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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 28665/2023 del 16/10/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

In data 10 ottobre 2023 entrambe le parti hanno formalmente rinunciato ai rispettivi ricorsi (la R.E.M.A. al ricorso principale e il Comune di Rimini al ricorso incidentale). Le rinunce sono state accettate dalle controparti e la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia delle parti, senza statuire sulle questioni di merito e senza pronunciare sulla liquidazione delle spese di giudizio.

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Controversia sulla proprietà di aree trasferite con rogito del 1/4/1948 e disciplinate da una transazione del 1951: il Comune chiedeva l'accertamento della proprietà delle aree (destinate a verde pubblico dagli anni '60) o, in subordine, l'acquisto per usucapione; la R.E.M.A. chiedeva il rigetto delle domande e, in via riconvenzionale, la declaratoria di risoluzione della transazione del 1951 per fatto e colpa del Comune. In primo grado il Tribunale rigettava la domanda principale del Comune ma accoglieva in parte la domanda subordinata di usucapione su alcune particelle e riconosceva la risoluzione della transazione senza però liquidare danni per carenza di prova. La Corte d'Appello di Bologna, con sentenza n.682/2018, ha rigettato i gravami di entrambe le parti. R.E.M.A. ha proposto ricorso per cassazione con quattro motivi (contestazione della qualificazione degli atti di possesso ai fini dell'usucapione; effetto della riscossione ICI; rilievi costituzionali e internazionali sull'illegittima occupazione da parte di ente pubblico; diritto al risarcimento per risoluzione), mentre il Comune ha proposto ricorso incidentale con quattro motivi (interpretazione della transazione 1951, carattere novativo o meno, effetti della risoluzione e accertamento della proprietà).

Norme richiamate

  • art. 1140 c.c.

    Richiamato tra le norme sul possesso; la questione circa la qualificazione delle attività esercitate dal Comune come atti di possesso è stata sollevata ma non decisa, essendo il procedimento estinto per rinuncia delle parti.

  • art. 1141 c.c.

    Norma sul possesso esercitato per conto altrui; evocata nel quadro della disputa sulla natura del possesso pubblico, ma non oggetto di decisione definitiva nella pronuncia di estinzione.

  • art. 1144 c.c.

    Rilevante per il carattere del possesso; la sua applicazione è stata controversa tra le parti ma non risolta dalla Corte data l'estinzione del giudizio.

  • art. 1158 c.c.

    Norma centrale sull'usucapione (possesso qualificato); la ricorrente contestava che le attività comunali fossero idonee a costituire possesso ai fini usucapione; la questione è stata discussa a livello di merito ma non decisa dalla Corte di cassazione per estinzione.

  • art. 360 n. 3 c.p.c.

    Fondamento delle censure in cassazione per violazione di norme di diritto; i motivi di ricorso formulati ai sensi di tale articolo sono stati esaminati nella relazione ma il procedimento è poi estinto per rinuncia delle parti.

  • art. 1165 c.c.

    Richiamato nelle censure relative agli effetti del possesso e degli atti di godimento, ma senza pronuncia definitiva.

  • art. 2944 c.c.

    Norma sulla prescrizione acquisitiva (interruzione della prescrizione); il Comune sosteneva che il pagamento dell'ICI costituisse riconoscimento della proprietà con effetto interruttivo, tesi sollevata ma non decisa in sede finale.

  • art. 2937 c.c.

    Richiami in relazione alla possibile rinuncia implicita a far valere gli effetti dell'interruzione della prescrizione; questione sollevata ma non risolta dalla Corte.

  • Prot. 1 C.E.D.U., art. 1

    Invocato dalla ricorrente per sostenere che l'illegittima occupazione da parte di un ente pubblico non può dar luogo ad acquisto della proprietà senza procedura espropriativa; questione di compatibilità con il diritto internazionale dei diritti umani è stata prospettata ma non decisa.

  • Carta dei diritti dell'Unione Europea, art. 17 § 1

    Riferimento sovranazionale a tutela del diritto di proprietà; sollevato come parametro di valutazione dell'acquisto della proprietà da parte di un ente pubblico, ma non risolto nella decisione per estinzione.

  • art. 117, comma 1 Cost.

