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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 26922/2024 del 08/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere irrogata dal GIP per il reato di associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.) e per plurime imputazioni collegate (associazione per contrabbando di tabacchi, singolo episodio di introduzione di 30.740 Kg di tabacchi, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e episodio di detenzione/cessione di 30 kg di hashish). Le censure principali erano: (1) mancata autonoma motivazione del GIP (copia-incolla della richiesta del PM) e travisamento della censura da parte del Riesame; (2) carenza e inattendibilità delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia (in particolare Tamburrino e Salzillo) e insufficienza di riscontri, oltre all'assenza di prove della leadership e dell'uso del metodo mafioso; (3) insufficienza degli indizi per ritenere il ricorrente capo dell'associazione dedita al contrabbando (capo E ed E6) e richiesta di assorbimento delle contestazioni; (4) mancanza di un apprezzabile assetto organizzativo per configurare l'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti (art. 74 DPR 309/1990).

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondate le censure, confermando che il Tribunale del Riesame ha correttamente valutato l'esistenza di autonoma motivazione del GIP e la gravità indiziaria. La Corte ha condiviso la valutazione sui numerosi e pregnanti elementi indiziari (intercettazioni, dichiarazioni di più collaboratori, ruolo di "paciere" e di comando, rapporti con altri gruppi criminali, strategia di "inabbissamento") che giustificano la misura cautelare e la qualificazione di leadership del ricorrente nel "clan Di Lauro"; ha inoltre ritenuto sufficiente la base indiziaria per le imputazioni relative al contrabbando e al traffico di stupefacenti, richiamando l'orientamento secondo cui per l'associazione dedita al narcotraffico non è richiesta una complessa organizzazione ma uno schema stabile di cooperazione. Ha infine condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    associazione di tipo mafioso

    La Corte ha ritenuto che gli elementi indiziari raccolti dimostrano la partecipazione del ricorrente a un'associazione di tipo mafioso e la sua posizione apicale nell'organizzazione

  • art. 416-bis.1 cod. pen.

    aggravante per aver agevolato il gruppo criminale

    I reati fine contestati sono stati ritenuti aggravati ai sensi della norma in quanto posti in essere per agevolare il sodalizio camorristico

  • art. 291-bis cod. pen.

    reati di contrabbando di tabacchi lavorati esteri

    La Corte ha considerato gli elementi relativi al contrabbando (anche di rilevante entità quantitativa) come parte del modo di operare dell'associazione, sufficiente a sostenere la contestazione associativa

  • art. 74 D.P.R. n. 309/1990

    associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti

    La Corte richiama l'interpretazione consolidata secondo cui non è necessario un assetto organizzativo complesso: sono sufficienti strutture rudimentali e una stabile cooperazione finalizzata al traffico

  • art. 309 cod. proc. pen.

    criteri per la richiesta e l'applicazione della misura cautelare

    La Corte ha valutato la correttezza del procedimento cautelare, inclusa l'autonoma valutazione del GIP rispetto alla richiesta del pubblico ministero, ritenendo valida la motivazione del Riesame

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (massime citate nella sentenza)

    varie pronunce su autonomo vaglio del giudice, valutazione della gravità indiziaria e configurabilità delle associazioni

    La Corte ha richiamato orientamenti consolidati che definiscono i limiti del sindacato di legittimità sui fatti e precisano i criteri per valutare autonomia motivazionale del GIP, credibilità dei collaboratori e il requisito organizzativo per associazioni criminali e di narcotraffico

Massime di principio

  • Per impugnare efficacemente misure cautelari è necessario indicare con precisione punti specifici della motivazione che dimostrino l'assenza di autonoma valutazione del giudice: la mera asserzione generica di "copia-incolla" è insufficiente.
  • La credibilità e il valore probatorio delle dichiarazioni di collaboratori di giustizia vengono valutati nel contesto complessivo: singole contraddizioni o mancati riscontri non annullano automaticamente la funzione indiziaria se esiste un congruo corredo di riscontri (intercettazioni, riscontri documentali, comportamenti concreti).
  • La leadership in un'organizzazione mafiosa può essere desunta da un insieme di indicatori (ruolo di mediazione e risoluzione di conflitti, autorevolezza documentata, rapporti con altri gruppi, strategie operative) e non solo dalla presenza in specifiche sentenze pregresse.
  • Per la configurabilità dell'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti non è necessario dimostrare una struttura complessa: è sufficiente provare una stabile cooperazione e la predisposizione di mezzi idonei al fine comune.
  • Il sindacato di legittimità sulla valutazione dei fatti è limitato: la Corte di Cassazione non riforma decisioni che siano valutazioni probatorie non manifestamente illogiche o in violazione di norme; si valuta soprattutto la correttezza giuridica e la logicità della motivazione.

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