Cassazione Penale, Sentenza n. 10091/2025 del 13/03/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
La ricorrente chiedeva il riconoscimento del vincolo della continuazione fra cinque sentenze di condanna (reati: art.74 DPR 309/90, estorsioni, partecipazione ad associazione mafiosa, reati in materia di armi). La Corte di Appello di Napoli aveva riconosciuto la continuazione tra le prime quattro sentenze ma aveva escluso l'unicità del disegno criminoso con riguardo alla quinta, motivando la decisione con un cambiamento degli assetti interni del clan a seguito dell'arresto del precedente reggente e del subentro di De Lucia Antonio. Longobardi ha censurato la decisione rilevando che per i medesimi reati e per gli stessi coimputati altri giudici avevano invece riconosciuto il vincolo della continuazione e chiedendo che il giudice dell'esecuzione motivasse il diverso indirizzo.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha censurato l'ordinanza impugnata perché il giudice dell'esecuzione non si è confrontato con le precedenti pronunce (sia di cognizione sia esecutive) che avevano riconosciuto l'unicità del disegno criminoso per i medesimi reati e coimputati, omettendo di motivare specificamente la scelta di discostarsi da tali decisioni. Per tali ragioni la Cassazione ha annullato l'ordinanza e ha rinviato per un nuovo giudizio alla Corte d'Appello di Napoli.
Norme richiamate
Rilevanza dell'istanza proposta al giudice dell'esecuzione per il riconoscimento del vincolo di continuazione; il giudice dell'esecuzione, pur avendo autonomia di valutazione, deve confrontarsi con eventuali precedenti valutazioni in sede di cognizione o in sede esecutiva e, se intende discostarsene, motivare puntualmente la decisione.
Norma sul reato continuato invocata dalla ricorrente: la Corte richiama il principio che il riconoscimento della unitarietà del disegno criminoso richiede coerenza rispetto a valutazioni già effettate e, in caso di divergenza, una motivazione specifica che giustifichi la diversa soluzione.
DPR 309/90, art. 74 (reato indicato nei fatti)
Viene indicato come uno dei reati rilevanti ai fini del collegamento/continuazione; la presenza di reati analoghi (spaccio, estorsioni, armi) contribuisce alla valutazione dell'unità del disegno criminoso quando sussista continuità di finalità, mezzi e contesto organizzativo.
Massime di principio
- Il giudice dell'esecuzione deve confrontarsi esplicitamente con precedenti decisioni (sia in sede di cognizione sia in sede esecutiva) che abbiano valutato la sussistenza del medesimo disegno criminoso; in caso di discostamento è necessario motivare dettagliatamente le ragioni del diverso approdo.
- La mera modifica degli assetti direttivi di un'organizzazione criminale (es. cambio di reggente) non determina automaticamente la cessazione del vincolo di continuazione: occorre valutare se sono rimasti invariati oggetto, mezzi, finalità o la ripetizione di condotte criminose coerenti con il disegno originario.
- Se per gli stessi fatti e coimputati esistono pronunce che riconoscono l'unicità del disegno criminoso, soluzioni giuridiche divergenti richiedono argomentazioni tali da garantire la coerenza del sistema e la comparabilità delle situazioni.
- In presenza di ricorsi ex art. 671 c.p.p., l'omessa considerazione di precedenti pertinenti costituisce vizio motivazionale rilevante ai fini dell'annullamento e del rinvio per nuovo giudizio.
- Per valutare la continuazione vanno esaminate fattispecie fattuali (temporalità, oggetto, mezzi e finalità) più che la sola titolarità formale della leadership nel gruppo criminale.
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