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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 51737/2023 del 29/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente proponeva ricorso per cassazione con due motivi principali: 1) nullità delle sentenze per mancata notifica del decreto di citazione a giudizio e dichiarazione illegittima di irreperibilità; si lamentava che le ricerche non erano state eseguite cumulativamente nei luoghi previsti dall'art. 159 cod. proc. pen. e che i richiami telefonici della Questura non potevano sostituire le formalità di notifica, sicché la celebrazione del processo in sua assenza sarebbe nulla; 2) carenza, contraddittorietà e/o manifesta illogicità della motivazione in relazione alla qualificazione dell'imputato come amministratore di fatto e alla tenuta delle scritture contabili, con richiesta di riforma della condanna per bancarotta documentale.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile: i due motivi sono stati ritenuti manifestamente infondati o non sufficientemente specificati. Sulla questione dell'irreperibilità la Corte ha ritenuto legittime le ricerche svolte (residenza e luogo di lavoro) e ha valorizzato il comportamento dell'imputato volto a sottrarsi alla notifica (promesse non mantenute, rifiuto di indicare nuovo recapito), per cui non è stata ravvisata nullità. Quanto alla censura sulla qualificazione di "amministratore di fatto", la Corte ha ritenuto la motivazione dei giudici di merito congrua e insindacabile in sede di legittimità avendo evidenziato indici univoci di esercizio continuativo di poteri gestori. Tuttavia la Corte ha rilevato d'ufficio l'illegalità delle pene accessorie applicate ex art. 216, comma finale, legge fallimentare, alla luce della sentenza della Corte Costituzionale n. 222/2018; perciò ha annullato la sentenza impugnata limitatamente alle pene accessorie e ha rinviato ad altra Sezione della Corte d'appello di Bari per nuovo esame sul punto.

Norme richiamate

  • art. 159 cod. proc. pen.

    Le ricerche per l'emissione del decreto di irreperibilità devono essere eseguite cumulativamente nei luoghi indicati; tuttavia la Corte ammette un'applicazione 'cum grano salis' in relazione alla situazione concreta quando un luogo indicato risulti non attuale o non praticabile.

  • art. 61 disp. att. cod. proc. pen.

    I verbali di vane ricerche devono indicare i luoghi, le persone che le hanno eseguite e le informazioni raccolte; se tali elementi risultano dagli atti, possono attestare l'esaustività delle ricerche.

  • art. 157 cod. proc. pen.

    Riferimento alle formalità di notifica previste dal codice; la Corte valuta se, nel complesso, le formalità e le indagini abbiano consentito l'accertamento dell'irreperibilità.

  • art. 2639 cod. civ.

    La nozione di amministratore di fatto richiede esercizio continuativo e significativo di poteri gestori; non è necessario esercitare tutti i poteri, ma un'attività gestionale apprezzabile, e tale accertamento è valutazione di fatto insindacabile in Cassazione se adeguatamente motivato.

  • art. 216 legge fallimentare

    "la condanna per uno dei fatti previsti dal presente articolo importa per la durata di dieci anni l'inabilitazione all'esercizio di una impresa commerciale e l'incapacità per la stessa durata ad esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa"

    La formulazione fissa delle pene accessorie è stata dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale n. 222/2018; la Cassazione ha quindi rilevato d'ufficio l'illegalità delle pene accessorie applicate con formule fisse e ha annullato la parte relativa alle pene accessorie rimettendo la valutazione alla Corte territoriale.

  • art. 29 cod. pen.

    Norma sulla continuazione/limitazione delle pene che è stata richiamata in relazione alla determinazione delle pene accessorie successive alla decisione di merito.

Massime di principio

  • Il decreto di irreperibilità richiede indagini esaustive ma la valutazione della loro adeguatezza è discrezionale: il giudice valuta la praticabilità delle ricerche rispetto alla situazione concreta e può ritenere sufficienti ricerche non formalmente complete se emergono circostanze che giustificano l'omissione.
  • Le attività di ricerca annotate nei verbali (luoghi visitati, persone sentite, informazioni dai vicini) possono legittimare il decreto di irreperibilità se documentano l'effettiva inefficacia delle ricerche; la mancata indicazione di un recapito da parte dell'imputato e il suo comportamento elusivo aggravano la posizione dell'imputato.
  • La semplice comunicazione telefonica non sostituisce di regola le formalità di notifica, ma può essere considerata elemento probatorio insieme ad altri atti che dimostrino l'atteggiamento del destinatario volto a sottrarsi alla notifica.
  • La qualifica di "amministratore di fatto" si prova con un complesso di indici che dimostrino esercizio continuativo e significativo di funzioni gestorie; tale valutazione è principalmente di merito e la Cassazione la sindaca solo se la motivazione è assente o illogica.
  • La Cassazione non supplisce la specificazione delle censure: il motivo di ricorso deve essere preciso (distinguere mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione) per essere esaminato.
  • Le pene accessorie stabilite in termini fissi conformemente alla formulazione dichiarata incostituzionale devono essere riesaminate: il giudice deve adeguare la durata delle misure accessorie al quadro costituzionale risultante dalla pronuncia della Corte Costituzionale.

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