Cassazione Penale, Sentenza n. 13174/2022 del 07/04/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione, in cassazione, di un'ordinanza del Tribunale di Cosenza che aveva respinto il ricorso di Ruggerini avverso il rigetto, da parte del Tribunale di Paola, della richiesta di revoca del sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente di beni rinvenuti in un appartamento a Modena. Il ricorrente aveva articolato due motivi: (1) mancata quantificazione dell'ammontare del profitto oggetto di sequestro per equivalente; (2) illegittimità dell'esecuzione del sequestro in più fasi temporali tra fine 2017 e inizio 2018, ritenuta non consentita dalla normativa e dalla giurisprudenza.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività: il termine per proporre il ricorso per cassazione (art. 311 c.p.p.) è perentorio di 10 giorni dalla comunicazione/ notifica dell'avviso di deposito e il deposito deve avvenire presso la cancelleria del Tribunale che ha emesso il provvedimento. Il ricorso era stato depositato presso il Tribunale di Paola il 31 maggio 2021 e pervenuto alla cancelleria del Tribunale di Cosenza solo l'8 giugno 2021, oltre il termine utile; perciò la Corte non ha esaminato il merito delle censure. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 311 cod. proc. pen.
Il ricorso per cassazione avverso il provvedimento del Tribunale del riesame o dell'appello cautelare deve essere proposto entro 10 giorni dalla comunicazione o notificazione dell'avviso di deposito; termine perentorio a pena di inammissibilità.
Sezioni unite penali, 14 gennaio 2021, n. 1626 (giurisprudenza)
Ha precisato che la proposizione del ricorso per cassazione deve avvenire esclusivamente mediante deposito presso la cancelleria del Tribunale che ha emesso la decisione; la data rilevante ai fini della tempestività è quella in cui l'atto perviene all'ufficio competente, non quella di deposito in ufficio diverso.
art. 582, comma 2, cod. proc. pen.
Richiamato nella decisione in relazione alla mancata obbligatorietà per una cancelleria ricevente di trasmettere l'atto al giudice competente: sottolinea che il rischio della tardività grava sul ricorrente che deposita in ufficio diverso.
art. 616 cod. proc. pen.
Sulla base di questa norma la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla sanzione pecuniaria (Cassa delle ammende) in caso di inammissibilità del ricorso.
confisca per equivalente (principio giurisprudenziale)
Il Tribunale aveva ritenuto che, nel caso di sequestro finalizzato alla confisca per equivalente, non sia necessario che i beni sequestrati costituiscano il diretto profitto o prezzo del reato né che sussista un vincolo pertinenziale tra beni e reato; quindi la mancata coincidenza diretta non esclude la misura.
Massime di principio
- Il termine di 10 giorni previsto dall'art. 311 c.p.p. per il ricorso per cassazione contro provvedimenti del Tribunale del riesame/appello cautelare è perentorio: la mancata osservanza comporta inammissibilità immediata.
- Il deposito del ricorso deve essere effettuato presso la cancelleria del Tribunale che ha emesso il provvedimento; depositi in uffici diversi espongono al rischio che la data utile non sia quella del deposito effettuato, ma quella in cui l'atto perviene all'ufficio competente.
- In caso di impugnazione, verificare sempre la correttezza formale e temporale del deposito (compresi giorni festivi e termine ultimo) e documentare la data di ricezione dall'ufficio competente.
- Quando il ricorso viene dichiarato inammissibile per motivi procedurali la Corte non entra nel merito delle censure: le questioni sostanziali (es. quantificazione del profitto per confisca per equivalente o legittimità di sequestri in più fasi) restano così inevase e dovranno essere opportunamente riproposte se possibile entro termini e modalità corrette.
- Sulla confisca per equivalente: nella giurisprudenza è riconosciuta la possibilità di applicare il sequestro anche quando i beni non siano il diretto provento del reato; tuttavia, le ragioni sostanziali e probatorie che giustificano la misura devono essere adeguatamente dedotte e documentate nel corso del procedimento.
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