Cassazione Penale, Sentenza n. 6079/2025 del 13/02/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
All'imputato, nella qualità di dirigente del settore Urbanistica del Comune di Siracusa, era contestato il delitto tentato di abuso d'ufficio (artt. 56 e 323 c.p.) per non essersi astenuto in presenza di un interesse personale relativamente a una domanda di concessione in sanatoria per un immobile di sua proprietà situato in zona di inedificabilità assoluta; il Tribunale di Siracusa lo aveva assolto perché il fatto non costituisce reato, la Corte d'appello di Catania in appello lo aveva invece condannato a sei mesi ritenendo sussistente il dolo intenzionale e, alternativamente, il concorso morale dell'extraneus (determinatore/istigatore). In cassazione il difensore denunciava difetto di correlazione tra imputazione e sentenza (mutamento della fattispecie da pubblico ufficiale a extraneus), errori nell'applicazione dell'obbligo di astensione e nella valutazione dell'elemento soggettivo e dell'idoneità degli atti: in sostanza contestava la trasformazione degli elementi costitutivi dell'addebito e la valutazione probatoria.
La decisione
La Corte di cassazione ha dato conto della riforma legislativa intervenuta: il d.l. 16.7.2020 n.76 aveva già ristretto la portata dell'art. 323 c.p., la Corte costituzionale con sentenza n.8/2022 aveva respinto le questioni di legittimità e successivamente la legge 9 agosto 2024 n.114 ha abrogato ogni residuale fattispecie di abuso d'ufficio. Di conseguenza la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato.
Norme richiamate
art. 323 cod. pen. (abuso d'ufficio) e art. 56 cod. pen. (tentativo)
La disposizione originaria è stata inizialmente ristretta dall'intervento normativo del 2020 e infine abrogata nella parte residuale dalla legge 9 agosto 2024 n.114; pertanto la fattispecie contestata non è più penalmente rilevante.
d.l. 16 luglio 2020 n.76 ("decreto semplificazioni")
Ha limitato la portata applicativa della norma ex art. 323 c.p. attribuendo rilievo penale solo alle violazioni di specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge o da atti con forza di legge.
Sentenza Corte Costituzionale n.8 del 18 gennaio 2022
La Corte costituzionale ha ritenuto infondate le questioni di legittimità sollevate rispetto alla riforma del 2020, confermando la possibilità di una portata più ristretta della fattispecie.
legge 9 agosto 2024 n.114
Ha abrogato ogni residuale fattispecie di abuso d'ufficio, determinando che i fatti di cui era accusato l'imputato non sono più previsti dalla legge come reato.
art. 6-bis legge 7 agosto 1990 n.241 (obbligo di astensione)
art. 6-bis L. 7.8.1990 n.241
Regola l'obbligo di astensione del pubblico ufficiale in presenza di un interesse personale; nel caso concreto la Corte territoriale aveva dato rilievo all'immediatezza dell'obbligo, ma la questione del momento esatto di astensione (ad es. atto finale di firma) è stata oggetto di contestazione difensiva.
Massime di principio
- Se la legge sopprime o abroga una fattispecie penale, le condanne già pronunciate in merito a quella fattispecie possono essere annullate senza rinvio perché il fatto non è più previsto come reato (applicazione del principio "in favorem rei" e dell'effetto retroattivo della depenalizzazione).
- La riforma che restringe la portata di una norma penale (es. richiedendo la violazione di "specifiche regole" prive di margini discrezionali) impone al giudice di verificare che la condotta rientri effettivamente in quei confini prima di affermare la rilevanza penale.
- Un mutamento della qualificazione giuridica contestata in sede di giudizio (per es., trasformare la responsabilità dell'imputato da pubblico ufficiale a concorso morale come extraneus) può costituire vizio per difetto di correlazione fra imputazione e sentenza: in situazioni analoghe è utile eccepire l'alterazione degli elementi costitutivi dell'addebito.
- Nelle ipotesi di obbligo di astensione del pubblico ufficiale è cruciale determinare il momento in cui l'astensione doveva intervenire (l'atto decisorio concreto o la firma formale); documentare deleghe, attribuzioni e pratiche amministrative che mostrino che la pratica è stata trattata da altro soggetto può essere decisivo.
- Per configurare il tentativo o l'idoneità degli atti a realizzare il reato occorre che gli atti siano idonei, diretti in modo non equivoco e valutati ex ante: semplici richieste informative o contatti occasionali senza potere di influire sull'atto finale possono non essere sufficienti.
- Anche quando l'abuso d'ufficio viene escluso o abrogato, è necessario verificare se i fatti possano integrare altre fattispecie (ad es. falsità, reati contrattuali, peculato, corruzione) che rimangono perseguibili; pertanto non ritenere automaticamente esaurita ogni responsabilità penale con l'abrogazione.
- In impugnazioni penali, sostenere contemporaneamente la lettura normativa favorevole (es. abrogazione) e contestare difetti formali o di motivazione nell'accusa è strategico: se la questione sostanziale favorevole viene accolta può rendere superflue le censure processuali, ma queste ultime restano utili se la depenalizzazione non fosse applicabile.
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