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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4475/2023 del 02/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugnava la conferma della condanna per tentato omicidio, chiedendo la riqualificazione del fatto nell'ipotesi meno grave di lesioni (art.582 c.p.), sulla base della consulenza della difesa che avrebbe escluso la letalità delle ferite, delle dimensioni della lama, del comportamento successivo della donna e del referto del pronto soccorso. Inoltre chiedeva il riconoscimento dell'attenuante di provocazione (art.62 c.p.), contestando la valutazione della proporzionalità adottata dalla Corte territoriale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato la valutazione dei giudici di merito secondo cui era provato l'animus necandi sulla base del messaggio di minaccia inviato il giorno prima, della potenzialità offensiva del coltello (lama 14 cm), del numero, della direzione (torace, addome, volto) e della reiterazione delle coltellate, nonché dell'inseguimento della vittima. Ha ritenuto irrilevante che le lesioni non siano risultate mortali in concreto, dato che l'idoneità dell'azione va apprezzata in concreto con prognosi postuma e non in base all'esito. Ha altresì escluso la concessione dell'attenuante per provocazione per la macroscopica sproporzione fra il fatto ingiusto (segretezza dello stato civile della vittima) e il reato commesso. Conseguentemente è rimasta confermata la condanna a quattro anni e otto mesi di reclusione, il pagamento delle spese processuali e delle spese di mantenimento in carcere; la Cassazione inoltre ha condannato la ricorrente al pagamento di una somma di euro 3.000 alla Cassa delle ammende per colpa nell'impugnazione.

Norme richiamate

Massime di principio

  • Per configurare il tentato omicidio la valutazione non può fondarsi sul risultato finale (esito non mortale): conta l'idoneità e la direzione della condotta al momento del fatto, valutata con una prognosi postuma sulla base delle condizioni prevedibili dall'agente.
  • Minacce preventive (es. messaggi in cui si annuncia l'intento di uccidere) e comportamenti ripetuti, l'uso di arma idonea e il numero/direzione delle ferite sono elementi forti per desumere l'animus necandi anche in assenza di ammissioni.
  • Le consulenze medico-legali che sostengono la non letalità delle lesioni hanno rilievo ma non sono in genere decisive se la condotta era oggettivamente idonea a causare la morte; il giudice di merito può privilegiare la valutazione globale della condotta.
  • L'attenuante della provocazione non si riconosce quando la reazione dell'agente è macroscopicamente sproporzionata rispetto al fatto ingiusto, tanto da escludere lo stato d'ira o il nesso causale tra provocazione e reazione violenta.
  • In cassazione la critica della valutazione del fatto è limitata: la rimessione della qualificazione giuridica fondata su un'attenta valutazione degli elementi di fatto difficilmente può prosperare se i giudici di merito hanno adeguatamente motivato.

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