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Cassazione Civile, Ordinanza n. 24037/2023 del 07/08/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (aggiudicataria)

La controversia

La controversia nasce dall'esecuzione per rilascio di un immobile sito in Massa promossa dall'aggiudicataria in forza di decreto di trasferimento emesso all'esito di una precedente espropriazione immobiliare. La persona esecutata ha proposto opposizione agli atti esecutivi, che il Tribunale ha rigettato. In cassazione la ricorrente ha dedotto tre censure: 1) violazione dell'art. 612 c.p.c., sostenendo che, poiché dalle prove testimoniali era emerso che aveva consegnato le chiavi al custode giudiziario e che il compendio comprendeva anche un'area recintata destinata a legnaia/pollaio, l'attuazione coattiva avrebbe dovuto seguire le forme dell'esecuzione per obblighi di fare e non quelle del rilascio; 2) violazione degli artt. 1476 c.c. e 570, 586 e 788 c.p.c., assumendo che il delegato alla vendita avesse immesso completamente nel possesso l'aggiudicataria, con conseguente difetto di legittimazione passiva dell'esecutata rispetto all'esecuzione per rilascio; 3) omesso esame di un fatto decisivo, perché la sentenza avrebbe ignorato che, al momento della consegna delle chiavi, l'aggiudicataria poteva già accedere liberamente al terreno recintato.

La decisione

La Corte ha esaminato congiuntamente i motivi, ritenendoli in parte infondati e in parte inammissibili. Ha affermato che il decreto di trasferimento di immobile pignorato, ai sensi dell'art. 586, comma 2, c.p.c., contiene l'ingiunzione al debitore o al custode di rilasciare l'immobile venduto e che la sua attuazione coattiva avviene tipicamente tramite l'esecuzione per rilascio disciplinata dagli artt. 605 ss. c.p.c. La presenza di una recinzione che ostacoli l'accesso integra soltanto una difficoltà materiale, superabile con i provvedimenti temporanei di cui all'art. 610 c.p.c., e non impone il ricorso all'esecuzione per obblighi di fare ex artt. 612 ss. c.p.c. Le doglianze che miravano a un diverso apprezzamento delle prove e dei fatti sono state dichiarate inammissibili perché estranee al giudizio di legittimità. Il ricorso è stato quindi rigettato, con condanna della ricorrente alle spese e con l'ulteriore contributo unificato ex art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002.

Norme richiamate

Massime di principio

  • Il decreto di trasferimento emesso all'esito di espropriazione immobiliare costituisce titolo esecutivo anche per il rilascio dell'immobile venduto, sicché la coattiva attuazione va eseguita con le forme dell'esecuzione per rilascio.
  • La presenza di ostacoli materiali all'accesso, come una recinzione, non muta la natura dell'azione esecutiva in un'esecuzione per obblighi di fare: tali ostacoli integrano solo difficoltà esecutive risolvibili con i provvedimenti temporanei del giudice dell'esecuzione.
  • Nel giudizio di legittimità è inammissibile la censura che, sotto la veste del vizio motivazionale o della violazione di legge, richieda una rivalutazione del materiale istruttorio e una ricostruzione dei fatti diversa da quella compiuta dal giudice di merito.
  • Quando il ricorso per cassazione è rigettato, la parte ricorrente è condannata alle spese e, se ricorrono i presupposti di legge, è tenuta al versamento dell'ulteriore contributo unificato.

Come è indicizzato

MaterieOpposizioni esecutiveTitolo esecutivo
RamiEsecuzioniProcesso civile
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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