Cassazione Penale, Sentenza n. 5811/2025 del 13/02/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Richiesta di riconoscimento della continuazione tra due fatti di reato già oggetto di decisioni irrevocabili (entrambi relativi al delitto di associazione mafiosa, art. 416-bis c.p.). Prime due condanne: Corte d'Appello di Bologna 7.8.2012 (reato commesso dal 2001 fino alla cattura; pena anni 8 e mesi 6) e Corte d'Appello di Catanzaro 27.1.2023 (reati commessi a Cropani e Reggio Emilia fino al 2014; pena anni 7, mesi 9, giorni 10). La Corte di Appello di Catanzaro aveva respinto la domanda di continuazione perché ritenuta la partecipazione a due distinte cosche e non la prosecuzione di un medesimo disegno criminoso ('cambiare casacca'). Il ricorrente ha dedotto che una sentenza di merito qualificava la cosca Trapasso come "articolazione" della cosca facente capo a Grande Aracri, sicché non ci sarebbe stato un mutamento autonomo ma la prosecuzione dello stesso percorso associativo.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio alla Corte di Appello di Catanzaro per un nuovo esame. La Corte ha richiamato i principi di diritto sul riconoscimento della continuazione (unità di ideazione, criteri-indice da valutare anche in sede esecutiva) e ha rilevato che il giudice dell'esecuzione non ha effettuato un'adeguata verifica del rapporto tra le due compagini associative, omettendo di considerare se si tratti di 'vasi comunicanti' o di articolazioni che possano supportare la continuazione.
Norme richiamate
Natura del fatto di reato (associazione mafiosa): entrambe le sentenze di merito riguardano lo stesso tipo di reato, circostanza rilevante ai fini dell'accertamento della possibile continuazione.
Richiesta dell'unità di disegno criminoso: la continuazione si fonda sulla 'rappresentazione unitaria' delle condotte sin dal momento ideativo, non sulla mera reiterazione o su una scelta di vita criminale.
Sez. I, n. 40123 del 22.10.2010
Giurisprudenza richiamata per affermare che l'unità di ideazione deve emergere dall'esame concreto dei tempi e delle modalità e che la sola recidiva o abitualità non sono sufficienti a dimostrare continuazione.
Sez. I, n. 12905 del 17.3.2010
Principio secondo cui la programmazione iniziale può essere anche di massima, purché i reati risultino previsti almeno in linea generale come mezzi per il conseguimento di un unico scopo.
Sez. Un., n. 28659 del 18.5.2017
In esecuzione, come in sede di cognizione, è necessaria un'approfondita verifica degli indici concreti (omogeneità delle violazioni, contiguità spazio-temporale, modalità, sistematicità, abitudini programmate di vita e programmazione iniziale dei reati) per riconoscere la continuazione.
Massime di principio
- La continuazione richiede l'accertamento di un'unità di disegno criminoso (unità di ideazione) e non si realizza automaticamente per la mera reiterazione di reati o per l'appartenenza a più gruppi criminosi nel tempo.
- In sede esecutiva il giudice deve compiere un'analisi concreta e approfondita degli indici (omogeneità dei reati, contiguità spazio-temporale, modalità, sistematicità, programmazione iniziale) come in sede di cognizione.
- La qualifica delle compagini associative come 'articolazioni' o 'vasi comunicanti' può essere decisiva: se le organizzazioni sono connesse o articolazioni della medesima struttura, ciò agevola il riconoscimento della continuazione.
- La circostanza che il soggetto abbia comunicato la sua attività criminale in contesti diversi non esclude automaticamente la continuazione se è dimostrabile una progettazione unitaria anche di massima.
- Se il giudice dell'esecuzione non svolge un esame adeguato dei rapporti tra le condotte e le organizzazioni, la Cassazione tende ad annullare e a rinviare per un nuovo esame motivato.
- La prova dell'unità di ideazione è di natura indiziaria e va ricostruita tramite nessi esteriori tra le condotte, evitando di ridurla a una generica adesione a uno stile di vita criminale.
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