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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10349/2025 del 14/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 15/11/2024 che aveva rigettato il riesame avverso il decreto del GIP del 16/09/2024 di sequestro preventivo finalizzato alla confisca (art. 648‑quater c.p.) di somme e beni ritenuti profitto del reato di riciclaggio continuato e aggravato (somma complessiva contestata: euro 394.606,23). Il ricorrente deduceva: (i) violazione di legge in relazione all'art. 648‑quater c.p.; (ii) contraddittorietà della ricostruzione fattuale (diversa rappresentazione tra imputazione del PM e motivazione del GIP riguardo alla sequenza di accreditamenti e consegne di contanti); (iii) mancata prova del contenuto delle buste consegnate da un terzo denominato "Mario"; (iv) contestazione della quantificazione della somma sequestrabile richiamando due orientamenti giurisprudenziali (confisca per equivalente sull'intera somma oggetto delle operazioni di ripulitura vs. confisca limitata al profitto effettivamente acquisito dal riciclatore), sostenendo la preferenza per il secondo; (v) che il provvedimento aveva sottoposto a sequestro somme impignorabili (stipendi e somma derivante da riscatto anticipato di polizza) richiamando la pronuncia SS.UU. 7 luglio 2022, n. 26252 secondo cui "alla confisca per equivalente e al sequestro ad essa finalizzato si applicano i limiti di impignorabilità previsti dall'art. 545 cod. proc. civ.".

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso nella parte relativa ai rilievi di merito sulla ricostruzione fattuale e sulla qualificazione del profitto del reato di riciclaggio, ritenendo sussistente il fumus del reato sulla base di attività investigative (osservazioni, captazioni, pedinamenti, documentazione bancaria e contabile che ha evidenziato bonifici con fatture inesistenti e una società "Five Shoes" di fatto irreperibile). Sul punto della confisca per equivalente la Corte ha confermato il proprio orientamento secondo cui il profitto del reato di riciclaggio è costituito dal valore delle somme oggetto delle operazioni dirette a ostacolare l'identificazione della loro provenienza delittuosa (quindi ampio). Tuttavia il ricorso è stato ritenuto fondato limitatamente alla mancata verifica, da parte del Tribunale in sede di riesame, della pignorabilità di alcune somme sottoposte a sequestro (stipendi e somma da polizza), che risultano impignorabili ai sensi dell'art. 545 c.p.c.; per tale profilo l'ordinanza è stata annullata e il provvedimento è stato rinviato al Tribunale di Macerata per nuovo giudizio, ai sensi dell'art. 324, co. 5, c.p.p. Nel resto l'ordinanza è stata confermata.

Norme richiamate

  • art. 648‑quater cod. pen.

    La Corte interpreta il "profitto" del reato di riciclaggio come il valore delle somme oggetto delle operazioni dirette a ostacolare l'identificazione della loro provenienza delittuosa; pertanto la confisca per equivalente può colpire tali somme anche se non corrispondono all'utilità economica effettivamente acquisita dal riciclatore.

  • art. 545 cod. proc. civ.

    alla confisca per equivalente e al sequestro ad essa finalizzato si applicano i limiti di impignorabilità previsti dall'art. 545 cod. proc. civ.

    I limiti di impignorabilità previsti dall'art. 545 c.p.c. (in particolare per stipendi e determinate somme derivanti da assicurazioni) si applicano anche ai provvedimenti di sequestro finalizzati alla confisca per equivalente; occorre quindi verificare la pignorabilità delle somme prima di disporne il sequestro.

  • art. 324, comma 5, cod. proc. pen.

    Norma richiamata per il rinvio al Tribunale competente a seguito di annullamento parziale del provvedimento cautelare; la Cassazione ha disposto il rinvio al Tribunale di Macerata per nuovo giudizio sulla pignorabilità delle somme.

Massime di principio

  • In procedimenti per riciclaggio il giudice della cautela valuta il fumus del reato sulla base di elementi investigativi complessivi (osservazioni, captazioni, pedinamenti, documentazione bancaria): contraddizioni formali nella ricostruzione temporale non escludono la rilevanza del quadro probatorio se l'operazione di ripulitura risulta comunque realizzata.
  • Secondo orientamento consolidato della Cassazione, il "profitto" ai fini della confisca per equivalente nel reato di riciclaggio coincide con il valore delle somme oggetto delle operazioni dirette a ostacolare l'identificazione della provenienza delittuosa, non solo con l'utilità effettivamente incamerata dal singolo riciclatore.
  • Tuttavia le regole di impignorabilità del processo civile (art. 545 c.p.c.) trovano applicazione anche nel sequestro finalizzato alla confisca per equivalente: stipendi e somme espressamente impignorabili non devono essere indebitamente sottoposte a sequestro senza preventiva verifica della pignorabilità.
  • Se la difesa documenta l'impignorabilità di determinate somme, il giudice della cautela è obbligato a esaminarne la pignorabilità; l'omessa verifica può determinare l'annullamento parziale del provvedimento e il rinvio per nuovo esame.
  • Nelle impugnazioni in Cassazione è difficile ottenere l'annullamento per mere censure di merito sulla valutazione delle prove tecniche (es. contenuto di buste non accertato) se il quadro probatorio complessivo è ritenuto congruo dal giudice.
  • Per una efficace difesa in casi simili è essenziale produrre documentazione che dimostri l'impignorabilità (buste paga, attestazioni di liquidazione polizze, ecc.) e sollecitare esplicita disamina di tali elementi in sede di riesame cautelare.

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