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Cassazione Civile, Ordinanza n. 34881/2024 del 29/12/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (proprietario fondo servente)

La controversia

La controversia nasceva da una domanda proposta dal proprietario di un fondo per ottenere l'accertamento dell'inesistenza di una servitù di passaggio pedonale che l'altra parte assumeva di avere acquistato per usucapione a favore di un immobile sito nello stesso complesso. La Corte d'appello aveva riformato la decisione di primo grado, valorizzando l'assenza di opere visibili e permanenti specificamente destinate all'esercizio del passaggio, l'inidoneità materiale dello spazio a costituire un accesso comodo e, soprattutto, la mancata prova di un possesso ultraventennale corrispondente all'esercizio della servitù. Con il ricorso per cassazione la parte soccombente deduceva: 1) violazione dell'art. 1061 c.c. e vizio motivazionale, sostenendo che vi fossero opere visibili e permanenti idonee a integrare l'apparenza della servitù; 2) analoga violazione, censurando l'apprezzamento della Corte sulla presunta scomodità del transito; 3) violazione degli artt. 1061, 112 e 116 c.p.c. e vizio motivazionale, lamentando che la Corte avesse interpretato restrittivamente la domanda e che avesse male valutato le prove testimoniali, dalle quali a suo dire sarebbe emerso l'esercizio ultraventennale del passaggio.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto inammissibili i primi due motivi perché, sotto la formale deduzione di violazione di legge e vizio motivazionale, miravano in realtà a ottenere una nuova valutazione dei fatti e delle prove, censurando l'accertamento di merito sull'assenza di opere visibili e permanenti specificamente destinate al passaggio. Ha inoltre rilevato che il vizio di cui all'art. 360, n. 5, c.p.c., come riformato, consente solo la denuncia dell'omesso esame di un fatto storico decisivo e non più la critica alla sufficienza della motivazione. Il terzo motivo è stato dichiarato inammissibile perché, una volta divenuto definitivo il mancato accertamento del requisito dell'apparenza della servitù, mancava interesse sulla durata del possesso; inoltre, la doglianza sulla interpretazione della domanda non era stata veicolata nel corretto paradigma processuale e, quanto alla valutazione delle testimonianze, investiva un apprezzamento riservato al giudice di merito. Conseguentemente la Corte ha condannato il ricorrente alle spese, al pagamento di una somma ex art. 96 c.p.c. e dell'ulteriore importo per il contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 1061 c.c.

    Per l'usucapione della servitù di passaggio è necessario il requisito dell'apparenza, inteso come presenza di opere visibili e permanenti obiettivamente destinate all'esercizio della servitù; non basta un mero percorso di fatto utilizzabile.

  • art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c.

    La violazione di legge non può essere usata per sollecitare una nuova valutazione dei fatti di merito o delle prove.

  • art. 360, primo comma, n. 5, c.p.c.

    Il vizio è ormai limitato all'omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, decisivo e discusso tra le parti; non è più deducibile l'insufficienza della motivazione.

  • art. 112 c.p.c.

    La censura sull'interpretazione della domanda può rilevare solo se si traduce in violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato o in un vizio processuale dedotto nel corretto paradigma.

  • art. 116 c.p.c.

    La valutazione dell'attendibilità dei testimoni e la scelta delle prove più convincenti sono apprezzamenti di fatto rimessi al giudice di merito.

  • art. 380-bis c.p.c.

    La decisione è stata resa in camera di consiglio a seguito di proposta di definizione per inammissibilità o manifesta infondatezza.

  • art. 96, commi 3 e 4, c.p.c.

    In ragione della decisione conforme alla proposta, la Corte ha applicato la condanna per responsabilità aggravata e ha disposto una ulteriore somma in favore della cassa delle ammende.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 115/2002

    È stato dato atto dei presupposti per l'ulteriore contributo unificato a carico del ricorrente in caso di soccombenza.

Massime di principio

  • Per l'usucapione di una servitù di passaggio, il requisito dell'apparenza richiede opere visibili e permanenti specificamente predisposte per il suo esercizio; non è sufficiente la semplice esistenza di un transito di fatto o di un tracciato astrattamente idoneo.
  • Nel giudizio di cassazione non è consentito veicolare, sotto veste di violazione di legge, una richiesta di rivalutazione del compendio istruttorio e degli accertamenti di merito compiuti dal giudice di secondo grado.
  • Il vizio motivazionale ex art. 360, n. 5, c.p.c. è configurabile solo in presenza di omesso esame di un fatto storico decisivo e discusso, non potendo più censurarsi la mera insufficienza o non condivisibilità della motivazione.
  • L'interpretazione della domanda e la valutazione dell'attendibilità dei testimoni appartengono al giudice di merito e sono sindacabili in cassazione solo nei limiti di specifici errori processuali o di qualificazione giuridica dedotti nel corretto paradigma impugnatorio.
  • Se viene meno il presupposto dell'apparenza della servitù, resta priva di interesse ogni ulteriore doglianza relativa al possesso ultraventennale necessario all'usucapione.

Come è indicizzato

MaterieServitùImpugnazioniProve
RamiDiritti realiProcesso civile
IstitutiOnere della provaGiudicato

Testo integrale

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