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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 51584/2023 del 29/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Liberti ha impugnato la sentenza della Corte d'Appello di Napoli del 16/06/2022 che, in parziale riforma della sentenza del GUP, aveva rideterminato la pena a suo carico in relazione a reati connessi al traffico di stupefacenti (art. 74 d.P.R. 309/1990; e per reati ai sensi degli artt. 81 cpv c.p. e 73, comma 1, d.P.R. 309/1990). In Cassazione il ricorrente ha articolato un unico motivo deducendo vizio di motivazione per mancata esplicitazione dell'iter argomentativo della Corte territoriale. Tuttavia il ricorrente ha successivamente depositato una rinuncia al ricorso in data 4 maggio 2023.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per intervenuta rinuncia del ricorrente. Ha inoltre condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento della somma di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende, ritenendo la rinuncia immotivata. La Corte ha richiamato il principio secondo cui, se la perdita d'interesse deriva da causa non imputabile al ricorrente e ciò è dimostrato, non si applicano le sanzioni; nel caso di specie però non essendo indicata alcuna ragione giustificativa la sanzione è stata confermata.

Norme richiamate

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 74

    Norma del Testo Unico sulle sostanze stupefacenti usata per qualificare il reato principale contestato (traffico/attività illecite connesse a sostanze stupefacenti) e come base per la determinazione della pena.

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 73, comma 1

    Richiamata come norma sussidiaria/collegata ai reati di cui al capo di imputazione, rilevante ai fini della configurazione delle condotte e della sanzione applicata.

  • Codice Penale, art. 81, comma finale

    Richiamato nell'ambito del concorso/continuazione di reati (valutazione dell'aggravazione o della continuazione tra più condotte) e per la corretta quantificazione della pena complessiva.

  • Giurisprudenza della Cassazione (Sez. 3, n. 29593 del 26/05/2021; Sez. U, n. 31524 del 14/07/2004; Sez. U, n. 7 del 25/06/1997)

    Riferimenti giurisprudenziali utilizzati per illustrare il principio secondo cui l'inammissibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse non comporta sanzioni se la causa del venir meno dell'interesse non è imputabile al ricorrente; nel caso concreto la Corte ha ritenuto che la rinuncia fosse immotivata, applicando pertanto le sanzioni previste.

Massime di principio

  • La rinuncia al ricorso in Cassazione determina, di norma, l'inammissibilità del gravame: chi rinuncia deve valutare le conseguenze processuali prima di depositare la rinuncia.
  • Se la rinuncia è inespressa o non giustificata, il giudice può condannare il rinunciante al pagamento delle spese processuali e a una somma alla cassa delle ammende; per evitarlo è necessario indicare e dimostrare che la perdita di interesse è dovuta a causa non imputabile al ricorrente.
  • Quando si impugnano in Cassazione questioni di motivazione, è importante conservare e motivare in modo puntuale i motivi che si intendono trattare: rinunciare a motivi o all'intero ricorso priva il giudice della materia su cui decidere.
  • Le decisioni della Corte territoriale che rideterminano la pena possono essere oggetto di impugnazione solo nei limiti dei motivi effettivamente proposti; rinunce parziali limitano la portata dell'impugnazione.
  • È prudente, in caso di possibile sopravvenuto venir meno dell'interesse, documentare le ragioni (es. motivi di salute, sopravvenuta definizione della controversia, accordi) per impedire che la rinuncia sia ritenuta immotivata e sanzionabile.
  • La richiamata giurisprudenza di legittimità tutela il ricorrente quando l'interesse viene a mancare per cause non imputabili: pertanto, l'onere probatorio circa l'eventuale causa non imputabile spetta al ricorrente.

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