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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 01867/2026 del 16/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale per il riesame del 26/06/2025 che aveva respinto l'appello avverso il decreto di sequestro preventivo dei locali cucina e depositi del locale "Castello Spagnolo". Il sequestro era stato disposto per reati connessi alla detenzione e (eventuale) somministrazione di 200 kg di alimenti in cattivo stato di conservazione; la società deduceva (tra gli altri profili) violazione dei principi di proporzionalità e adeguatezza della misura cautelare, erronea estensione del sequestro a tutti i locali, mancata prova della pericolosità degli alimenti, travisamento circa la proprietà dell'immobile, improprio riferimento ad abusi edilizi e uso di presunzioni concatenate.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che i motivi proposti eccedessero i limiti del sindacato di legittimità sui provvedimenti di sequestro preventivo (che ammette censura solo per violazione di legge o vizi motivazionali radicali). La Corte ha valutato che il Tribunale del riesame avesse dato motivazione adeguata sulla sussistenza del fumus e del periculum, sulla non occasionalità dell'attività, sulla persistenza di condizioni di insalubrità non sanate a regola d'arte e sulla natura di illecito di pericolo degli illeciti contestati; le doglianze del ricorrente si risolvevano in una rimessione di fatti e valutazioni probatorie non sindacabili in cassazione. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 5, lett. b) e art. 6, comma 3, legge n. 283/1962

    Norme usate per inquadrare i reati relativi alla detenzione e messa in vendita di generi alimentari pericolosi o in cattivo stato di conservazione; la Corte prende atto che i sequestri sono stati disposti in relazione a tali fattispecie

  • art. 444 cod. pen.

    Il reato richiamato è qualificato come illecito di pericolo: non è necessaria la prova dell'effettivo danno alla salute per giustificare il sequestro preventivo, bastano gli elementi che evidenzino il pericolo derivante dalla conservazione/somministrazione di alimenti in cattivo stato

  • art. 322-bis cod. proc. pen.

    Norma procedurale rilevante per il riesame del sequestro: il Tribunale per il riesame ha deciso in base ai poteri attribuitigli dal codice in materia di misure reali cautelari

  • artt. 64 d.lgs. n. 59/2010 e art. 3, comma 6, l. n. 287/1990

    Richiamate in riferimento agli adempimenti amministrativi (SCIA e comunicazioni allo sportello unico per le attività produttive) che la società avrebbe dovuto compiere sia per finalità amministrative sia per la pubblica sicurezza; la loro omissione è stata valutata come elemento a sfavore della regolarità dell'attività

  • artt. 275 e 321 cod. proc. pen.

    Richiamati dal ricorrente per censurare il procedimento; la Corte rileva però che le doglianze sono in realtà un sindacato sui fatti e sulle valutazioni compiute dal Tribunale del riesame, sindacato non consentito in cassazione se non per specifiche violazioni di legge

  • art. 42 Cost.

    Richiamato dal ricorrente nel tentativo di invocare garanzie costituzionali (probabilmente in tema di proprietà e libertà d'impresa); la Corte non ha ritenuto che fosse stata prospettata una violazione di legge o un vizio motivazionale tale da giustificare l'accoglimento

  • Protocollo addizionale n. 1 alla CEDU, art. 1

    Riferimento ai diritti di proprietà invocati dal ricorrente; la Corte ha ritenuto che non fosse stata prospettata una lesione di tal genere tale da superare i limiti dell'ammissibilità in cassazione

  • art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen.

    Norme sul tema dei motivi di ricorso in cassazione: il ricorso deve fondarsi su questioni di legge o su vizi motivazionali gravi; la Corte ha concluso che i motivi posti erano in gran parte deduzioni di fatto o generiche contestazioni della motivazione e pertanto non consentiti

  • art. 325, comma 1, cod. proc. pen.

    Richiamato indirettamente nella giurisprudenza citata per delimitare il sindacato della Corte su valutazioni di fatto in materia di misure cautelari; l'errata valutazione dei fatti nei provvedimenti cautelari non è di per sé censurabile in cassazione

Massime di principio

  • Il sindacato della Corte di cassazione sui provvedimenti di sequestro preventivo è molto limitato: sono ammissibili censure solo per violazione di legge o vizi motivazionali così gravi da rendere la motivazione del tutto mancante o incomprensibile.
  • Nei reati di pericolo (come quelli relativi a prodotti alimentari pericolosi) non è necessaria la prova dell'effettivo danno alla salute per giustificare misure cautelari reali: è sufficiente dimostrare il periculum e il fumus attraverso elementi che attestino la condizione pericolosa.
  • La mera critica alle valutazioni di fatto e alla ponderazione operata dal giudice del riesame (es. occasionalità dell'attività, gravità delle condizioni igienico-strutturali) non è idonea in cassazione; tali questioni devono essere trattate nei gradi di merito.
  • L'avvenuta distruzione o smaltimento dei beni sequestrati non elimina automaticamente le esigenze cautelari se permangono elementi che documentano la non occasionalità dell'attività e il rischio che la condotta possa ripetersi.
  • La presenza di profili amministrativi o abusi edilizi può essere valorizzata dai giudici di merito come elemento per valutare la continuità e la pericolosità dell'attività, senza che ciò implichi che il sequestro sia fondato esclusivamente su illeciti amministrativi.
  • Il proprietario formale dell'immobile può essere distinto dall'effettivo disponibilista dei locali: ai fini del sequestro preventivo sono rilevanti anche gli elementi di fatto che attestano la disponibilità materiale del bene da parte dell'indagato; ciò riduce la censura basata sulla sola titolarità formale.

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