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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13625/2024 del 03/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugnava la sentenza di condanna per bancarotta fraudolenta distrattiva e bancarotta semplice relativa al fallimento della "Nadeco s.r.l." (fallita il 7/2/2017). Si contestava che la mancata evidenza del saldo di cassa di euro 95.725,42 fosse dovuta a omissioni contabili (destinazione a pagamento di fornitori e personale) e non a distrazione; si chiedeva il riconoscimento, al più, della bancarotta semplice documentale e la non applicazione dell'aggravante di cui all'art. 219 legge fall.; si contestava altresì la retrodatazione dello stato di insolvenza (fine 2014) e la mancata concessione della sospensione condizionale della pena, per pregressi comportamenti risarcitori e precedenti penali non particolarmente gravi.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto inammissibili per difetto di specificità o come sindacato ricostruttivo del merito i primi e il terzo motivo, e infondati il secondo e il quarto. Ha confermato che la distrazione di 95.725,42 euro è stata adeguatamente dimostrata sulla base della relazione e delle dichiarazioni del curatore e che la documentazione difensiva non dimostrava la distinzione tra denaro personale e societario. Ha ritenuto legittima l'applicazione della disciplina della continuazione (art. 219 legge fall.) senza necessità di formale contestazione dell'aggravante; ha motivato il rifiuto dell'attenuante della speciale tenuità per l'entità del danno; ha ritenuto corretta la qualificazione dello stato di insolvenza anteriore alla dichiarazione di fallimento; ha respinto la richiesta di sospensione condizionale della pena sulla base dei precedenti dell'imputata (pregressa condanna per truffa) e della prognosi di recidiva; ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Richiamata dalla difesa per censurare la motivazione; la Corte tuttavia sottolinea i limiti del sindacato in cassazione e la distinzione tra vizio di motivazione e rivalutazione del merito

  • art. 546 cod. proc. pen.

    Richiamato nella contestazione sulla motivazione; la Corte ricorda che non è ammesso un sindacato sul merito quando la motivazione è adeguata

  • art. 217 legge fallimentare

    Norma richiamata in relazione ai reati di bancarotta; la Corte ha ritenuto corretta l'applicazione delle previsioni fallimentari rilevanti al caso

  • art. 219 legge fallimentare

    L'applicazione della disciplina della continuazione/aggregazione tra più fatti di bancarotta non richiede la formale contestazione dell'articolo stesso: si applica come disciplina più favorevole per la determinazione della pena

  • art. 521 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione al vizio di applicazione della legge penale; la Corte ha ritenuto infondate le censure relative alla violazione del principio di correlazione tra imputazione e sentenza

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Ricorda i limiti dei motivi di cassazione: le censure devono essere conformi alle categorie previste e non possono tradursi in un inammissibile sindacato sul merito

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per la condanna alle spese processuali in caso di rigetto del ricorso

  • art. 2484 cod. civ.

    Richiamato dalla difesa in tema di causa di scioglimento per perdita del capitale sociale; la Corte ha ritenuto che le considerazioni difensive non contrastano la valutazione dello stato di insolvenza

  • art. 2447 cod. civ.

    Richiamato in tema di riduzione del capitale e possibili soluzioni alternative: la mera esistenza di limiti civilistici non impedisce la valutazione penalistica dello stato di dissesto

  • art. 2482 cod. civ.

    Richiamato in tema di scioglimento e gestione societaria; la Corte ha ritenuto irrilevanti le argomentazioni civilistiche rispetto alla prova del dissesto

  • art. 133 cod. pen.

    Richiesto dalla difesa per la sospensione condizionale della pena; la Corte ha ricordato che il giudice di merito può indicare solo gli elementi ritenuti prevalenti e non deve esaurire tutti gli elementi elencati dall'articolo

Massime di principio

  • In cassazione non è consentito un sindacato libero sul merito se la motivazione della sentenza impugnata è adeguata: censure generiche o basate su rivalutazione delle prove sono spesso inammissibili
  • Nei reati fallimentari la valutazione della distrazione di somme può fondarsi su relazione e dichiarazioni del curatore: la documentazione difensiva deve essere idonea a distinguere chiaramente somme societarie da somme personali
  • L'aggravante di cui all'art. 219 legge fall. (continuazione/aggregazione tra fatti di bancarotta) può essere applicata senza formale contestazione dell'articolo quando risulti dall'impianto probatorio e sia più favorevole nella determinazione della pena
  • La riconoscibilità dell'attenuante per particolare tenuità del danno patrimoniale dipende anche dall'entità concreta del danno: importi rilevanti ostano al riconoscimento
  • Per la concessione della sospensione condizionale della pena il giudice di merito può valutare e indicare solo gli elementi ritenuti prevalenti (anche negativi) e non è vincolato ad esaminare esaustivamente tutti i fattori dell'art. 133 cod. pen.
  • Motivi di cassazione che ripropongono genericamente argomentazioni già disattese in grado di merito, senza specificità, rischiano l'inammissibilità

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