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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 7180/2024 del 16/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 25/07/2021 che aveva respinto l'istanza di applicazione della disciplina della continuazione tra due sentenze irrevocabili per delitti connessi a sostanze stupefacenti: una sentenza del 24/09/2019 (approvvigionamento e detenzione, commessi settembre 2017) e una sentenza del 21/10/2020 (piccolo spaccio, commessi da novembre 2017 a marzo 2018). Il ricorrente contestava la valutazione del giudice dell'esecuzione che aveva escluso il "medesimo disegno criminoso" ritenendo decisive le differenze nelle modalità operative, la distanza temporale, la partecipazione in concorso con soggetti differenti e la diversa qualità delle condotte (approvvigionamento vs spaccio). Si deduceva violazione degli artt. 81 cod. pen. e 671 cod. proc. pen. e vizio di motivazione per la negazione della continuazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che per riconoscere la continuazione non è sufficiente la contiguità temporale o l'identità/analogia del titolo di reato, né la mera reiterazione; è necessario che emerga un "medesimo disegno criminoso", ossia una deliberazione unitaria e previamente rappresentata che colleghi teleologicamente le varie condotte. La Corte ha ritenuto che nel caso concreto mancassero elementi concreti e specifici idonei a provare tale legame: i reati presentavano modalità non omogenee, sono stati commessi in un arco temporale apprezzabile, in concorso con persone diverse e sono preceduti da altri reati analoghi che indicano piuttosto una scelta di vita delinquenziale. Per questi motivi la continuazione è stata esclusa e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 81 cod. pen.

    La norma sulla continuazione richiede l'identità del disegno criminoso: la Corte interpreta tale requisito come una deliberazione unitaria e teleologicamente connessa antecedente all'esecuzione delle condotte; non basta la somiglianza tipologica o la contiguità temporale

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Richiamato come riferimento procedurale per il ricorso avverso le decisioni del giudice dell'esecuzione; la doglianza del ricorrente era fondata su presunta errata valutazione di diritto rispetto alla continuazione

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per la condanna alle spese processuali in caso di rigetto del ricorso in Cassazione

  • DPR 309/1990, art. 73

    Articolo del testo unico sugli stupefacenti che individua i titoli di reato (approvvigionamento, detenzione, spaccio); utilizzato per descrivere la natura degli illeciti, ma la Corte ha distinto tra omogeneità tipologica e unità del disegno criminoso

Massime di principio

  • La continuazione (art. 81 c.p.) richiede la prova di un "medesimo disegno criminoso": non è sufficiente l'identità o analogia del reato o la contiguità temporale
  • Il "medesimo disegno criminoso" implica una deliberazione unitaria e una connessione teleologica tra le condotte, non un generico "programma di vita delinquenziale" o abitualità
  • La mera reiterazione di reati dello stesso tipo e la vicinanza temporale possono indicare abitudine/propensione alla devianza ma non dimostrano automaticamente la continuazione
  • Per ottenere il riconoscimento della continuazione in sede esecutiva il ricorrente deve allegare elementi specifici e concreti, pur non essendo gravato dall'onere della prova piena
  • Elementi come differenze nel modus operandi, pluralità di coautori diversi e un arco temporale apprezzabile sono indici contrari all'unitarietà del disegno criminoso
  • Le dichiarazioni del condannato, soprattutto se non corroborate, hanno limitato valore probatorio; occorrono riscontri fattuali che colleghino le condotte in un progetto unitario
  • In caso di dubbio la valutazione del giudice dell'esecuzione sulla sussistenza della continuazione può essere sindacata in Cassazione solo nei limiti di legittimità; serve che la motivazione del giudice sia illogica o contraddittoria per essere annullata

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