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Cassazione Civile, Ordinanza n. 33078/2025 del 18/12/2025

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comproprietario)

La controversia

La controversia riguardava un immobile ereditario in Villavallelonga. Una parte aveva chiesto il rilascio del bene nei confronti di una coerede che lo occupava, previa affermazione della comproprietà; un'altra coerede era intervenuta chiedendo di essere dichiarata proprietaria esclusiva del bene per usucapione. Il Tribunale aveva riconosciuto la comproprietà dell'attrice, rigettato il rilascio perché la convenuta aveva già restituito il bene alla madre interveniente, e respinto la domanda di usucapione per mancanza di prova del possesso esclusivo per il tempo utile. La Corte d'appello, invece, ha accolto l'appello principale della coerede interveniente e ha dichiarato l'usucapione, valorizzando plurime circostanze di fatto indicatrici di possesso esclusivo. Il ricorso per cassazione, proposto dall'erede della originaria attrice, era fondato su tre motivi: 1) violazione degli artt. 2909 c.c. e 324 c.p.c., sostenendo che la precedente sentenza di rigetto dell'usucapione proposta dalla convenuta in altro giudizio facesse giudicato e impedisse una nuova domanda; 2) violazione degli artt. 714, 1102 e 1140 c.c., contestando la declaratoria di usucapione del bene comune da parte di una coerede e negando che vi fosse stato possesso esclusivo idoneo; 3) censura del rigetto dell'appello incidentale sul rilascio del bene, deducendo che al momento della citazione la convenuta ne deteneva ancora la disponibilità.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato tutti e tre i motivi. Ha escluso la formazione di un giudicato preclusivo, rilevando che il rigetto della precedente domanda di usucapione proposta da un terzo contro più comproprietari non impediva a uno di essi di far valere successivamente l'usucapione del bene già rivendicato. Ha poi confermato il principio secondo cui il coerede può usucapire la quota altrui anche senza interversione del possesso, purché dimostri un possesso esclusivo, incompatibile con il godimento altrui; la Corte d'appello aveva motivatamente accertato tale esclusività sulla base di circostanze fattuali non sindacabili in cassazione. Quanto al terzo motivo, lo ha dichiarato inammissibile, osservando che la Corte territoriale aveva comunque fondato il rigetto dell'appello incidentale su una ratio autonoma, cioè la caduta del diritto di comproprietà conseguente all'accoglimento dell'appello principale. Il ricorso è stato quindi respinto con condanna alle spese e con atto dei presupposti per il contributo unificato aggiuntivo.

Norme richiamate

  • art. 2909 c.c.

    Il giudicato esterno opera entro i limiti rigorosi degli elementi costitutivi dell'azione e non preclude una successiva azione se non ricorrono identità di soggetti, petitum e causa petendi nei termini rilevanti.

  • art. 324 c.p.c.

    Il giudicato interno/esterno non si estende oltre i confini della decisione precedente quando la nuova causa abbia autonomo oggetto o diverso rapporto giuridico rilevante.

  • art. 714 c.c.

    Richiamato in tema di usucapione del bene ereditario comune da parte del coerede prima della divisione.

  • art. 1102 c.c.

    Il comunista/coerede può servirsi della cosa comune, ma l'usucapione richiede un possesso esclusivo incompatibile con il godimento degli altri.

  • art. 1140 c.c.

    Il possesso ad usucapionem deve connotarsi come potere di fatto esercitato uti dominus, nel caso del comproprietario in modo esclusivo e non meramente compatibile con il regime di comunione.

  • art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.

    Usato per denunciare violazioni di legge sostanziale e processuale.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002

    In caso di rigetto del ricorso, sussistono i presupposti per il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato, se dovuto.

  • art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002

    Richiamato quale parametro per il calcolo dell'ulteriore contributo unificato dovuto in caso di soccombenza.

Massime di principio

  • Il giudicato esterno preclude una nuova decisione solo quando tra causa precedente e successiva ricorrano identità rilevanti di soggetti, petitum e causa petendi; non basta la mera affinità del bene o della questione di fatto.
  • Il rigetto di una domanda di usucapione proposta da un terzo contro più comproprietari non impedisce a uno dei comproprietari di far valere successivamente, in un distinto giudizio, l'usucapione del bene nei confronti degli altri, se il nuovo rapporto processuale è autonomo rispetto al precedente.
  • Il coerede o comunista può usucapire la quota degli altri partecipanti anche senza formale interversione del possesso, ma deve provare un possesso esclusivo, univoco e incompatibile con il godimento comune, tale da manifestare in modo inequivoco l'animus domini.
  • L'accertamento dell'usucapione da parte del comproprietario è un apprezzamento di fatto riservato al giudice di merito e non è sindacabile in cassazione se sorretto da motivazione congrua e logicamente coerente.
  • Quando una decisione d'appello contiene una ratio autonoma e decisiva, la censura contro una diversa argomentazione del medesimo capo è inammissibile se non aggredisce anche la ratio effettivamente dirimente.

Come è indicizzato

MateriePossessoImpugnazioniGiudicatoDivisione ereditaria
RamiDiritti realiProcesso civileSuccessioni
IstitutiGiudicatoOnere della prova

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