Cassazione Penale, Sentenza n. 13209/2022 del 07/04/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Le ricorrenti impugnano la sentenza d'appello che le aveva confermate, in parte rideterminando la pena, per concorso in tentativo di furto aggravato in abitazione e, per JOVANOVIC, per possesso di strumenti atti a offendere ai sensi dell'art. 4, comma 2, legge 110/75. Hanno denunciato: (1) vizio di motivazione nella parte in cui è stata esclusa la desistenza volontaria, sostenendo che l'interruzione dell'azione era dovuta a circostanza non riconducibile alla volontà di desistere; (2) vizio per aver genericamente ricondotto gli atti a reati contro il patrimonio, arretrando rispetto alla specifica imputazione di tentato furto in abitazione; (3) errata applicazione dell'art. 56 c.p. per mancata prova della non equivocità degli atti.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha rilevato che sul capo relativo alla contravvenzione (capo B) non era stato proposto motivo e quindi è intervenuto il giudicato di condanna per JOVANOVIC. Sulla fattispecie del tentativo di furto la Corte ha ritenuto corretta la valutazione dei giudici di merito: la testimonianza e gli elementi fattuali (uso di un grosso cacciavite, ruolo di "palo", disponibilità di altri strumenti, effrazione della serratura) dimostravano atti univocamente diretti alla consumazione del reato e l'interruzione dell'azione è stata attribuita al sopraggiungere della teste, non a volontà di desistenza. Per questi motivi i motivi di ricorso sono stati considerati manifestamente infondati. Le ricorrenti sono state condannate alle spese processuali e al pagamento di euro tremila ciascuna in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
Richiamato dai ricorrenti per contestare la valutazione della non equivocità degli atti; la Corte ha ritenuto che gli atti fossero univocamente idonei al reato contro il patrimonio e che non vi fosse dubbio interpretativo che giustificasse l'applicazione di norme a favore del reo
Richiamata in relazione al possesso, da parte di JOVANOVIC, di un cacciavite e di una chiave inglese nascosti negli indumenti; la condotta è stata qualificata come illecita ai sensi della norma che punisce il porto di strumenti atti a offendere
Applicata per disporre la condanna delle ricorrenti al pagamento delle spese processuali e a favore della Cassa delle ammende in caso di inammissibilità del ricorso
Corte costituzionale, sent. 186/2000
Richiamata come principio relativo alla non esclusione automatica dell'obbligo di pagamento in caso di inammissibilità, confermando l'applicazione delle sanzioni pecuniarie salvo ragioni di esonero non emerse
Massime di principio
- La Corte di legittimità non riesamina i fatti o la valutazione del merito se non in presenza di vizio del percorso motivazionale: le censure che chiedono una rivalutazione della prova sono inammissibili salvo errori logici o contraddizioni nella motivazione
- Per configurare la desistenza volontaria nei reati a forma libera occorre che l'agente interrompa l'azione prima che siano stati compiuti gli atti diretti a produrre l'evento; l'interruzione dovuta a sopravvenienti circostanze esterne (es. sopraggiunta persona o intervento delle forze dell'ordine) non integra desistenza
- Atti quali effrazione del portone con uso di utensili, possesso di altri strumenti atti allo scasso e l'assunzione di ruoli (es. "palo") possono essere valutati come indici forti dell'univoca destinazione a commettere un furto, giustificando la qualificazione come tentativo di reato contro il patrimonio
- La mancata impugnazione di una specifica contestazione comporta il giudicato sulla stessa; in appello o cassazione non si può ottenere annullamento di una posizione non dedotta in ricorso
- In sede di cassazione è essenziale evidenziare vizi formali, violazioni di legge o contraddizioni logiche nella motivazione per ottenere accoglimento; la semplice diversa plausibile interpretazione dei fatti è insufficiente
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