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Cassazione Civile, Ordinanza n. 10115/2023 del 17/04/2023

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

La controversia nasce dalla sospensione, da parte dell'azienda sanitaria locale, del pagamento del compenso accessorio orario previsto per l'attività svolta in zone disagiate, a decorrere dal maggio 2017. Le ricorrenti, medici specialisti ambulatoriali interni, avevano chiesto il riconoscimento dell'indennità sostenendo che l'Accordo Integrativo Regionale dovesse essere interpretato nel senso favorevole alla loro pretesa. Il Tribunale e poi la Corte d'Appello avevano rigettato la domanda, ritenendo legittima l'interpretazione della ASL e conforme l'assetto normativo/negoziale. In cassazione le ricorrenti hanno proposto quattro motivi: (1) radicale carenza di motivazione sul dedotto vizio procedimentale per il mancato intervento del Comitato Paritetico Regionale; (2) motivazione apparente o perplessa in ordine al preteso difetto di attribuzione e all'impossibilità per la ASL di mutare l'interpretazione data in precedenza alla disciplina collettiva; (3) motivazione apparente e illegittima espansione del potere discrezionale della ASL per aver cambiato interpretazione dell'AIR dopo aver corrisposto il compenso per anni e mentre altre ASL continuavano a pagarlo; (4) violazione dei criteri di interpretazione dei contratti collettivi ex artt. 1362 ss. c.c. e omesso esame di circostanze interpretative, tra cui il rilievo del grassetto nel testo dell'AIR, il diverso comportamento di altre ASL e una delibera regionale successiva del 2017. La Cassazione ha esaminato congiuntamente i primi tre motivi e li ha ritenuti infondati, osservando che la ASL, quale debitrice della prestazione, era legittimata a riconsiderare l'interpretazione della disciplina e ad agire di conseguenza, restando salvo il diritto del creditore di contestare giudizialmente tale interpretazione; ha inoltre ritenuto aspecifica e inconferente la censura sul mancato intervento del Comitato paritetico. Quanto al quarto motivo, la Corte ha ritenuto che l'interpretazione della Corte territoriale fosse corretta: l'art. 42, comma 11, dell'ACN rinviava agli accordi regionali, ma l'AIR non poteva autonomamente ampliare o modificare la definizione delle zone disagiate in contrasto con la delibera regionale richiamata e con l'ACN. Il ricorso è stato quindi integralmente rigettato, con condanna delle ricorrenti alle spese del giudizio di legittimità.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato integralmente il ricorso. Ha confermato la decisione della Corte d'Appello che aveva respinto la domanda dei medici per il riconoscimento del compenso accessorio orario relativo alle zone disagiate. Ha inoltre affermato che la ASL poteva rivedere l'interpretazione dell'Accordo Integrativo Regionale e che la diversa lettura proposta dalle ricorrenti costituiva una richiesta di nuova valutazione del merito, non consentita in sede di legittimità. È stata pure ribadita la regola per cui la contrattazione collettiva decentrata non può validamente disporre in contrasto con la disciplina nazionale e con il necessario rinvio alla delibera regionale per l'individuazione delle sedi disagiate. Le ricorrenti sono state condannate alle spese del giudizio di cassazione.

Norme richiamate

  • art. 335 c.p.c.

    la riunione di impugnazioni è esclusa quando i ricorsi riguardano sentenze diverse e non sussistono i presupposti di connessione rilevanti per la trattazione unitaria

  • art. 360 c.p.c.

    viene richiamato come parametro formale dei motivi di ricorso, ma la Corte distingue tra vizi motivazionali e violazione di legge, escludendo che le doglianze dedotte integrassero un vizio di motivazione apparente

  • art. 1362 c.c.

    l'interpretazione del testo negoziale può tenere conto anche di elementi testuali valorizzati dalle parti, ma non consente una rilettura alternativa del merito in cassazione

  • art. 1362, co. 2, c.c.

    anche il comportamento delle parti può rilevare nell'interpretazione, ma nel caso concreto il grassetto nel testo non imponeva la lettura proposta dalle ricorrenti

  • art. 42, co. 11, ACN 2005

    per lo svolgimento dell'attività in zone identificate dalle Regioni come disagiatissime o disagiate a popolazione sparsa, comprese le piccole isole, spetta ai medici specialisti un compenso accessorio orario nella misura e con le modalità concordate nell'ambito degli Accordi regionali

    l'ACN rinvia agli accordi regionali per misura e modalità del compenso, ma il rinvio opera entro il quadro delle sedi disagiate individuate secondo i criteri regionali

  • art. 4 AIR 2007

    sono da considerare poste in zone disagiate di cui al comma 11 lett. B dell'art. 42 dell'ACN, in analogia con quanto previsto dalla Delibera di Giunta Regionale 674/2006, tutte le unità operative che insistono in comuni facenti parte delle Comunità Montane con popolazione fino a 5 mila abitanti

    la clausola va letta in coordinamento con la delibera regionale richiamata e non come autonomo ampliamento della nozione di zona disagiata

  • art. 118 disp. att. c.p.c.

    richiamato per rinviare alla motivazione della precedente pronuncia di legittimità sul divieto per la contrattazione collettiva decentrata di porsi in contrasto con quella nazionale

  • art. 2-nonies d.l. n. 81/2004

    è richiamato per affermare il principio di gerarchia tra contrattazione collettiva nazionale e decentrata, con invalidità della disciplina decentrata incompatibile con quella nazionale

  • L. n. 138/2004

    norma di conversione del d.l. n. 81/2004 richiamata nel medesimo principio sulla prevalenza della disciplina nazionale

  • D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater

    richiamato per gli effetti accessori in tema di contributo unificato in caso di soccombenza

Massime di principio

  • Il soggetto tenuto al pagamento di un compenso o di una prestazione regolata da fonti negoziali o collettive può rivalutare l'interpretazione della disciplina applicabile e conformare ad essa il proprio comportamento, restando salvo il diritto dell'altra parte di far accertare in giudizio l'illegittimità di tale interpretazione.
  • In sede di legittimità non è consentito trasformare una censura sulla lettura del testo contrattuale in un vizio di motivazione apparente quando la doglianza mira, in sostanza, a ottenere una diversa ricostruzione del merito.
  • L'interpretazione di un accordo collettivo decentrato deve essere letta in coordinamento con la fonte collettiva nazionale e con gli eventuali atti regionali richiamati: la disciplina decentrata non può autonomamente ampliare o modificare criteri che il livello superiore rimette a una determinazione amministrativa esterna.
  • Quando una clausola negoziale richiama espressamente una delibera o un atto presupposto per l'individuazione di determinati presupposti applicativi, l'interpretazione deve preservare la coerenza con quell'atto e non può isolare singoli indici testuali per attribuire alla clausola un significato incompatibile con il rinvio complessivo.
  • La deduzione di un vizio procedimentale richiede specificità del ricorso e pertinenza della censura rispetto alla decisiva ratio della sentenza impugnata.

Come è indicizzato

MaterieLavoro a termineImpugnazioni
RamiLavoroProcesso civile
IstitutiBuona fede e correttezzaOnere della provaNullità

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