità, confezionamento e assenza di prova del possesso per uso personale.

  • art. 133 c.p.

    Richiamato quale parametro di valutazione del trattamento sanzionatorio e del giudizio di bilanciamento; la motivazione del giudice di merito può fondarsi anche solo su alcuni dei criteri previsti dalla disposizione, senza necessità di analisi analitica di tutti i parametri.

  • art. 616 c.p.p.

    Base per la condanna del ricorrente in caso di inammissibilità del ricorso, con pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione è inammissibile quando ripropone in modo meramente reiterativo questioni già valutate e respinte dal giudice di merito con motivazione congrua.
  • La finalità di cessione di sostanze stupefacenti può essere desunta da elementi indiziari oggettivi, quali la quantità complessiva, il numero di dosi ricavabili, il confezionamento in dosi e l'assenza di un'adeguata capacità economica a giustificare il possesso per uso personale.
  • La recidiva può essere legittimamente valorizzata dal giudice di merito quando il precedente penale evidenzi una stabile propensione a delinquere; il relativo apprezzamento è sindacabile in cassazione solo nei limiti della manifesta illogicità o carenza motivazionale.
  • Il giudizio di bilanciamento tra aggravanti e attenuanti rientra nel potere discrezionale del giudice di merito e, se sorretto da motivazione non apparente, non è censurabile in sede di legittimità; non è richiesta una confutazione analitica di tutti i criteri di cui all'art. 133 c.p.
  • In caso di declaratoria di inammissibilità del ricorso, il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieSpaccioImpugnazioniCircostanze del reato
RamiStupefacentiProcesso penaleParte generale
SottomaterieLieve entità
IstitutiRecidiva

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