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Cassazione Civile, Ordinanza n. 14212/2022 del 05/05/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (società concedente)

La controversia

La controversia nasce dal mancato rilascio di uno stabilimento industriale oggetto di locazione finanziaria, poi sublocato al ricorrente. La società concedente, dopo la risoluzione del leasing, ha chiesto il risarcimento del danno per la protratta detenzione sine titulo del bene sino alla riconsegna. La Corte d'appello ha confermato la condanna del subconduttore, ritenendo valida la clausola del leasing che vietava la sublocazione, applicabile al rapporto la regola per cui la sublocazione segue le sorti del rapporto principale, e irrilevante il mancato acquisto del bene da parte del subconduttore. Con il ricorso per cassazione sono stati dedotti quattro motivi: 1) violazione degli artt. 1322, 1523 e 1524 c.c., sostenendo che il leasing traslativo dovesse essere trattato come vendita con riserva di proprietà e che, non essendo trascritto, la clausola di divieto di sublocazione sarebbe stata inefficace; 2) violazione degli artt. 1322, 1323, 1458 e 1595 c.c., assumendo che al leasing atipico non si applichi l'art. 1595 c.c. e che la sublocazione sarebbe sopravvissuta alla risoluzione del rapporto principale; 3) violazione dell'art. 112 c.p.c., degli artt. 1218 e 1456 c.c. e dell'art. 99 l.f., lamentando ultrapetizione e mancanza di accertamento dell'inadempimento colpevole e del preteso giudicato esterno; 4) violazione dell'art. 1227 c.c. e degli artt. 115, 116 e 132 c.p.c., deducendo il concorso colposo della danneggiata per non avere accettato la vendita del capannone al ricorrente, con conseguente aggravamento del danno.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha affermato che l'art. 1524 c.c. riguarda solo la vendita con riserva di proprietà di beni mobili e non è estensibile al bene immobile oggetto di leasing; che nella locazione finanziaria, ove compatibile, può applicarsi analogicamente l'art. 1595 c.c., sicché la sublocazione dipende dal rapporto principale e viene meno con la sua risoluzione; che non vi è ultrapetizione perché la domanda era comunque volta all'accertamento dell'illegittima detenzione e al risarcimento del danno; che la pronuncia resa nel procedimento fallimentare non è stata valorizzata come giudicato esterno, ma solo come argomento; che l'accertamento del concorso colposo ex art. 1227, comma 2, c.c. è questione di fatto non sindacabile in cassazione nei termini prospettati. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al versamento dell'ulteriore contributo unificato, ove dovuto.

Norme richiamate

  • art. 1322 c.c.

    Richiamato per escludere che, nel leasing atipico, la disciplina invocata dal ricorrente impedisse la validità della clausola contrattuale di divieto di sublocazione; i contratti atipici possono essere integrati dalle clausole convenute e dalle norme compatibili del tipo negoziale affine.

  • art. 1523 c.c.

    Richiamato nel primo motivo solo dal ricorrente; la Corte non ne trae applicazione, concentrandosi invece sull'art. 1524 c.c. e sul fatto che la norma non si riferisce ai beni immobili.

  • art. 1524 c.c.

    La disposizione è riferibile alla vendita con riserva di proprietà di beni mobili; non è applicabile al leasing avente ad oggetto un immobile né può fondare l'inefficacia del divieto di sublocazione in tale contesto.

  • art. 1323 c.c.

    Richiamato nel secondo motivo per sostenere la disciplina generale dei contratti atipici; la Corte ribadisce che ad essi si applicano anche le regole del contratto tipico cui sono riconducibili gli elementi prevalenti, in quanto compatibili.

  • art. 1458 c.c.

    Invocato dal ricorrente per sostenere l'intangibilità dei diritti dei terzi anteriori alla risoluzione; la Corte, invece, afferma che la sublocazione è rapporto derivato e segue la sorte del rapporto principale.

  • art. 1456 c.c.

    Richiamato con riferimento alla risoluzione per clausola risolutiva espressa; la Corte osserva che la risoluzione del leasing era comunque posta a fondamento dell'accertata illegittima detenzione del bene.

