Cassazione Penale, Sentenza n. 47332/2023 del 24/11/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Colombini impugna l'ordinanza che ha confermato il sequestro preventivo di somme ritenute profitto del reato per aver concorso, insieme ad Andrea Tonietta, nell'occupazione abusiva di un immobile confiscato. Il ricorrente deduce errata applicazione dell'art. 633 c.p., sostenendo che la sua detenzione fosse legittima e che il subentro del terzo non integri l'invasione penale; denuncia inoltre un presunto errore di fatto sul momento in cui sarebbe intervenuto il sequestro e richiama disposizioni civilistiche (art. 2558 c.c.) e l'art. 52 D.Lgs. 159/2011.
La decisione
La Corte dichiara il ricorso inammissibile. Ha ritenuto corretta la valutazione del Tribunale del riesame secondo cui il contratto di locazione si era risolto per effetto della confisca (art. 52 D.Lgs. 159/2011) e che, quindi, la successiva sublocazione stipulata nell'ottobre 2017 era priva di titolo, configurando l'elemento materiale e il dolo dell'invasione di immobili ai sensi dell'art. 633 c.p. La Cassazione conferma l'inammissibilità e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p. (in precedenza il Tribunale di Savona aveva ridotto il sequestro da euro 64.233 a euro 52.650 in sede di riesame).
Norme richiamate
Il reato richiede l'elemento materiale dell'invasione arbitraria (contra ius) e il dolo specifico; l'invasione può sussistere anche in assenza di violenza fisica quando manca il diritto d'accesso
Richiamato in combinazione con l'art. 633 c.p. in relazione alla sequestrabilità dei profitti derivanti dal reato
D. Lg.vo 159 del 2011
La confisca preventiva determina la risoluzione legale del contratto di locazione; conseguentemente la detenzione successiva del precedente conduttore diviene senza titolo
Richiamato dalla difesa in tema di effetti del trasferimento d'azienda; la Corte non lo ritiene decisivo per escludere la configurabilità del reato penale
Consente la condanna al pagamento di una somma alla Cassa delle Ammende in caso di inammissibilità del ricorso
Norma procedurale richiamata dalla Procura Generale in ordine al procedimento di impugnazione e alla valutazione di inammissibilità
Massime di principio
- L'elemento centrale per l'applicazione dell'art. 633 c.p. è l'arbitrarietà dell'accesso (contra ius): un subentro privo di titolo integra il reato anche senza violenza fisica.
- Se la confisca produce la risoluzione legale del contratto (art. 52 D.Lgs. 159/2011), la detenzione del precedente conduttore cessa di essere legittima e ogni successivo subentro può essere considerato occupazione abusiva.
- La legittimità della detenzione non si protrae automaticamente fino all'effettiva esecuzione di un ordinanza di sgombero: conta la situazione giuridica del titolo, non la mera mancata rimozione materiale.
- La stipula di accordi o sublocazioni non valida formalmente o compiuta nonostante la consapevolezza della confisca e del diniego dell'autorità rafforza il profilo doloso necessario per la configurabilità del reato.
- In sede di riesame e Cassazione il sindacato sui fatti è limitato: le impugnazioni che propongono una diversa ricostruzione fattuale sono spesso inammissibili quando la fattispecie risulta astrattamente configurabile sulla base degli elementi acquisiti.
- È possibile il sequestro preventivo dei profitti ritenuti derivare dal reato (es. somme percepite per la disponibilità dell'immobile), e la loro rideterminazione può avvenire in sede di riesame senza incidere sulla valutazione penale di principio.
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