    Richiamato in relazione al vincolo di conformità dell'ordinamento interno agli obblighi internazionali e sovranazionali in materia di diritti fondamentali; non oggetto di pronuncia definitiva nella sentenza di estinzione.

  • D.P.R. n. 327/2001, art. 42-bis

    Citato dalla ricorrente per sostenere che l'acquisizione di aree da parte di pubbliche amministrazioni dovrebbe avvenire tramite specifiche procedure (espropriazione/regularizzazione); la questione non è stata definitivamente valutata dalla Corte di cassazione a causa dell'estinzione del giudizio.

  • art. 1218 c.c.

    Richiamato in relazione alla pretesa di risarcimento per inadempimento contrattuale; la Corte d'appello aveva ritenuto insufficiente la prova del danno e tale questione non è stata decisa definitivamente in cassazione.

  • art. 1226 c.c.

    Norma sui criteri di liquidazione del danno; evocata nella doglianza sulla mancata liquidazione del danno in re ipsa, ma non risolta in sede di cassazione.

  • art. 2697 c.c.

    Regola sulla prova delle circostanze; la Corte d'appello aveva escluso prova sufficiente del danno, questione rimasta indeterminata dalla cassazione per estinzione.

  • art. 1362 c.c. e ss.

    Richiamati dal Comune in relazione ai criteri di interpretazione contrattuale e al carattere novativo o meno della transazione del 1951; la questione è stata sollevata ma non decisa definitivamente.

  • art. 1965 e 1976 c.c.

    Citati nella discussione circa il carattere novativo della transazione; non è stata resa decisione conclusiva in cassazione.

  • art. 1453 c.c.

    Richiamato in relazione alla risoluzione del contratto per inadempimento; la portata risarcitoria della risoluzione è stata oggetto di contestazione ma non definita dalla Corte di cassazione per estinzione.

  • art. 112 c.p.c.

    Evidenziato nella doglianza relativa alla misura della prova e alla conseguente risoluzione, senza pronuncia definitiva in cassazione.

  • art. 948 c.c.

    Richiamato dal Comune in relazione all'azione di accertamento della proprietà (rivalendica/accertamento con caratteri di rivendica); la Corte non si è pronunciata definitivamente sul punto.

  • art. 378 c.p.c.

    Invocato nella procedura di deposito di memorie in prossimità dell'udienza pubblica; atto menzionato nel procedimento ma non determinante per la decisione finale di estinzione.

Massime di principio

  • La rinuncia volontaria al ricorso da parte delle parti, se accettata, determina l'estinzione del giudizio in Cassazione senza decisione di merito e, se richiesto dalle parti, senza statuizione sulle spese.
  • L'acquisto della proprietà per usucapione richiede la prova del possesso continuato, pacifico, pubblico ed inequivoco (atti di dominio); la qualificazione delle attività pubbliche come possesso va valutata caso per caso e può essere controversa quando l'ente esercita funzioni di pubblica utilità.
  • Il pagamento di imposte o tributi (es. ICI) può avere rilevanza probatoria circa il riconoscimento di un titolo di proprietà, ma non costituisce automaticamente causa interruttiva della prescrizione acquisitiva: l'effetto dipende dalle circostanze e dalla concreta manifestazione di volontà del titolare.
  • L'occupazione da parte di una pubblica amministrazione di beni altrui solleva questioni anche di diritto costituzionale e sovranazionale (CEDU, Carta UE); tuttavia, il principio che l'ente pubblico non possa sottrarre proprietari senza adeguata procedura (espropriazione) trova applicazione pratica e richiede una valutazione giuridica approfondita.
  • In tema di risoluzione contrattuale e risarcimento, la semplice declaratoria di risoluzione non sempre comporta il riconoscimento automatico di un danno 'in re ipsa'; la prova del danno resta normalmente necessaria, salvo profili particolari espressamente qualificati dalla giurisprudenza.
  • Questioni di interpretazione contrattuale (es. carattere novativo di una transazione) sono risolte in base ai criteri ermeneutici del codice civile e richiedono un esame documentale e fattuale accurato; l'esito può cambiare radicalmente l'effetto giuridico degli atti antecedenti.

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