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Cassazione Civile, Ordinanza n. 39367/2021 del 10/12/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (proprietario confinante)

La controversia

La controversia nasce da una domanda di rimozione di una porzione di fabbricato proposta per violazione delle distanze tra costruzioni e delle norme urbanistiche comunali. Il Tribunale aveva accolto la domanda e condannato i proprietari dell'opera a rimovere la porzione ritenuta illegittima. La Corte d'appello ha riformato la decisione, osservando che il primo giudice non aveva specificato quali fossero le distanze legali applicabili né la misura della loro violazione e che tali dati non emergevano neppure dalla consulenza tecnica d'ufficio. Nel ricorso per cassazione la parte soccombente ha dedotto, con il primo motivo, nullità della sentenza per violazione dell'art. 112 c.p.c. e degli artt. 61, 62 e 196 c.p.c., sostenendo che, una volta ritenute insufficienti le risposte del CTU, la Corte d'appello avrebbe dovuto disporre la rinnovazione o integrazione della consulenza, essendo necessario accertare d'ufficio le norme edilizie e urbanistiche sulle distanze. Con il secondo motivo ha denunciato la violazione degli artt. 873 c.c., 41-quinquies l. 1150/1942 e artt. 2 e 9 d.m. 1444/1968, motivo rimasto assorbito.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il primo motivo di ricorso, ritenendo che il giudice d'appello, rilevata l'insufficienza degli accertamenti svolti, non potesse limitarsi a rigettare la domanda ma dovesse conoscere d'ufficio, secondo il principio iura novit curia, non solo le norme di legge ma anche le prescrizioni urbanistiche contenute nei piani regolatori e nei regolamenti edilizi comunali in tema di distanze, eventualmente disponendo un rinnovo o un'integrazione della consulenza tecnica. Il secondo motivo è stato dichiarato assorbito. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte d'appello di Lecce, in diversa composizione, anche per le spese.

Norme richiamate

  • art. 112 c.p.c.

    La parte ricorrente ha denunciato la violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato; la Corte ha ritenuto fondato il motivo perché il giudice d'appello, davanti a un accertamento tecnico insufficiente, doveva comunque decidere la domanda compiendo gli accertamenti necessari.

  • artt. 61, 62 e 196 c.p.c.

    Sono richiamati come base per sostenere la necessità di rinnovare o integrare la consulenza tecnica d'ufficio quando quella espletata non consenta la decisione.

  • art. 873 c.c.

    È richiamato nel secondo motivo, poi assorbito, quale norma sulle distanze legali tra costruzioni.

  • art. 41-quinquies l. 1150/1942

    È richiamato nel secondo motivo per le regole urbanistiche sulle distanze edilizie.

  • artt. 2 e 9 d.m. 1444/1968

    Sono richiamati nel secondo motivo per la disciplina delle distanze minime tra edifici e dei limiti urbanistici.

Massime di principio

  • Nel contenzioso sulle distanze edilizie, il giudice deve conoscere d'ufficio non solo le norme di legge, ma anche le prescrizioni dei piani regolatori generali e dei regolamenti edilizi comunali che disciplinano le distanze tra costruzioni.
  • Se gli accertamenti tecnici acquisiti non consentono di stabilire la disciplina applicabile o la misura della violazione, il giudice non può limitarsi a rigettare la domanda per insufficienza della prova, ma deve attivarsi per integrare o rinnovare la consulenza tecnica.
  • La mancata individuazione delle distanze legali applicabili e della loro concreta violazione non esime il giudice dall'obbligo di decidere la controversia alla luce del principio iura novit curia, anche mediante istruzione tecnica integrativa.

Come è indicizzato

MaterieCompravendita immobiliareProve
RamiImmobiliareProcesso civile
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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