Sentenza n. 546/2026 - Salerno, Sezione 2
per l'annullamento a) del diniego di accesso agli atti del Responsabile dell’Area Tecnica del Comune di Santa Lucia di Serino prot. n. 4970 del 4.12.2025, successivamente conosciuto; b) di ogni altro atto preordinato, connesso, conseguenziale, anche di natura istruttoria, lesivo del diritto del ricorrente nonché PER L’ACCERTAMENTO del diritto del ricorrente ad ottenere l’accesso agli atti e documenti richiesti con la richiamata istanza motivata nonché per la condanna del Comune di Santa Lucia di Serino a garantire al ricorrente l’accesso agli atti e documenti, così come richiesti con l’istanza del 7.11.2025, con ogni conseguenziale condanna di natura indennitaria;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego di accesso agli atti relativo a documentazione catastale, edilizia e al procedimento amministrativo concernente una pratica edilizia e il relativo permesso di costruire
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente ha impugnato il diniego comunale del 4 dicembre 2025, chiedendo l'annullamento dell'atto, l'accertamento del diritto di accesso e la condanna del Comune all'ostensione della documentazione richiesta il 7 novembre 2025. L'istanza riguardava atti relativi a tre unità immobiliari e all'intero procedimento amministrativo concernente una pratica edilizia e il relativo permesso di costruire. Il Comune aveva motivato il diniego rilevando l'assenza di procura speciale, la mancata documentazione del titolo di disponibilità dei beni e l'inesistenza di un interesse diretto, concreto e attuale. Il controinteressato aveva inoltre eccepito che la richiesta costituiva reiterazione di precedenti istanze di accesso già respinte e non impugnate, nonché l'assenza di un titolo di proprietà idoneo a fondare la vicinitas. Il ricorrente aveva già presentato istanze analoghe, rigettate dal Comune nell'aprile e nell'ottobre 2025, per la medesima documentazione e in ragione della mancata dimostrazione della legittima disponibilità dei beni. Il ricorso non conteneva una specifica controdeduzione su tale circostanza. Il giudizio si inseriva inoltre in una vicenda edilizia relativa a un'ordinanza di demolizione, a successivi atti di accertamento dell'inottemperanza e alla chiusura di un'attività di falegnameria, rispetto alla quale un precedente ricorso del medesimo interessato era stato respinto.
La decisione
Il TAR ha rigettato il ricorso e compensato le spese. Ha chiarito che il giudizio ex art. 116 c.p.a. non è limitato alla verifica dei vizi formali del diniego, ma ha ad oggetto l'accertamento della spettanza del diritto di accesso nella concreta situazione dedotta; pertanto il giudice può negare l'accesso anche per ragioni diverse da quelle indicate dall'amministrazione. Il diritto di accesso richiede un interesse giuridicamente rilevante, concreto e attuale, collegato ai documenti richiesti da un rapporto di strumentalità; l'istanza deve indicare documenti determinati o determinabili e non può fondarsi su esigenze difensive generiche. Nel caso concreto, la domanda era stata preceduta da richieste analoghe già respinte per la mancata prova della legittima disponibilità dei beni, senza che fossero allegati fatti nuovi o una diversa prospettazione dell'interesse. La reiterazione non obbligava quindi l'amministrazione a un nuovo riesame e il successivo diniego aveva carattere meramente confermativo. Il Collegio ha inoltre rilevato, anche in via autonoma, il difetto dell'interesse concreto e attuale, alla luce del precedente giudizio nel quale erano stati respinti i ricorsi contro i provvedimenti edilizi e di chiusura dell'attività. Infine, ha richiamato il principio secondo cui, quando l'istanza di accesso è presentata da un legale per conto dell'interessato, deve essere sottoscritta anche dall'interessato oppure accompagnata da una procura idonea; in mancanza, l'istanza è inammissibile.
Norme richiamate
La L. 241/990, negli artt. 22 e segu., è rigorosa nello scandire i presupposti ineliminabili che devono imprescindibilmente ricorrere.
Il diritto di accesso presuppone un interesse giuridicamente rilevante, concreto e attuale, collegato ai documenti richiesti da un rapporto di strumentalità; la richiesta deve riferirsi a documenti determinati o determinabili.
il giudizio proposto, ai sensi dell'art. 116 c.p.a., avverso il diniego ha per oggetto la verifica della spettanza o meno del diritto medesimo
Il giudizio sull'accesso ha natura sostanzialmente di accertamento della spettanza del diritto e non si limita alla verifica dei vizi di legittimità del diniego; il giudice può negare l'accesso per motivi diversi da quelli indicati dall'amministrazione.
art. 46, comma 1, lett. u, d.P.R. 445/2000
Il Comune ha richiamato la disposizione per contestare la mancata dimostrazione del potere di agire quale procuratore speciale in rappresentanza dell'interessato.
Massime di principio
- Nel giudizio avverso il diniego di accesso ai sensi dell'art. 116 c.p.a. il giudice deve verificare direttamente la sussistenza dei presupposti sostanziali del diritto di accesso e può respingere la domanda anche per ragioni diverse da quelle poste dall'amministrazione a fondamento del diniego.
- L'accesso documentale richiede la dimostrazione di un interesse giuridicamente rilevante, concreto e attuale, collegato ai documenti richiesti da un rapporto di strumentalità; non è sufficiente il richiamo a generiche esigenze difensive.
- L'istanza di accesso deve avere un oggetto determinato o almeno determinabile e riferirsi a documenti specifici, senza imporre all'amministrazione un'attività di elaborazione o creazione di dati.
- La reiterazione di un'istanza di accesso già respinta non impone un nuovo riesame quando non siano allegati fatti nuovi o una diversa prospettazione dell'interesse giuridicamente rilevante; il successivo diniego meramente confermativo non è autonomamente impugnabile se il primo diniego non è stato tempestivamente contestato.
- Quando l'istanza di accesso è presentata da un difensore in nome e per conto dell'interessato, deve essere sottoscritta anche da quest'ultimo oppure accompagnata da una procura idonea; in mancanza, l'istanza è inammissibile.
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