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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1415/2023 del 17/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza della Corte d'appello di Torino che confermava la loro condanna per il reato di cui all'art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90. I principali motivi di ricorso sono: (I) per MOR SYLLA e DIACK DOUDOU la violazione dell'art. 99 c.p. con riguardo all'aumento di pena per recidiva specifica, deducendo che la Corte d'appello ha applicato obbligatoriamente un aumento di metà della pena base quando tale aumento è invece discrezionale; (II) per tutti e tre, violazione degli artt. 62 e 62-bis c.p. per il diniego delle circostanze attenuanti generiche, contestando la motivazione della Corte che ha fondato il diniego sulla mancata collaborazione e mancanza di resipiscenza, ritenuta contraddittoria rispetto ad altri passaggi della sentenza.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso parzialmente fondato. Il primo motivo (recidiva/art.99 c.p.) è stato ritenuto inammissibile perché la questione non era stata devoluta alla Corte di appello e, pertanto, non poteva essere sollevata in Cassazione salvo ipotesi eccezionali. Il secondo motivo è stato invece accolto: la Corte ha rilevato una motivazione contraddittoria nel rigetto delle circostanze attenuanti generiche (da un lato la Corte di merito rileva la mancata collaborazione come ragione del diniego; dall'altro il Tribunale aveva invece tenuto conto del "corretto comportamento" degli imputati in sede di intervento degli agenti), con conseguente annullamento della sentenza limitatamente al trattamento sanzionatorio e rinvio per nuovo giudizio sulla determinazione della pena ad altra sezione della Corte d'appello di Torino. La condanna sostanziale per il reato di cui all'art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90 è rimasta confermata salvo quanto sopra.

Norme richiamate

  • d.P.R. 309/1990 art. 73, comma 5

    Norma sostanziale che disciplina il reato per il quale gli imputati sono stati condannati; la Cassazione non ha annullato la condanna sul punto sostanziale, intervenendo soltanto sul trattamento sanzionatorio

  • codice penale art. 99

    La questione relativa all'aumento di pena per recidiva specifica è stata dichiarata inammissibile in Cassazione perché non dedotta in appello; la Corte ricorda che l'invocata violazione normativa non può essere esaminata se non era devoluta alla Corte di appello. Sulla discrezionalità dell'aumento, il ricorso sosteneva che l'aumento non è obbligatorio, ma la Corte non si è pronunciata sul merito a causa dell'inammissibilità

  • codice penale art. 62

    Riferimento generale alle circostanze attenuanti; la Corte ha valutato la corretta applicazione in combinato con l'art. 62-bis e l'art. 133, richiedendo motivazioni coerenti per il diniego

  • codice penale art. 62-bis

    La Corte precisa che, dopo la riforma, la concessione delle attenuanti generiche richiede elementi positivi; il giudice può negarle per mancanza di elementi di segno positivo e può anche considerare la condotta processuale (es. mancata collaborazione) come elemento utile alla valutazione, purché la motivazione sia logicamente coerente

  • codice penale art. 133

    Il giudice può basarsi anche su un unico elemento indicato dall'art. 133 c.p. per riconoscere o escludere le circostanze attenuanti generiche; tuttavia la valutazione non può essere contraddittoria rispetto ad altri passaggi motivazionali

  • codice di procedura penale art. 606, comma 3

    Richiama il divieto per la Cassazione di esaminare questioni non prospettate in appello, salvo questioni rilevabili d'ufficio; perciò la questione sulla recidiva non può essere sollevata in Cassazione se non era devoluta alla Corte d'appello

  • codice di procedura penale art. 609, comma 1 e 2

    Insieme all'art. 606, stabilisce i limiti del sindacato di legittimità in Cassazione: non sono esaminabili questioni non dedotte in grado di appello, a meno che siano rilevabili d'ufficio o non deducibili prima

Massime di principio

  • In Cassazione non possono essere esaminate questioni non devolute alla Corte d'appello: la difesa deve proporre in appello tutte le questioni che intende far valutare a legittimità, altrimenti diventano inammissibili in Cassazione salvo eccezioni.
  • L'aumento di pena per recidiva specifica ha carattere discrezionale nella sua áplicatione: il giudice deve valutare la rilevanza della reiterazione ai fini della maggiore rimproverabilità e pericolosità, e tale valutazione va adeguatamente motivata; per contestare tale aumento in Cassazione occorre che la questione sia stata sollevata in appello.
  • Il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche richiede elementi di segno positivo; l'assenza di tali elementi legittima il diniego, e il giudice può anche tener conto della condotta processuale (es. mancata collaborazione) ove ciò sia coerentemente motivato.
  • È ammissibile che il giudice si fondi su un solo elemento fra quelli indicati dall'art. 133 c.p. per concedere o negare le attenuanti, ma la motivazione non deve contenere elementi contraddittori tra loro: incongruenze logiche nella motivazione possono portare all'annullamento della statuizione sulla pena.
  • Se la motivazione sul trattamento sanzionatorio è viziata, la Cassazione può annullare limitatamente a tale punto e rinviare per un nuovo giudizio sulla pena (spesso ad altra sezione), lasciando ferme le statuizioni di colpevolezza quando non impugnate con esito favorevole.

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