Cassazione Penale, Sentenza n. 23678/2022 del 17/06/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione del sequestro preventivo della somma di euro 30.000 ritenuta provento della cessione di ingenti quantitativi di cannabis. Il ricorrente ha contestato la sussistenza del "fumus commissi delicti" e la riconducibilità del denaro al reato, denunciando che l'accusa è generica (assenza di riferimenti spaziali e temporali sulle cessioni) e che non si è tenuto conto degli estratti conto che mostrerebbero prelievi costanti e leciti della somma. Inoltre ha rilevato vizi di motivazione e un travisamento delle risultanze, nonché l'errata valorizzazione delle modalità di custodia (somma custodita in armadio e spontaneamente consegnata).
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il primo motivo, ritenendo che il Tribunale del riesame non abbia verificato adeguatamente la sussistenza di elementi indiziari concreti in relazione alla specifica ipotesi di reato cui si ricollega la somma di 30.000 euro. La Corte ha richiamato il principio secondo cui, per il sequestro preventivo di cose che possono essere assoggettate a confisca, non è sufficiente la sola astratta configurabilità del reato: il giudice deve accertare l'esistenza di un vincolo tra la cosa e il reato sorretto da gravità indiziaria. Nel caso di specie il Tribunale si era concentrato sulla spedizione intercettata della cannabis e non aveva invece fornito elementi concreti che rendessero verosimile che la somma fosse il profitto di plurime cessioni antecedenti. Di conseguenza l'ordinanza è stata annullata con rinvio al Tribunale del Riesame di Nuoro per nuovo giudizio.
Norme richiamate
art. 321, comma 2, cod. proc. pen.
Dispositivo invocato per il sequestro preventivo di beni presunti provento del reato; la Corte richiede che l'applicazione di tale norma si fondi su indizi concreti che colleghino il bene al reato.
art. 73, comma 1 e 1-bis, d.P.R. 9 ottobre 1990 n.309
Norma sostanziale in tema di sostanze stupefacenti che definisce le fattispecie di reato contestate (detenzione/cessione di stupefacenti).
Richiamato come norma generale sul concorso di persone nel reato; contestualizza la responsabilità penale nei fatti contestati.
Norma sulla confisca per equivalente o confisca obbligatoria dei proventi del reato; il sequestro era stato disposto in vista di una possibile confisca ex art. 240.
Contro le ordinanze emesse a norma degli artt. 322 bis e 324, il pubblico ministero, l'imputato e il suo difensore, la persona alla quale le cose sono state sequestrate e quella che avrebbe diritto alla loro restituzione possono proporre ricorso per cassazione per violazione di legge
Regola i limiti del ricorso per cassazione avverso ordinanze di riesame; la Corte chiarisce che il ricorso è ammesso solo per violazione di legge, con una giurisprudenza che distingue la valutazione della motivazione.
art. 322-bis e art. 324 cod. proc. pen.
Norme procedurali richiamate quali presupposto per il ricorso ex art. 325 (disciplinano misure cautelari reali e relativi provvedimenti).
art. 606 co.1 lett. e) cod. proc. pen.
Norma che disciplina il motivo di ricorso per la manifesta illogicità della motivazione; la Corte distingue questo rimedio dal ricorso per violazione di legge previsto dall'art. 325.
Riferimento al grado di persuasività richiesto per misure cautelari personali; utilizzato dalla Corte per distinguere il diverso livello di prova richiesto tra misure personali e reali.
Massime di principio
- Per disporre il sequestro preventivo di somme ritenute provento di reato è necessario che sussistano indizi concreti e specifici che colleghino la somma alla condotta delittuosa: la sola rinvenimento di denaro non basta.
- Il giudice del riesame non può limitarsi alla mera astratta configurabilità del reato: deve esaminare la congruità e la concretezza degli elementi indiziari (tempi, luoghi, modalità, eventuali riscontri oggettivi).
- La prova della lecita provenienza (estratti conto, prelievi regolari, documentazione fiscale) deve essere valorizzata e, se significativa, può escludere la riconducibilità del denaro a proventi illeciti.
- Non ogni modalità di custodia o il frazionamento in banconote di vario taglio costituisce di per sé indizio sufficiente di provento di spaccio: occorre valutare il quadro nel suo complesso.
- Il rapporto logico tra fatto e profitto deve essere ancorato a elementi di gravità indiziaria e non costruito per inversione (non si può presumere il reato solo perché è stato rinvenuto il presunto profitto).
- In analoghe situazioni la difesa dovrà chiedere al giudice che il provvedimento motivi specificamente i collegamenti temporali e materiali tra le presunte cessioni e il denaro sequestrato; la pubblica accusa deve fornire elementi che rendano verosimile la riconducibilità del denaro al reato.
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