Cassazione Penale, Sentenza n. 49658/2022 del 30/12/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione della conferma della condanna per detenzione illegale di 15 grammi di cocaina (art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309). L'imputato ha articolato tre motivi: 1) violazione dell'art. 131-bis c.p. sostenendo che non sia stata adeguatamente valutata la sua personalità di soggetto incensurato e la particolare tenuità del fatto; 2) violazione dell'art. 99 c.p. lamentando che la recidiva sia stata ritenuta senza un accertamento concreto della sua attuale pericolosità sociale; 3) vizio di motivazione e violazione di legge sulla dosimetria della pena.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la Corte di appello avesse fornito una motivazione puntuale: ha spiegato le ragioni della qualificazione della recidiva in forza dei plurimi precedenti (incluso uno specifico), ha indicato come la reiterazione dei reati sia parte del modo di vivere e della personalità dell'imputato e ha motivato la congruità della pena. La Cassazione ha inoltre rilevato che il ricorrente non ha specificamente contestato i punti motivazionali, non ha chiarito se avesse chiesto il riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità in appello e si è limitato ad affermazioni generiche senza offrire elementi concreti per una riduzione della pena. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309
La norma è stata applicata per inquadrare il fatto come detenzione illecita di sostanza stupefacente; la Corte di appello e la Cassazione hanno ritenuto che la quantità (15 grammi di cocaina) rientri nella fattispecie prevista e giustifichi la condanna.
Richiamata dal ricorrente come causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto; la Corte ha evidenziato che il ricorrente non ha dimostrato in concreto l'esistenza dei presupposti né ha mostrato di aver chiesto il riconoscimento in sede di appello, per cui la deduzione generica non è stata ritenuta idonea a rimuovere la decisione impugnata.
Richiamata in relazione alla recidiva; la Corte ha ritenuto che l'applicazione e la valutazione della recidiva fossero adeguatamente motivate sulla base dei precedenti penali e della non occasionale 'ricaduta', configurando una concreta valutazione della personalità e della pericolosità del ricorrente.
Massime di principio
- Per ottenere il riconoscimento della non punibilità per particolare tenuità (art. 131-bis) è necessario chiedere esplicitamente il beneficio e fornire elementi concreti e specifici che dimostrino la sussistenza dei presupposti; deduzioni generiche sono inadeguate.
- La contestazione della recidiva richiede un confronto puntuale con i precedenti indicati dalla corte: va dimostrato in modo concreto perché i precedenti non integrino la recidiva o perché non sussista una attuale pericolosità sociale.
- In materia di dosimetria della pena il ricorrente deve articolare proposte alternative e fornire elementi che confutino la valutazione di congruità della corte di merito; mere affermazioni generiche non sono sufficienti in Cassazione.
- La Corte di Cassazione può dichiarare il ricorso inammissibile quando i motivi non affrontano specificamente la motivazione della sentenza impugnata o non forniscono adeguata base probatoria per le censure sollevate.
- Chi propone ricorso deve documentare e puntualizzare le richieste e le eccezioni già in sede di merito (es. se si chiede la tenuità del fatto), pena la non ricevibilità delle deduzioni in Cassazione.
- L'inammissibilità del ricorso può comportare la condanna alle spese processuali e l'imposizione di somme a favore della Cassa delle ammende.
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