  • art. 1595 c.c.

    Ritenuto applicabile, in via analogica e nei limiti di compatibilità, alla locazione finanziaria; la sublocazione è rapporto obbligatorio derivato e la sua sorte dipende da quella della locazione principale, con effetti anche verso il subconduttore.

  • art. 112 c.p.c.

    Esclusa la sua violazione perché il giudice di merito si è pronunciato entro i limiti della domanda di accertamento dell'illegittima detenzione e del conseguente risarcimento.

  • art. 1218 c.c.

    Richiamato dal ricorrente per contestare l'imputabilità dell'inadempimento; la Corte osserva che la questione non era stata validamente posta nei termini prospettati e non impediva l'accertamento del rilascio tardivo.

  • art. 99 legge fallimentare

    Richiamato dal ricorrente in relazione al preteso giudicato della sentenza resa in opposizione allo stato passivo; la Corte precisa che quel precedente è stato considerato solo come argomento, non come giudicato esterno.

  • art. 1227 c.c.

    L'accertamento del concorso del danneggiato nell'aggravamento del danno è questione di fatto riservata al giudice di merito; non è sindacabile in cassazione nei limiti della censura proposta.

  • art. 115 c.p.c.

    Richiamato nel quarto motivo insieme agli artt. 116 e 132 c.p.c. per censurare la valutazione delle prove e del fatto; la Corte reputa la doglianza inammissibile perché mira a una nuova valutazione del merito.

  • art. 116 c.p.c.

    Richiamato dal ricorrente per contestare la valutazione probatoria; la Corte esclude che la censura configuri un vizio scrutinabile in cassazione nei termini formulati.

  • art. 132 c.p.c.

    Richiamato dal ricorrente per lamentare un vizio motivazionale; la Corte rileva la carenza di adeguata allegazione del fatto decisivo e l'inammissibilità della doglianza.

  • art. 366 c.p.c.

    La Corte richiama il requisito di specifica illustrazione del fatto decisivo, ritenendo la censura sul punto carente e dunque inammissibile.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002

    Applicato per dare atto dei presupposti dell'ulteriore contributo unificato a carico del ricorrente, ove dovuto.

Massime di principio

  • Nel leasing traslativo avente ad oggetto un immobile, la disciplina della vendita con riserva di proprietà dettata dall'art. 1524 c.c. non è applicabile per analogia, perché la norma riguarda espressamente i beni mobili.
  • La locazione finanziaria, quale contratto atipico, può essere integrata dalle regole del tipo negoziale più vicino solo nei limiti di compatibilità; in presenza di una clausola contrattuale valida che vieti la sublocazione, tale divieto è efficace se coerente con la struttura del rapporto.
  • La sublocazione è un rapporto derivato e accessorio rispetto al rapporto principale: se il contratto principale viene meno per risoluzione, scadenza o altra causa, cessa anche il titolo del subconduttore a mantenere il godimento del bene.
  • La risoluzione del rapporto principale produce effetti anche nei confronti del subconduttore, il quale non può opporre un autonomo diritto a proseguire la detenzione del bene dopo il venir meno del titolo del sublocatore.
  • La pronuncia resa in un diverso giudizio può essere richiamata come elemento argomentativo, ma non equivale automaticamente a giudicato esterno se la corte di merito non l'ha espressamente valorizzata in tal senso.
  • L'accertamento del concorso colposo del danneggiato nell'aggravamento del danno ex art. 1227, comma 2, c.c. è un apprezzamento di fatto rimesso al giudice di merito e non può essere surrettiziamente trasformato in una questione di legittimità.
  • Le censure in cassazione che mirano a una nuova valutazione del merito, sotto la veste di violazione di legge o omesso esame, sono inammissibili se non colgono specificamente la ratio decidendi e non indicano un fatto decisivo nei termini richiesti dall'art. 366 c.p.c.

Come è indicizzato

MaterieLeasingInadempimentoImpugnazioni
RamiContrattiObbligazioniProcesso civile
IstitutiBuona fede e correttezzaOnere della provaGiudicatoRisoluzione del contratto

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