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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25484/2024 del 27/06/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza della Corte d'appello di Napoli che aveva rigettato l'istanza volta al riconoscimento della disciplina del reato continuato con riguardo a cinque sentenze definitive relative a reati commessi tra il 1996 e il 2010. Il ricorrente censura carenza di motivazione e violazione di legge (art. 606 co.1 lett. e) c.p.p.) in riferimento all'art. 81 c.p. e art. 671 c.p.p., lamentando che il giudice dell'esecuzione non abbia valutato elementi suscettibili di dimostrare l'unitarietà del disegno criminoso (informative di PG, intercettazioni, dichiarazioni di collaboratori, motivazione di sentenza "Golden Goal"), la reale rilevanza del ruolo attribuito al Di Martino (capo cofondatore del sodalizio Afeltra), nonché gli indici sintomatici della continuazione (unitarietà del contesto, spinta a delinquere, analogia del modus operandi, partecipazione degli stessi soggetti), mentre i periodi interposti fra i fatti sarebbero spiegabili con carcerazione o latitanza.

La decisione

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto congrua e adeguata la motivazione della Corte d'appello di Napoli, che ha escluso l'esistenza di una preventiva ideazione unitaria fra i reati contestati, richiamando i principi di diritto sul reato continuato: occorre la prova di una preordinazione unitaria già presente nella mente del reo all'epoca del primo episodio, desumibile da indici esteriori significativi (omogeneità delle violazioni, contiguità spazio-temporale, modalità, sistematicità, programmabilità dei reati "ah origine"). La Corte ha sottolineato che alcuni reati erano frutto di circostanze contingenti e temporaneamente/territorialmente distanti e che taluni fatti precedevano la partecipazione associativa accertata con sentenza successiva; ha altresì ritenuto infondata la richiesta di riconoscimento parziale della continuazione per gruppi di sentenze. Conseguentemente il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 606 co.1 lett. e) cod. proc. pen.

    Norma processuale richiamata come motivo di cassazione per vizio di motivazione nella decisione impugnata; il ricorso deduceva carenza o insufficienza di motivazione ai sensi di questa disposizione

  • art. 81 cod. pen. (comma finale, principio della continuazione)

    Richiamato in relazione all'istituto del reato continuato: la Corte interpreta la norma come presidio per il riconoscimento della continuità quando vi sia una unitaria ideazione dei reati già presente al momento del primo fatto

  • art. 416-bis cod. pen.

    Norma che definisce il reato associativo di mafia; la sentenza discute la possibile continuità fra reato associativo e "reati satellite", precisando che occorre dimostrare che i reati fine fossero programmati al momento dell'ingresso nel sodalizio

  • D.P.R. 309/1990 (art. 73, art. 74, art. 80 co. 2)

    Norme relative alla disciplina sugli stupefacenti, citate in relazione ai reati per i quali si è contestata la continuazione; la Corte valuta tali reati rispetto alla loro collocazione temporale e funzionale rispetto all'associazione

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma processuale che disciplina la condanna alle spese di cassazione; applicata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Norma processuale richiamata in relazione agli strumenti di impugnazione del provvedimento di esecuzione; richiamata dal ricorrente nel quadro delle doglianze sulla decisione del giudice dell'esecuzione

Massime di principio

  • Il riconoscimento del reato continuato richiede la prova che, al momento del primo fatto, esistesse una progettualità unitaria e specifica che comprendesse anche i reati successivi: non è sufficiente l'abitualità criminale o la mera contiguità spazio-temporale.
  • Gli indici rilevanti per valutare l'unità del disegno criminoso sono tra gli altri: omogeneità delle violazioni e del bene giuridico protetto, contiguità spazio-temporale, analogia del modus operandi, sistematicità e coinvolgimento ricorrente degli stessi soggetti; tuttavia nessun indice singolo è di per sé decisivo.
  • La continuità tra reato associativo e reati commessi nell'ambito dell'attività del sodalizio (reati "satellite") è possibile solo se si dimostra che tali reati erano già programmati "ah origine", cioè al momento in cui il partecipante aderì all'associazione; non è ammesso un automatismo che riconnetta automaticamente tutte le condotte associative alla continuazione.
  • Fatti occasionali o legati a circostanze contingenti non sono compatibili con la nozione di preordinazione unitaria; la valutazione di tali elementi è di merito e, se adeguatamente motivata, non è sindacabile in sede di legittimità.
  • Le eventuali interruzioni temporali dovute a carcerazione o latitanza possono essere considerate nella ricostruzione, ma non bastano da sole a dimostrare che i reati successivi fossero già programmati al momento del primo episodio: occorre prova dei collegamenti progettuali.
  • In sede di esecuzione il giudice valuta la sussistenza dei presupposti per la continuazione con lo stesso rigore del giudizio di cognizione; la Corte di cassazione verifica la sufficienza e congruità della motivazione ma non riforma valutazioni di merito adeguatamente fondate.

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