Cassazione Penale, Sentenza n. 49698/2022 del 30/12/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione della conferma della condanna per concorso nel tentato omicidio premeditato di Ciro Barretta (pena 10 anni e 8 mesi) con aggravante dell'art. 416-bis c.p. (metodo camorristico). La ricorrente contestava: 1) la valutazione della prova e la credibilita' e attendibilita' delle dichiarazioni di quattro collaboratori di giustizia (Accurso, Ambra, Riccio, Leonardi), rilevando carenze quali la natura de relato di molte dichiarazioni, la detenzione comune di alcuni collaboratori, divergenze sui dettagli (squillo vs SMS, inceppamento dell'arma, tempi di preparazione dell'auto) e la presunta tardivita' o inutilizzabilita' di alcune dichiarazioni; 2) la mancata prova del momento di coinvolgimento di Ursillo e quindi l'assenza di elementi per ritenere la premeditazione (assenza del tempo per una ponderata riflessione e per il recesso); 3) l'erronea applicazione dell'aggravante mafiosa perche' non sarebbe dimostrata la consapevolezza della finalita' di agevolazione mafiosa da parte della Ursillo.
La decisione
Il ricorso e' stato respinto come infondato. La Corte ha ritenuto legittima e sufficientemente motivata la valutazione di merito riguardo alla credibilita' e attendibilita' delle dichiarazioni dei collaboratori, sulla base della loro spontaneita', coerenza e dei riscontri indiziari (convergenza delle dichiarazioni, rapporti di prossimita' tra dichiarante e fonte primaria, fatti di contesto come lo sfratto e il trasferimento di Ursillo tra appartamenti controllati dal clan). La Corte ha richiamato e applicato la giurisprudenza che ammette le chiamate de relato se correttamente valutate, richiedendo una doppia verifica (attendibilita' del dichiarante e della fonte primaria). Ha ritenuto provata la premeditazione per la complessita' dell'organizzazione, la divisione dei ruoli e la consegna di un telefono dedicato, elementi idonei a dimostrare un lasso temporale per la ponderata riflessione. Ha altresi' confermato l'aggravante mafiosa, ritenendo che il fatto si inserisca nella faida tra clan e che la consapevolezza della finalita' di agevolazione possa essere desunta dal contesto e dai rapporti della concorrente con l'ambiente criminoso. Conseguenza: conferma della condanna e delle aggravanti.
Norme richiamate
Richiamato in relazione al vizio di motivazione e alla valutazione della prova; la Corte ha ritenuto che la motivazione sulle dichiarazioni dei collaboratori non fosse manifestamente illogica e che la valutazione rimanga di merito.
art. 195, comma 3 cod. proc. pen.
Citato nel quadro giurisprudenziale sulla chiamata de relato: l'elenco dei casi in cui e' impossibile interrogare la fonte primaria non e' tassativo e possono sussistere altre cause di impossibilita' oggettiva a cui agganciarsi per utilizzare la dichiarazione de relato previa attenta verifica.
art. 197-bis e art. 198 cod. proc. pen.
Richiamati per precisare limiti e casi in cui il soggetto puo' avvalersi di facolta' di non rispondere o non essere esaminato; utilizzati per giustificare che l'assenza di esame della fonte primaria non preclude automaticamente l'utilizzabilita' delle chiamate de relato.
art. 16-quater, comma 9, d.l. 15/01/1991, n.8 conv. L.15/03/1991, n.82 (modificata)
Richiamata con riferimento alla sanzione di inutilizzabilita' delle dichiarazioni rese oltre 180 giorni: la giurisprudenza rilevata dalla Corte precisa che tale sanzione opera solo per le dichiarazioni rese fuori del contraddittorio e non per quelle rese in dibattimento.
art. 59, secondo comma, cod. pen.
Richiamato in relazione al concetto di responsabilita' del concorrente e alla possibilita' di desumere la consapevolezza della finalita' di agevolazione dell'associazione mafiosa anche dal comportamento, dai rapporti e dagli elementi di fatto relativi al partecipante.
Norma dell'aggravante per delitti commessi con modalita' e finalita' di tipo mafioso; la Corte ha ritenuto sussistente l'aggravante in virtù del contesto di faida, della modalita' (uso di mitragliatore in pubblico) e delle finalita' di controllo criminale del territorio.
Massime di principio
- Le dichiarazioni de relato sono utilizzabili se la corte effettua una doppia verifica: attendibilita' intrinseca del dichiarante e attendibilita' della fonte primaria; l'assenza di esame diretto della fonte non le rende automaticamente inutilizzabili.
- Per la valutazione della credibilita' dei collaboratori vanno considerate spontaneita', coerenza, costanza e precisione delle dichiarazioni, nonche' i rapporti di frequentazione o di dipendenza tra dichiarante e fonte primaria.
- La detenzione comune per breve tempo tra due dichiaranti non implica automaticamente che le loro versioni siano state concordate; difformita' nei dettagli possono anzi essere indice di indipendenza delle dichiarazioni.
- La premeditazione puo' essere desunta anche logicamente dall'esistenza di un piano organizzato, della suddivisione dei ruoli, della predisposizione di mezzi e della fornitura di strumenti (es. telefono dedicato): non e' sempre necessaria la prova cronologica puntuale dell'adesione.
- L'aggravante mafiosa puo' essere ricavata dal contesto fattuale (faida tra clan, modalita' e pubblico clamore dell'azione) e la consapevolezza del compartecipe circa la finalita' di agevolazione puo' essere desunta da rapporti e comportamenti, con un onere probatorio non rigorosamente stringente.
- La sanzione per il mancato rispetto del termine dei 180 giorni per il verbale informativo dei collaboratori colpisce le dichiarazioni rese fuori dal contraddittorio; dichiarazioni rese in dibattimento non sono automaticamente escluse per tale motivo.
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