Cassazione Penale, Sentenza n. 148/2022 del 05/01/2022
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Ricorso contro l'ordinanza del 09/04/2021 che aveva confermato la custodia cautelare in carcere per Monorchio, gravemente indiziato dei reati: associazione per delinquere di stampo mafioso (capo A) e estorsione aggravata con riferimento all'art. 416-bis e norme connesse (capo G). La difesa ha denunciato vizi motivazionali, abuso della prova delle intercettazioni (pochissime conversazioni, alcune inter alios), uso incontrollato della tecnica "copia-incolla" con riferimenti a fatti non pertinenti, mancata dimostrazione del "metodo mafioso" e della preminenza/ruolo apicale nel sodalizio, carenza di elementi sulla responsabilità specifica di Monorchio negli episodi estorsivi e insufficiente giustificazione delle esigenze cautelari (tra cui errata menzione di precedenti penali non sussistenti).
La decisione
La Corte ha ritenuto fondati alcuni motivi del ricorso: ha accertato gravi vizi motivazionali nell'ordinanza impugnata (argomentazioni generiche, uso del "copia-incolla", mancata individualizzazione delle risultanze intercettative e carenza di collegamento tra prova e ruolo contestato). In particolare, si è concluso che non era stata data adeguata dimostrazione dell'apporto concreto e della posizione di preminenza richiesta per l'imputazione ai sensi dell'art. 416-bis né era chiara la responsabilità specifica per le estorsioni contestate. Per tali ragioni la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato per nuovo esame al Tribunale di Reggio Calabria ai sensi dell'art. 309, co. 7, c.p.p.
Norme richiamate
La Corte richiede, anche in sede cautelare, la dimostrazione di un "apporto concreto" riconoscibile alla vita dell'associazione (stabile e fattivo inserimento) e, quando rilevante, elementi che attestino il profilo di preminenza (gerarchico o funzionale) rispetto agli altri affiliati
art. 309, co. 7, cod. proc. pen.
Norma procedurale che consente alla Corte di annullare l'ordinanza e rinviare il procedimento al giudice di merito per nuovo esame delle esigenze cautelari e della posizione dell'indagato
Citazioni delle fattispecie contestate: ricomprendono le aggravanti e i reati collegati (es. estorsione con aggravante mafiosa). La sentenza sottolinea che, per l'aggravante collegata all'art. 416-bis, non è sufficiente l'evocazione del vincolo mafioso: occorre dimostrare il "quid pluris" (metodo mafioso) e la finalità di agevolazione dell'associazione
Richiamato dalla difesa come possibile diversa qualificazione della condotta; la Corte rileva che tale richiesta subordinata non è stata adeguatamente esaminata dall'organo che ha emesso l'ordinanza impugnata
Massime di principio
- La motivazione delle misure cautelari deve essere specifica e individualizzata: non sono sufficienti affermazioni generiche o il mero rinvio per relationem ad altri provvedimenti
- Le intercettazioni possono essere utili ma non possono costituire da sole, senza adeguata contestualizzazione e spiegazione, la base per attribuire un ruolo associativo o di vertice in un'organizzazione mafiosa
- Per ravvisare il reato associativo di tipo mafioso (art. 416‑bis) occorre dimostrare l'apporto concreto e stabile del soggetto alla vita del gruppo; se si contesta un ruolo di preminenza va chiarito con elementi specifici che giustifichino tale qualificazione
- Per qualificare un'estorsione come aggravata dall'art. 416‑bis è necessario evidenziare il "metodo mafioso" (quid pluris rispetto alla comune intimidazione) e/o la finalità di agevolazione dell'organizzazione
- Errori tecnici nella stesura del provvedimento (es. copia-incolla che introduce passaggi su fatti non pertinenti) possono incidere sulla correttezza motivazionale e determinare l'annullamento del provvedimento cautelare
- Le esigenze cautelari (pericolo di fuga, inquinamento probatorio, reiterazione) devono essere fondate su elementi concreti e aggiornati; la menzione di precedenti deve corrispondere alla situazione reale dell'indagato
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