Cassazione Penale, Sentenza n. 2848/2025 del 23/01/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che aveva confermato la misura cautelare in carcere disposta dal G.I.P. per il reato di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti e concorso in più episodi di traffico. Il ricorrente contestava la carenza di gravi indizi di colpevolezza (assenza di presenza nella piantagione, mancati sequestri a suo carico, assenza in intercettazioni e controlli) e la mancanza di concrete esigenze cautelari giustificanti la permanenza in carcere.
La decisione
Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha confermato la valutazione del Tribunale secondo cui sussistono gravi indizi e le esigenze cautelari. L'ordinanza descrive il ricorrente come soggetto incaricato di mantenere i contatti tra i diversi gruppi dell'associazione, partecipante a incontri e consegne di materiale per la coltivazione illegale e volto a evitare contatti telefonici diretti tra i sodali. Il rigetto del ricorso è stato motivato con la pregnanza delle risultanze indiziarie e con il principio per cui il giudice di legittimità non può sostituirsi alle valutazioni di merito del giudice del riesame in materia cautelare. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e rinviati adempimenti ai sensi dell'art. 94, comma 1-ter disp. att.
Norme richiamate
Norma che disciplina il riesame delle misure cautelari; la Corte ha ritenuto corretta la motivazione del Tribunale ai sensi di detta disposizione, giudicando non viziata la valutazione dei gravi indizi di colpevolezza.
art. 275, comma 3 cod. proc. pen.
Rinvio alla presunzione semplice circa la sussistenza delle esigenze cautelari: la Corte ha ritenuto applicabile tale presunzione alla luce del ruolo dell'indagato nel sodalizio, nonostante lo stato di incensuratezza.
Riferimento alla disciplina sanzionatoria per il reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti: la contestazione per associazione è ritenuta supportata dagli elementi indiziari relativi al ruolo organizzativo attribuito all'imputato.
artt. 81 co. finale, 110 cod. pen.
Richiamati in relazione alla responsabilità per concorso in più reati; la Corte condivide la ricostruzione che attribuisce al ricorrente un contributo coordinato all'attività del sodalizio.
art. 73, comma 4 e art. 80, comma 1, lett. b, d.P.R. n. 309/1990
Norme relative ai delitti concernenti sostanze stupefacenti e circostanze aggravanti: richiamate per delimitare la fattispecie contestata e giustificare la gravità degli indizi.
art. 94 comma 1-ter disp. att.
Norma procedurale richiamata per gli adempimenti a carico della cancelleria dopo la pronuncia di rigetto; la Corte ordina l'invio degli atti per le formalità previste.
Massime di principio
- La carenza di prove dirette (es. assenza in piantagione, mancati sequestri, assenza in intercettazioni) non esclude automaticamente la sussistenza di gravi indizi se esistono elementi indiziari collegati all'attività organizzativa o di collegamento tra sodali.
- Chi svolge la funzione di 'intermediario' o di mantenimento dei contatti tra gruppi criminali può essere ritenuto parte integrante di un'associazione a delinquere anche in assenza di riscontri materiali diretti, poiché tale ruolo è funzionale all'operatività e al tentativo di eludere le investigazioni.
- Il giudice di legittimità non sostituisce le valutazioni di merito del giudice del riesame in materia cautelare se la motivazione del giudice di merito è logica, coerente e sorretta da riscontri indiziari.
- Lo stato di incensuratezza dell'indagato è un elemento a favore della difesa ma non è decisivo se le esigenze cautelari sono fondate su gravità indiziaria e sul ruolo nell'organizzazione.
- La persistenza temporale dell'attività criminosa (fino a date ravvicinate alla scoperta) e l'esistenza di incontri, consegne e osservazioni possono suffragare esigenze di custodia cautelare anche in mancanza di prove materiali dirette.
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